La vera storia del Dottor Dolittle: una storia d’amore per gli animali

In pochi lo sanno ma il veterinario che parla con gli animali è un libro di epoca vittoriana che racconta l’amore per gli animali e la necessità di comprenderne il linguaggio

dolittle Hugh John Lofting

Furono a quanto pare le bombe e la paura a ispirare Hugh John Lofting (nella foto) nella creazione delle storie del Dottor Dolittle. Come ebbe a raccontare lui stesso qualche anno dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, in trincea si passava da avvenimenti terribili alla noia più totale e quindi, in un senso o nell’altro, non c’era molto da scrivere a casa.

Come nacque il piccolo veterinario buono

Lofting fu nominato tenente nelle Guardie irlandesi nel 1916 e fu spedito nelle Fiandre nel 1917. Gli orrori della carneficina inevitabilmente lo colpirono nel profondo e per cercare di esorcizzare la morte dei compagni decise di scrivere racconti illustrati alle sue due bambine che lo attendevano in Inghilterra. Creò così un ometto sensibile, profondamente buono, di mestiere medico chirurgo, residente nella cittadina immaginaria di Puddley sul Marsh e che decide di imparare la lingua degli animali facendosi aiutare dal suo pappagallo Polinesia che da tempo vive con lui. La decisione di diventare un poliglotta viene presa perché il buon dottore si accorge di avere a cuore gli animali più di ogni altra cosa. Sceglie così di rinunciare alla sua professione per occuparsi esclusivamente di loro.

L’idea per la prima storia, “Il viaggio del Dottor Dolittle, quella da cui è in gran parte tratto il film in questi giorni nelle sale con Robert Downey Jr nei panni del veterinario, nacque nella mente di Hugh John Lofting dopo aver visto i cavalli reggimentali morti e feriti in seguito alla battaglia. Come raccontò lo scrittore qualche anno dopo, l’ispirazione arrivò guardando il comportamento eroico e disperato di quegli animali sotto il fuoco nemico. Il Dottor Dolittle non fu altro, quindi, che la proiezione di ciò che lui avrebbe voluto essere e fare se ciò fosse stato possibile. Parlare con i cavalli e salvarli da quell’assurdo massacro. Nel 1918, l’autore fu poi gravemente ferito (colpito alla coscia da un pezzo di granata di una bomba a mano) e si “conquistò” così un biglietto per il ritorno a casa.  

Il primo libro di Lofting nella nuova edizione curata da Mondadori

Il Dottor Dolittle viene pubblicato

Una volta rientrato in Inghilterra Lofting decise però, nel 1919, di trasferirsi con la famiglia a New York. Ancora ovviamente non pensava che un giorno sarebbe diventato famoso, ma per fortuna le lettere spedite alle figlie erano state conservate. Fu alcuni mesi dopo che iniziò ad accarezzare l’idea, suggeritagli dalla moglie, di trasformare quelle missive in un libro. A dare la “spinta” definitiva al futuro scrittore fu il poeta e romanziere britannico Cecil Roberts che, durante il viaggio dall’Inghilterra agli Stati Uniti conobbe la storia di questo reduce che viaggiava sulla sua stessa nave.

Per una serie di coincidenze, qualche giorno dopo, Lofting e Roberts si trovarono vicini di sdraio sul ponte della nave e fu così che Roberts conobbe il “vero” Dottor Dolittle. Successivamente Hugh Lofting mostrò a Roberts qualche pagina del suo manoscritto che ne rimase profondamente colpito tanto da consigliarlo al proprio editore. L’agganciò funzionò e nel 1920 una serie di lettere scritte per alleviare la tensione della guerra si trasformarono nel “Il Dottor Dolittle” che divenne un classico per bambini.

Dolittle-libro

Una delle prime illustrazioni dell’autore per la sua storia

Il successo incredibile

Come spesso accade per le opere che hanno molto successo, in breve i lettori, sia in America che in Inghilterra iniziarono a chiedere ulteriori avventure, arrivando addirittura a suggerire come proseguire la storia. Lofting non si fece pregare molto e addirittura accolse alcuni di questi suggerimenti, tanto che nel 1922 produsse il primo di molti sequel del Dottor Dolittle aggiungendo nuovi personaggi come il giovane Tommy Stubbins, che nel corso delle avventure diventa l’apprendista del dottore e funge anche da narratore del libro. I Lofting che nel frattempo si erano trasferiti nel Connecticut, erano diventati famosi, quasi come una famiglia Addams in chiave animalista (ovviamente ospitavano molti animali in casa) e spesso venivano intervistati dai giornali. Hugh Lofting divenne così scrittore a tempo pieno e prese a tenere conferenze in giro per l’America. Ogni volta ci teneva a precisare però che non si sentiva uno scrittore per bambini ed è rimasta celebre la sua dichiarazione a riguardo:

“Non pretendo di essere un’autorità nello scrivere o nell’illustrare per i bambini. Il fatto che io abbia avuto successo significa semplicemente che posso scrivere e illustrare a modo mio. C’è sempre stata una tendenza a classificare i bambini quasi come una specie distinta. Per anni è stata una costante fonte di shock per me trovare i miei scritti tra i “Giovani”. Non mi disturba più adesso, ma sento ancora che dovrebbe esserci allora anche una categoria di “senili” per compensare l’epiteto “.

Gli anni difficili dello scrittore

Purtroppo nel 1927 la fortuna dei Lofting giunse alla fine e una serie di sciagure si abbatterono sulla famiglia. Nel 1927 infatti l’amata moglie Flora morì. Hugh Lofting a dirla tutta non perse molto tempo e si risposò già nel 1928. Evidentemente però non era destino e la seconda moglie Katherine Harrower Peters, si ammalò e morì quello stesso anno. Da quel momento in poi il Dottor Dolittle divenne più “dark” e cominciò a trattare in modo più specifico le tragedie degli uomini, tanto che la storia pubblicata in quell’anno raccontava di una vespa che descriveva una feroce battaglia umana. Questo gli permise però anche di smussare alcuni contenuti che oggi potrebbero apparirci un po’ razzisti. Eravamo negli anni 20 e l’Africa, spesso citata nelle storie, ad esempio, era ancora vista come terra misteriosa e abitata da selvaggi. Lofting, stanco e depresso decise poi di chiudere la serie con Il Dottor Dolittle sulla Luna” che uscì nel 1928, ma la pressione popolare lo costrinse a scrivere ancora una nuova avventura che intitolò Il ritorno del dottor Dolittle”. La sfortuna fece il suo corso e una volta passata, tornò il sereno.

Un’altra illustrazione realizzata da Lofting

L’ultimo capitolo

Lofting si sposò di nuovo nel 1935, con Josephine Fricker, una donna canadese di origine tedesca. Il loro figlio, Christopher Clement, nacque nel 1936. A quel punto la famiglia fece i bagagli e andò ad abitare in California, dove l’autore iniziò a scrivere quella che sarebbe stata davvero l’ultima delle storie di Dolittle. Il libro fu completato prima della morte dello scrittore, ma non fu pubblicato che postumo. Il titolo? “Il dottor Dolittle e il segreto del lago”.

Poco tempo dopo, Hugh Lofting, la cui salute era divenuta sempre più cagionevole, si ammalò gravemente. Decise comunque di portare a termine “Victory for the Slain”, un libro a cui teneva moltissimo che metteva in risalto le sue idee pacifiste e che descrisse come

“Un poema appassionato sulla ricorrenza e la futilità della guerra nella storia umana”. 

Lofting morì il 26 settembre 1947, a Topanga, in California. Aveva 61 anni. Il corpo venne sepolto a Killingsworth, nel Connecticut dove tutt’oggi risiede.

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