Prima allevavano polli ora sono vegani: “Ci sentivamo in trappola”

Jennifer e Robney Barret raccontano la loro esperienza da allevatori a coltivatori di funghi avvenuta anche grazie ad un associazione: “Ci siamo sentiti accolti e non giudicati”

Quando si legge la storia della famiglia Barret la sensazione che si ha è quella di peso sullo stomaco, come se la loro angoscia, l”oscurità” come la chiamano loro, che li avvolgeva mentre allevavano polli per venderli ai macelli, fosse molto anche la nostra. Si capisce meglio, insomma, che allevatore non fa rima con “assassino”, bensì con “persona”.

La storia di Jennifer e Rodney

Sposati, i due ex allevatori dell’Arkansas, hanno sempre e solo vissuto una realtà agricola. I genitori di Jennifer, e così i suoi nonni, avevano sempre allevato polli e la vita di campagna era la sola vita possibile, quella che significava felicità e appagamento. “Ho allevato anche io polli e vitelli per 18 anni, ma le cose cambiano e quando ci penso adesso mi sembra che non sia stato possibile” spiega la donna in un’intervista rilasciata a Mercy For Animals.

Ad un certo punto Rodney Barret si ammala, la diagnosi è colite ulcerosa. “Rodney stette parecchio male e la prima cosa sulla quale cambiammo le nostre abitudini fu il cibo: mangiavamo molti più vegetali, diminuimmo lo zucchero e la nostra salute generale migliorò, era il 2013″. Da lì, Jennifer spiega di aver approfondito sempre di più il tema e di aver scoperto e dato un nome ad un sentimento che aveva sempre provato durante il suo lavoro come allevatrice.

Quello che facevamo, allevare per poi mandare a morte gli animali non è affatto necessario, non lo è. Alle persone questa verità viene nascosta, solo per una questione di soldi. Tutto qui.

allevatore-cambia-idea

“Piangevo sempre quando era il momento di vendere i nostri polli”

La donna piange ancora mentre racconta quello che succedeva quando arrivava il momento di vendere i polli allevati e mandarli al macello. “Piangevo, mi disperavo, era sempre stato così, fin da ragazzina – racconta – Nel 2016 iniziai un programma alimentare 100% vegetale per 3 settimane e dentro di me sono sorte un milione di domande“. Domande che Jennifer e Rodney si erano sempre fatti ma delle quali non avevano piena coscienza.”Ci sentivamo però in trappola perché i debiti che avevamo per la nostra attività erano grandi e non sapevamo come uscirne e porre fine a questo olocausto animale”.

“Per me si è fatto buio. Era così orribile sapere che tutta questa sofferenza, questa morte e decadenza, questa situazione di olocausto, era così inutile. Ho iniziato a vedere i polli in modo diverso. “

La nuova vita della fattoria

Nel 2018 l’attività dei Barret cambia: nei capannoni che fino a pochi mesi prima ospitavano migliaia di polli da carne, ora ci sono funghi destinati al consumo umano e canapa. “Vorrei spiegare che non è stato facile – dice Rodney – è un cambiamento che ci ha stressati e che non saremmo mai riusciti a fare senza il supporto del Rancher Advocacy Program e della sua fondatrice, Renee King-Sonnen”. Quello che emerge dal racconto dei Barret è che incontrare qualcuno che li ascoltasse senza giudicarli e che li capisse, è stato fondamentale per convertire la propria attività.

I Barret con Renee King-Sonnen

Cambiare la vita degli allevatori: il RAP

Renee King-Sonnen, moglie di un allevatore, grazie all’incontro con un vitello del suo ranch, ha cambiato vita diventando prima vegana e poi trasformando con il supporto del marito il loro ranch in un santuario chiamato Rowdy Girl Sanctuary. L’obiettivo di Renee è diventato quello di “salvare gli allevatori” comprendendoli e raccontando la propria esperienza personale, facendoli sentire a proprio agio senza giudicarli.
Così nel 2018 è nato RAP, il Rancher Advocacy Program, un associazione che grazie aiuti economici e pratici, incoraggia e aiuta gli allevatori a convertire le proprie attività che prevedono lo sfruttamento animale, in aziende 100% vegan.

Nel 2018 siamo diventati le persone che abbiamo sempre voluto essere

Renee spiega: “Ci rivolgiamo, e sono tanti, a quegli allevatori che vivono un profondo conflitto rispetto al fatto di allevare per poi dover mandare a morte i propri animali, a coloro i quali vogliono scoprire i motivi etici, ecologici e di salute per i quali il loro business ha un impatto devastante sulla vita di migliaia di animali ma anche di tante persone e soprattutto, li aiutiamo a trovare una strategia di conversione economica vincente, senza che si sentano soli”.
L’obiettivo del RAP che ha già lavorato con decine di allevamenti negli Stati uniti è di sviluppare i propri servizi e fare in modo di estenderli non solo agli USA ma anche nel resto del mondo. Nell’autunno di quest’anno RAP organizzerà un summit per fare il punto sulle proprie attività e sulle storie di chi ha cambiato la propria vita.

 

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