E se il bambino veg chiede di assaggiare il prosciutto?

Come comportarsi se nostro figlio, per il quale abbiamo scelto un’alimentazione vegana, chiede di assaggiare i piatti degli altri bambini a base di carne e pesce?

Bambini vegani assaggiano carne

Quando incontro genitori veg che mi chiedono di pianificare un’alimentazione vegana o vegetariana per il proprio bimbo non sono interessati solo agli aspetti nutrizionali, ma mi fanno molte domande sugli aspetti socio-culturali della scelta che implica una terza persona: il bambino. Una delle domande più gettonate è: “Può succedere che il bambino che segue un’alimentazione veg, una volta al nido o alla materna, chieda di assaggiare il cibo degli altri bambini? E in tal caso, come è bene comportarsi?”. Analizziamo questa situazione. 

Perché il bambino vuole assaggiare la carne

Prima di tutto, non è detto che un bambino al quale viene proposte un menu veg chieda di assaggiare carne o pesce o “prosciuttino”. Può succedere, ma anche no. Dipende da molti fattori. Se ciò accade, alcuni genitori lo vivono come un fallimento, pensano che forse il loro bimbo non abbia molta empatia o che abbiano sbagliato loro qualcosa nell’educazione. Ma non è così. In realtà, chiedere di assaggiare non ha nulla a che fare con la sensibilità del bambino, che fino agli 8 anni non ha consapevolezza della morte; si tratta piuttosto di qualcosa collegato a fattori quali la curiosità, la propensione a scoprire, la determinazione. Questo, cioè, non significa che vostro figlio di 2 o 3 anni stia prendendo una sua strada. Significa solo che è un bambino curioso. Quindi niente panico, la curiosità non è un difetto!

 

Che fare?

Come prima cosa, mi chiederei cosa spinge un bambino a guardare oltre il suo piatto.  Di solito succede se il suo piatto non è accattivante. Oggi moltissimi asili e scuole offrono menu veg, ma in pochi casi si tratta di menu dignitosi. Spesso, le sostituzioni hanno i giusti macronutrienti (le famose proteine), ma sono cucinati in modo scadente. Per fare un esempio: può succedere che nel piatto del bambino vicino ci sia un succulento spezzatino di carne al sugo e nel piatto di vostro figlio ci siano solo legumi presi dal barattolo, scolati e offerti tali e quali senza alcun tipo di condimento o aroma. È chiaro che la sciatteria di queste preparazioni vi metta in svantaggio. Pensate, poi, a quando il bambino vicino ha nel piatto del “bel” prosciuttino salatissimo e rosa, mentre vostro figlio si ritrova dei cannellini al vapore senza sale. Se il problema è questo, suggerisco di chiedere di apportare piccole modifiche al menu per renderlo “esteticamente” simile a quello dei compagni, anche talvolta perdendo un po’ sulla salubrità. Se ci sono polpette di carne, si faranno polpette di legumi. Se ci sono hamburger, si faranno burger di legumi, se c’è carne in umido si faranno legumi stufati nel sugo.

Il prosciutto

Nella giornata del prosciutto (che dovrebbe cadere non più di una volta al mese!) si potrebbe concedere un affettato vegano. Si tratta di un prodotto piuttosto salato, ma almeno non è cancerogeno. Ce ne sono di buonissimi in commercio e alcuni, sale a parte, sono un compromesso accettabile, ad esempio quelli di lupino. Un aneddoto vissuto in prima persona all’asilo di mio figlio? Il suo “muscolo di grano”, ribattezzato da tutti “muscolo di drago”, ebbe un gran successo anche tra i bambini onnivori, forse per il nome altisonante o forse perché era veramente competitivo rispetto al prosciutto. Chiedere modifiche al menu non è facile, ma provare e insistere vale sempre la pena. Se siete i primi a farlo spianerete la strada a chi verrà dopo di voi. E infine tentar non nuoce.

Il piatto del vicino…

Alla domanda se sia giusto far assaggiare dal piatto degli altri bambini rispondo di no perché una regola importante nelle mense scolastiche è che ciascuno deve mangiare dal proprio piatto per questioni igieniche ed educative. Pensate che caos succederebbe se tutti gli intolleranti e i celiaci percepissero la regola della libertà di assaggio. È fondamentale rispettare il piatto altrui. Diverso è se il bimbo chiede di essere servito. Se nonostante le migliorie al menu il bambino chiede comunque di assaggiare il cibo degli altri bambini, non vi sarebbe motivo di non accontentarlo. La scelta ultima è naturalmente dei genitori, ma il rischio alto che si corre negando questa possibilità è di creare un “mito” intorno al cibo proibito. Per lo più i bambini che non hanno assaggiato carne e pesce in svezzamento non la apprezzano, molti finiscono per rifiutare questi questo cibo e non chiederlo più. Problema risolto! È raro che piaccia e che lo chiedano ancora. Di solito succede se è carne e pesce sono già stati presenti nel loro repertorio di sapori (alla tavola dei nonni, ad esempio): in questo caso dovrete dovrete decidere in che proporzione accogliere eventuali richieste di volta in volta.

Il ruolo dei genitori

Mentre in vostro figlio avviene questo processo di conoscenza del mondo e delle sue mille sfumature, ricordatevi che voi siete comunque accanto a lei o a lui e che guidate il suo percorso. Se avete scelto per il vostro bambino uno stile di vita veg è molto probabile che vi segua e che queste fasi di curiosità si aprano e si chiudano così come sono cominciate. Sono fasi prive di consapevolezza. Ci vuole ancora qualche anno prima che il bambino scelga davvero autonomamente e decida se siete modelli da seguire. In realtà, è questo il vostro duro lavoro: essere “degni” ai suoi occhi di essere presi a modello. Lavoro non da poco per i genitori della nostra generazione tra mille intrusioni e insicurezze. 

In conclusione

Perciò, concludo dicendo che gli assaggi sono l’ultimo dei vostri problemi. Vivete questa fase con serenità e continuate a lavorare su voi stessi. Chi porta avanti un percorso di crescita personale parallelamente alla crescita dei figli viene molto apprezzato da loro. Se vi percepiscono come persone coerenti e complete sarete il loro faro sempre e avrete buone probabilità che dopo le (sanissime) burrasche adolescenziali sceglieranno di integrare i vostri valori come i loro in modo definitivo. 

Quindi non mi resta che augurarvi (e augurarmi) buon lavoro!

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