UE: nasce la piattaforma sul benessere degli animali da allevamento

Un progetto che coinvolgerà 75 membri UE, per rivedere le tecniche di allevamento e migliorare l’applicazione delle leggi in materia di benessere animale

Nasce la prima piattaforma UE sul benessere degli animali da allevamento: sul modello di quella già esistente su dieta, attività fisica e salute, è stato creato un forum che riunisce diverse organizzazioni a livello europeo, per “incoraggiare il dialogo tra le autorità competenti, le imprese, la società civile, le università, i ricercatori e le organizzazioni intergovernative internazionali sulle questioni in materia di benessere degli animali per le quali l’Unione ha competenza”, come si legge sul sito ufficiale. Si terrà il prossimo 6 giugno la prima riunione dei 75 membri della piattaforma, la cui creazione era stata proposta da diversi Paesi – tra cui Danimarca, Germania e Olanda – già all’inizio dello scorso anno, ma che è stata definitivamente approvata solo il 24 gennaio 2017.

Non cambiano le leggi

Lo scopo del progetto è diffondere sul territorio europeo migliori pratiche di allevamento e rafforzare gli standard sul benessere animale, oltre che migliorare l’applicazione delle norme comunitarie in materia di benessere degli animali. Ma a proposito di questo, non è prevista (almeno per ora) alcuna modifica alle leggi vigenti. Questo perché, secondo quanto sostenuto dal Parlamento Europeo in una risoluzione, “il livello di benessere degli animali nell’Unione è tra i più elevati al mondo“: sarebbero invece le norme nazionali, complesse e difficili da interpretare, a rappresentare il vero problema. Non a caso, infatti, il Parlamento chiedeva alla Commissione, nella stessa risoluzione, “di garantire un quadro legislativo aggiornato, esaustivo e chiaro“. Certo, le norme a livello europeo esistono, ma è anche vero che spesso non sono rispettate: è il caso, per esempio, di quelle che regolano il trasporto di animali vivi in Europa.

La situazione in Italia

Per quanto riguarda il nostro Paese, l’avvocato Alessandro Ricciuti, specializzato nella tutela legale degli animali, ha affermato ai nostri microfoni che “viene imposto a proprietari, custodi e detentori di animali da reddito di «adottare misure adeguate per garantire il benessere dei propri animali affinché non vengano loro provocati dolore, sofferenze o lesioni inutili». Eppure, non sempre queste leggi vengono rispettate: “Spesso gli allevatori non adottano nemmeno questi livelli minimi – continua Ricciuti – e la motivazione è certamente economica: gli allevamenti intensivi seguono delle logiche industriali e di produzione in serie che consente di abbattere i costi e di abbassare il valore di ogni singolo animale sul mercato”. A conferma di questo, le tante investigazioni sotto copertura negli allevamenti italiani, ma anche le parole Claudio Pomo, responsabile delle campagne di comunicazioni dell’associazione Essere Animali: “Nessuna norma è stata scritta a misura di animale e nessun allevamento è stato pensato per farli stare bene”. Questo, inevitabilmente, si traduce in situazioni aberranti: “Animali privati di tutto, sofferenti, agonizzanti, in mezzo a un odore indescrivibile – continua Pomo – e rumori collegabili alla prigionia: sbarre, catene, gabbie”.

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