“Il Covid non ferma la crisi climatica”: il report che racconta il clima italiano nell’anno della pandemia

Come dimostrano nubifragi, ondate di calore e incendi di questi giorni, la pandemia non ha posto un freno alla crisi climatica nel nostro Paese. Il perché lo spiega il report di Italy for Climate

Il Covid non ferma la crisi climatica, la temperatura aumenta più della media mondiale e si moltiplicano i fenomeni atmosferici estremi. Mentre la cronaca di questi giorni ci racconta un’Italia spaccata in due, tra terribili nubifragi al Nord e incendi devastanti e ondate di calore al centro-Sud, a certificare lo stato di salute del clima, non propriamente buono, del nostro Paese arriva il report di Italy for Climate. Il dossier 10 key trend sul clima 2020: cosa è accaduto in Italia nell’anno della pandemia, realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha fatto il punto sulle performance climatiche dell’Italia ai tempi del Covid evidenziando come, nonostante limitazioni imposte dalla pandemia e cambiamenti nelle abitudini e nei consumi, esse non risultino propriamente positive.

Bad news

Il dato peggiore più evidente è sicuramente quello relativo alla temperatura: secondo i dati analizzati dal report, in Italia la colonnina di mercurio sta salendo mediamente più che nel resto del mondo (rispetto al 1880 +2,4 C° contro la media globale ferma a +1°C). Si moltiplicano anche gli eventi meteorologici estremi: nel 2020 ne sono stati censiti dallo European Severe Weather, connessi al cambiamento climatico, quasi 1300. Dal 2008, tarli fenomeni si sono moltiplicati nel complesso di otto volte: +480% i tornado, +580% le piogge intense e le bombe d’acqua, +1.100% le grandinate e +1.200% le raffiche di vento.

“Gli eventi generati dalla crisi climatica – ha commentato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – sono sempre più drammatici. In Italia, solo nell’ultimo mese, la Sardegna sta bruciando, Milano e la Lombardia sono andate sott’acqua e hanno sperimentato grandinate eccezionali, l’Europa è stata colpita da quella che è stata definita l’alluvione del secolo. Incendi e alluvioni si succedono con frequenza e gravità in continuo peggioramento in varie parti del mondo. L’attenzione dei cittadini e dei media è fortemente cresciuta, manca, invece, un’adeguata accelerazione delle misure, concrete e impegnative, di riduzione dei gas serra”.

Proprio i dati relativi alle emissioni sono, infatti, tra i più negativi. Nel 2020, nel nostro Paese esse sono diminuite del 9,8%, complice proprio la pandemia, mai così tanto dalla crisi finanziaria 2009. Ma è il dato sul lungo periodo a essere preoccupante: in trent’anni – evidenzia il dossier della Fondazione – si è registrato appena metà del taglio delle emissioni di gas serra necessario al 2030 (nel 2020 siamo arrivati a -27% rispetto al 1990). L’Italia, quindi, nonostante gli effetti della pandemia, è ancora lontana dall’obiettivo europeo del -55% al 2030 e dalla neutralità climatica entro metà secolo.

Segnali incoraggianti (ma non troppo)

Buone notizie arrivano dal calo dei consumi energetici, con la pandemia che ha colpito in modo particolare i combustibili per i trasporti (-16%) e il carbone (-27%), in particolare quello per la produzione di elettricità. A fare da contraltare c’è però il dato negativo relativo alle energie rinnovabili il cui consumo non cresce da oltre un decennio e che nel 2020 è ulteriormente diminuito.

Nell’ultimo anno sono calati inevitabilmente anche gli spostamenti privati (-20% rispetto al 2019), le persone hanno iniziato a muoversi di più a piedi e in bici ed è triplicato lo smart working (+200%) con ovvie conseguenze su mobilità, consumi ed emissioni. Si è assistito anche a un boom di vendite di auto ibride ed elettriche, arrivate a coprire quasi il 20% del mercato, con il parallelo crollo di auto diesel e benzina (-40%). La Fondazione per lo Sviluppo sostenibile mette però in guardia, nel report, dall’effetto rebound legato alla pandemia: già lo scorso anno, con la fine delle restrizioni di primavera e il periodo estivo, i consumi ed emissioni erano tornate subito a crescere raggiungendo già livelli pre-crisi.

“Se aspettiamo che partano tutti per aumentare il nostro passo, saremo travolti dalla crisi climatica. Insieme all’Europa – ha concluso Ronchi – dobbiamo incalzare i ritardatari, a partire dalla Cina che sta rinviando misure incisive per il clima, dimostrando che siamo in grado di realizzare rapidamente un’economia climaticamente neutrale, con maggior benessere e più occupazione e tassando adeguatamente le importazioni di prodotti ad alte emissioni provenienti da Paesi che non si impegnano per il clima”.

 

 

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