Vini vegani

Vino vegano, cos’è e come fare a riconoscerlo

Il vegan conquista anche il mondo del vino italiano. Ma quando un vino si può definire vegano? E come fare a riconoscerlo?

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Cresce in Italia la richiesta di vini vegani. Ma cosa si intende per vino vegano? E, soprattutto, come è possibile orientarsi tra gli scaffali di enoteche e supermercati ed essere sicuri di aquistare un vino vegan? Lo abbiamo chiesto a Maria Chiara Ferrarese, responsabile Ricerca e Sviluppo e Business development di Csqa-Certificazioni srl. L’azienda è l’ente che certifica i vini veg Qualità Vegetariana Vegan®, il marchio promosso dall’Avi, l’Associazione Vegetariana Italiana di proprietà della sua presidente, Carmen Nicchi Somaschi, tra le realtà più accreditate in Italia per questo tipo di certificazioni. Ecco cosa ci ha spiegato.

Partiamo dalle definizioni. Quando un vino può considerarsi “vegetariano” e quando, invece, “vegano”?

I prodotti destinati ai vegetariani non devono contenere carni, di qualunque tipo, e più in generale ingredienti o loro derivati ottenuti dall’uccisione diretta di animali. In questa accezione, quindi, il vino è un prodotto idoneo al consumo da parte dei vegetariani solo quando non contiene nessuno degli ingredienti vietati né loro derivati, come possono essere la colla di pesce o di ossa o la gelatina animale. Nei prodotti destinati all’alimentazione vegana, invece, oltre al divieto di utilizzare carni e loro derivati è vietato anche l’impiego di derivati di origine animale non necessariamente ottenuti dall’uccisione di animali, usati come ingredienti, ma anche come additivi o come coadiuvanti tecnologici. Per questo, per produrre un vino vegano, è vietato l’impiego di qualsiasi titpo di derivato di origine animale, come sono ad esempio l’albumina d’uovo, la caseina o i caseinati, l’ovoalbumina e la lisozima da uovo, che possono invece essere impiegati nelle produzioni “vegetariane” e nelle produzioni convenzionali.

In quali processi della lavorazione del vino vengono usate di solito sostanze di origine animale e qual è la loro funzione?

Nella produzione di vino, oltre all’uva, possono essere utilizzati in cantina coadiuvanti tecnologici e alcuni di questi possono essere di origine animale. I “coadiuvanti tecnologici” sono sostanze, organiche o inorganiche, utilizzate per favorire il processo desiderato, ma che vengono successivamente eliminate. Dopo aver svolto la loro azione, queste sostanze aggiunte normalmente sedimentano sul fondo del recipiente e vengono quindi rimosse dal vino. Teoricamente, dovrebbero essere del tutto assenti nel prodotto finito, ma non si può escludere che residuino in traccia.

Ci faccia qualche esempio dell’uso di questi coadiuvanti.

I più utilizzati sono i cosiddetti “chiarificanti”, che sono materiali attraverso i quali vengono fatti passare i liquidi alimentari (il vino in particolare) per renderli limpidi e togliere loro le impurità. Le particelle in sospensione possono venire trattenute per assorbimento (utilizzando, ad esempio, cellulosa) o per arresto superficiale (utilizzando, invece, farine fossili). I chiarificanti di origine animale sono l’albumina d’uovo, la caseina e i caseinati, la colla d’ossa, la colla di pesce, la gelatina. Dunque, tutti derivati di origine animale. Ovviamente, nella produzione di vini vegani è vietata l’aggiunta di qualsiasi derivato di origine animale in qualsiasi fase di produzione, quindi anche nel confezionamento e nell’uso delle colle per l’etichettatura.

È possibile indicare in etichetta se un vino è vegano o meno? Da questo punto di vista, quali sono, se ci sono, le indicazioni a livello normativo?

Il claim “vino vegano” o similari è a tutti gli effetti un’informazione attualmente non regolata in modo specifico né dalle norme comunitarie né da quelle nazionali. Nel nuovo regolamento comunitario in materia di etichettatura (Reg. CE 1169/2011) è previsto che in futuro vengano definite norme per l’utilizzo delle informazioni volontarie relative anche alle caratteristiche degli alimenti per essere definiti vegetariani o vegani. Ma ad oggi i claim “vegano” o “vegetariano” si configurano solamente come informazioni facoltative, che come tali deve sottostare alle norme generali in materia di etichettatura, ovvero veridicità, non ingannevolezza, oggettività.

Quindi, quali strumenti concreti ha a disposizione il consumatore per sapere se un vino è prodotto senza il ricorso a sostanze di origine animale?

Esistono sul mercato diversi marchi privati che identificano la caratteristica “vegan”. Si tratta normalmente di marchi di proprietà di persone fisiche, associazioni o strutture private che vengono concessi in uso ai produttori di vino in base a specifici regolamenti interni. Questi marchi hanno lo scopo di comunicare al consumatore in modo immediato e intuitivo la caratteristica vegan del vino. Alcuni marchi sono più noti, altri meno, ma in generale in ogni Paese esistono uno o più marchi che comunicano la caratteristica “vegan” del prodotto.

Uno di questi è proprio “Qualità Vegetariana Vegan®”. Come funziona?

“Qualità Vegetariana Vegan®” è promosso dall’Avi e viene concesso in uso alle imprese solo dopo l’ottenimento della certificazione da parte di un ente terzo indipendente, che è Csqa-Certificazioni. In questo modo, il consumatore viene garantito rispetto alla reale assenza di derivati di origine animale dall’ente terzo (che effettua verifiche ispettive ed eventualmente anche controlli analitici in azienda) e poi riceve l’informazione immediata rispetto alle caratteristiche del prodotto attraverso il marchio che viene apposto sulle bottiglie. Lo standard non si limita a prevedere la totale assenza di carne, pesce, molluschi e crostacei nei prodotti vegetariani e la totale assenza di derivati di origine animale nei prodotti vegani, ma anche l’assenza di prodotti di origine animale e derivati negli ausiliari di fabbricazione e nei materiali di confezionamento, come le attrezzature, il packaging o le colle utilizzate per applicare le etichette.

La richiesta di vini vegani è in aumento?

Qualche anno fa non si parlava nemmeno di vini vegan. Da un paio di anni a questa parte stiamo assistendo a una crescita significativa di interesse e di certificazioni. Questa richiesta deriva dal fatto che i consumatori sono sempre più attenti alle caratteristiche degli alimenti che consumano e in modo particolare all’assenza di ingredienti ottenuti con l’uccisione e lo sfruttamento di animali. Questo tipo di sensibilità è decisamente in aumento in Italia, ma anche all’estero, in particolare nel mercato tedesco. Per quanto ci riguarda, attualmente le aziende italiane che hanno vini certificati Qualità Vegetariana Vegan® sono 10: Venturino Giancarlo in Piemonte, Agrobiologica San Giovanni, l’azienda vinicola Costadoro, Offida, società agricola Pievalta e Società agricola Ciù Ciù nella regione Marche, fattoria Casabianca e frantoio La Pieve in Toscana, Olearia Vinicola Orsogna in Abruzzo e Perlage S.r.l. in Veneto.

Silvia De Bernardin

Foto: Vinitaly, Credits: Ennevi-VeronaFiere

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