Bambù: “acciaio vegetale” anche in cucina

Chiamato anche “acciaio vegetale”, il bambù è una pianta incredibilmente resistente utilizzatissima nell’edilizia ma anche in cucina, per il suo gusto delicato e croccante

bambù

Molto comune nelle tavole di tutto l’Oriente, il bambù sta gradualmente conquistando anche le tavole del resto del mondo, grazie soprattutto al suo sapore delicato, a metà strada tra l’asparago bianco e il carciofo, e alla sua inconfondibile croccantezza.

Come si prepara il bambù?

foresta-bambùI tipi di preparazione di questo delicato ingrediente sono molteplici. Il bambù può essere gustato crudo – anche se i germogli crudi hanno un retrogusto amaragnolo, si possono tagliare a foglie sottilissime condite con un olio delicato e qualche goccia di limone – oppure, ed è questo l’utilizzo più frequente, cotto.

Per poter gustare il bambù cotto nel migliore dei modi è necessario avere delle piccole accortezze per la preparazione: dopo averne lavato accuratamente i germogli lo si deve far bollire in abbondante acqua per 20-30 minuti aggiungendo tre peperoncini e circa mezza tazza di crusca di riso in modo da eliminare il sapore amaro tipico di tutte le varietà di bambù commestibile.

Il bambù, inoltre, cuoce più velocemente se sulla punta del germoglio viene effettuata un’incisione degli strati di foglie protettive (guaine). Incisione, questa, che servirà poi, una volta terminata la cottura e aver lavato il bambù sotto l’acqua corrente al fine di eliminare la schiuma e la crusca, a rimuovere le guaine e gustare, così, solo la parte più prelibata.

Con le foglie secche della pianta di bambù è possibile realizzare anche un’ottima tisana che, assunta dopo i pasti, stimola la digestione e ha anche proprietà depurative.

I germogli di bambù si trovano facilmente in vendita in lattina già affettati anche negli alimentari che vendono prodotti etnici soprattutto orientali. Viceversa, a patto di non acquistare la specie gigante, si può far crescere questo splendido sempreverde in vaso o in giardino. I semi si possono ordinare online con un costo che varia a seconda della tipologia e della specie.

Curiosità

Un aspetto molto affascinante riguarda la fioritura di alcune specie che fioriscono in tutto il globo, lo stesso anno, un’unica volta nella loro vita, caricandosi di enormi quantità di seme che alla fine porteranno la pianta alla morte. Per esempio il Phyllostachys bambusoides ha un ciclo di fioritura di 120 anni.

Queste fioriture epiche sono state documentate, da secoli, dagli antichi studiosi giapponesi e cinesi e sono oggetto di una credenza popolare secondo cui sarebbero portatrici di carestie. Questo perché pare che i topi si nutrano a profusione dei fiori caduti, moltiplicandosi quindi a dismisura e di conseguenza distruggendo gran parte dei raccolti e delle riserve di cibo locali.

Un’altra particolarità dei bambù è la crescita rapidissima dei loro germogli in primavera. Molti Phyllostachys riescono in condizioni ottimali a far crescere il loro germoglio ben più di un metro al giorno. È praticamente possibile vederli crescere a vista d’occhio!

Il bambù in Italia

Bambù Italia

E’ nata in Piemonte Essenza di bambù, la prima azienda in Italia a coltivare con metodo biologico una piantagione di bambù con scopi alimentari, cosmetici ma anche curativi (nella foto uno scorcio della piantagione). Obiettivo: lanciare una produzione di alta qualità, certificata, tracciabile, sostenibile – ma soprattutto altamente innovativa – a partire da una pianta che normalmente popola tutt’altre aree del Pianeta e che presenta sorprendenti proprietà (è infatti ricca di proteine, carboidrati, minerali, fibre, tiamina, niacina, vitamine A, B6, E, potassio, calcio, manganese, zinco, rame, ferro e cromo che le conferiscono virtù antibatteriche, antiossidanti e rimineralizzanti).

Gli usi non alimentari

Il bambù in alcuni paesi è simbolo di prosperità e fedeltà nei sentimenti: in Oriente quando due sposi si accasano, davanti alla nuova dimora, hanno l’abitudine di piantare proprio un bambù. Il bambù si è meritato anche l’epiteto di “acciaio vegetale”, grazie alla straordinaria resistenza meccanica sia alla compressione che alla trazione.

Il bambù ha un legno cavo ma anche leggero e resistente, perciò viene impiegato da secoli per gli usi più diversi. Come narra Marco Polo ne “Il Milione”, veniva impiegato nel ‘200 in Cina per ottenere delle robuste corde per tirare in secca le navi. Queste stesse funi sono state anche utilizzate per la costruzione di ponti sospesi (il più longevo dei quali ha collegato per oltre 1700 anni – fino al 2008 – le sponde del fiume Min) e tubature per l’irrigazione dei campi di riso (la più estesa rete di conduttore idriche copriva un’area di 5300 km² nella provincia di Sichuan) o per la distribuzione del gas naturale dai giacimenti fino ai villaggi.

Applicazioni diverse si possono incontrare perfino nell’industria bellica: durante la guerra del Vietnam, i vietcong fecero ampio uso di bambù per costruire armi, trappole, vele (ottenute dalle stuoie di bambù), carta (tramite la riduzione in piccoli pezzi delle canne, la loro cottura e la successiva pressatura della poltiglia ottenuta per realizzare fogli compatti), tessuti, telai per biciclette.

Non ultime, l’industria tessile e il mondo della moda negli ultimi anni sono orientate a soddisfare la richiesta sempre più diffusa di fibre naturali, per la cui produzione non siano state impiegate sostanze chimiche inquinanti che danneggiano l’ambiente e sono nocive a contatto con la pelle. Ecco allora l’affermarsi di nuovi tessuti di origine vegetale, tra cui proprio la fibra di bambù.

Le proprietà e benefici della fibra di bambù sono numerose e apprezzabili e la si può utilizzare come valida alternativa al più famoso cotone e alla canapa: con essa si producono infatti tessuti molto leggeri e traspiranti, addirittura in grado di assorbire l’umidità del corpo e il sudore e di mantenere la temperatura corporea ad un giusto livello, sia in estate che in inverno. In generale la fibra di bambù mantiene la temperatura media al di sotto di uno o due gradi rispetto alla norma. E’ anche antimicrobica, antibatterica e protegge dai raggi ultravioletti.

Serena Porchera

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