Thomas King, il baby attivista contro l’olio di palma

Thomas King, attivista australiano contro l'olio di palma

Metti un ragazzone di 13 anni che però ragiona come se ne avesse il doppio e che si comporta come se fosse molto più maturo della sua vera età. Lui, Thomas King, nato negli ultimi anni del secolo scorso, oggi ha 18 anni ma da quando ne aveva 13 gira in tutta l’Australia sensibilizzando il suo paese sul rispetto per gli animali e per la natura ma, soprattutto, su quanto possa far male l’olio di palma. È lui stesso a raccontare la sua storia sul suo sito: «Un giorno del 2010 stavo guardando la tv e qualcosa ha attirato la mia attenzione – scrive – Ho visto un orangotango morire, il suo corpo veniva trascinato all’interno di una foresta che nel frattempo veniva distrutta. Ho indagato e ho visto che la ragione della distruzione di quegli alberi si trova in più del 50% dei prodotti, si chiama olio di palma. Ho realizzato – prosegue – che inconsapevolmente io e tutti intorno a me stavamo contribuendo alla deforestazione, alle crudeltà verso gli animali, alle violazioni dei diritti umani e all’inquinamento atmosferico».

Così si descrive Thomas sulle pagine del suo sito web, creato proprio quando ha deciso di diventare un attivista a tutti gli effetti. Quella che poteva essere, in un primo momento, una pagina “personale” si è allargata sino a diventare un’associazione capace di attirare sul sito circa mezzo milione di visitatori da tutto il mondo all’anno, ma soprattutto molto attiva su vari fronti: i diritti degli animali, la promozione del rispetto dell’ambiente, i diritti umanitari. Addirittura, in questi quattro anni ha collaborato con numerose organizzazioni, tra cui la divisione giovanile delle Nazioni Unite. Poche settimane fa, inoltre, ha ricevuto il premio come “Australiano dell’anno” nella categoria Giovani.

Da quando, nel 2011, si è recato nel Borneo – un’enorme isola del sud est asiatico divisa tra Malesia, Brunei e Indonesia – e ha visto dal vivo quello che la produzione dell’olio di palma sta creando (l’isola, al pari di Sumatra, sta subendo dei danni gravissimi per le industrie che lì sono alla ricerca di questa sostanza, ritenute responsabili tra le altre cose del taglio a raso della foresta pluviale), Thomas ha deciso di impegnarsi concretamente a questo scopo.

Say No to Palm Oil” (“Dire No all’Olio di Palma“), questo il nome della sua associazione, è nata dal 2010 con l’obiettivo dichiarato di «educare i consumatori sull’olio di palma», per portarli a una riduzione del suo consumo, e di sostenere chi lavora in questo senso. Vuole informare e spiegare, rendere evidenti i problemi che questo ingrediente causa nel corpo ma anche quello che la sua produzione comporta in termini ambientali. Oggi, sui social network, l’associazione raggiunge quasi 14 mila follower da tutto il mondo. Tutto questo creato da un ragazzo che non ha nemmeno 20 anni, che parla con cognizione di causa: «Una piantagione di olio di palma dura per soli 25 anni, al ritmo attuale della deforestazione Borneo e Sumatra saranno distrutte prima che io diventi vecchio», dice Thomas King in un’intervista, citando quella che è la sua maggiore forza, la giovanissima età. Che lo rende non incosciente come spesso succede con i suoi coetanei, ma molto più determinato e caparbio.

Qui il video in cui Thomas King commenta la nomination per il premio “Victorian Australian of the Year”

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