“Se niente importa”: il viaggio nell’industria della carne americana di J.S.Foer

Un libro che si muove tra l’analisi delle proprie motivazioni personali e una fotografia dello sfruttamento animale: “Se niente importa, non c’è niente da salvare”. Uno dei saggi più importanti della cultura animalista mondiale.

Safran Foer - Se Niente Importa

«Se niente importa, non c’è niente da salvare». Tutto inizia con una frase, ripetuta più volte da una nonna troppo anziana e troppo provata dal ricordo della fame durante la guerra. Una frase che fa a pugni con il relativismo contemporaneo per parlare di un impegno.

Che altro sarebbe la scelta vegetariana nella nostra società se non un impegno, una resistenza attiva davanti a un mercato fiorente di carni, macelli, cibi veloci, sofferenze distribuite su scaffali come grasso colato?

Jonathan Safran Foer, dopo aver stupito il mondo con Ogni cosa è illuminata (Guanda, 2002) e Molto forte, incredibilmente vicino (Guanda 2005), decide di raccontare la sua scelta vegetariana in Se niente importa – Perché mangiamo gli animali? (Guanda, 2010), un viaggio lungo tre anni all’interno dell’industria della carne americana.

I dati

Non c’è puzza di moda o di ideologia e c’è spazio (molto) per un racconto che si muove in due direzioni: da una parte l’analisi della storia e delle proprie motivazioni personali, dall’altra una fotografia dello sfruttamento animale, attraverso dati, reportage e numeri sugli allevamenti intensivi d’America. Perché per Safran Foer non mangiare carne è una scelta etica, di non violenza.

Ma il saggio (che è godibile quanto un romanzo) non si ferma qui, anzi dalle motivazioni filosofiche si sposta sul campo. Ci conduce all’interno di nuovi lager, ci mostra la sofferenza, ma soprattutto parla citando dati. E dà i confini a una scelta che all’inizio è tutta pancia e cuore e poi diventa razionalità, descrivendo nei minimi dettagli il prezzo ambientale della dieta onnivora. “La filosofa Elaine Scarry ha osservato che ‘la bellezza si rivela sempre nel particolare’. La crudeltà, invece, preferisce l’astrazione”.

Il viaggio

Il compito del libro è anche quello di dare un volto a tanta astrazione, che definisce catena di (s)montaggio: ci sono polli in gabbia, galline ovaiole, fiumi di antibiotici, di cosmetici testati, di pesci pescati per poi esse rigettati (morti) in mare. Il saggio si trasforma allora in un giallo, in un’avventura notturna alla scoperta di quei luoghi che producono pezzi di carne ben confezionata e pulita.

Intanto l’8% della popolazione mondiale è vegetariana (in Italia il 5%) e nel 2050 potrebbe crescere fino al 50%. Non sappiamo chi vincerà questa battaglia. Non sappiamo neppure se gli animali in futuro avranno diritti o se sia giusto non ucciderli, privandoci di piatti che rappresentano la nostra storia. Di certo fino a 200 anni fa neppure le donne e gli schiavi avrebbero mai pensato di pesare quanto gli uomini liberi. Solo questo importa.

Se niente importa – Perché mangiamo gli animali?
Jonathan Safran Foer
Guanda
euro 18,00

Angelo Paura

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