Ricerca senza animali: parte la raccolta fondi capitanata da Susanna Penco

Al via alla raccolta fondi per la ricerca scientifica senza animali: l’obiettivo è studiare il glaucoma e la BEE, la barriera che collega sangue e cervello, attraverso cellule umane

La ricerca scientifica senza animali è possibile, ma il finanziamento si cerca dai privati cittadini. rIcerCare, organizzazione no-profit che fa parte del network I-CARE Europe, ha lanciato nel mese di Novembre 2016 una raccolta fondi destinata a finanziare una ricerca biomedica di rilevanza umana senza l’impiego di cavie animali, sul glaucoma e la Barriera Emato-Encefalica (BEE). Il team di ricerca sarà diretto dalla dottoressa Susanna Penco (in alto, nel video di presentazione del progetto), ricercatrice e biologa del LARF (Laboratorio Analisi Ricerca e Fisiopatologia) dell’Università di Genova.

La dottoressa Penco spiega che secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il glaucoma è la seconda causa di cecità al mondo: l’obiettivo della ricerca è quello di trovarne le cause per riuscire a prevenirlo, ma anche quello di mettere a punto dei farmaci che possano curarlo, il tutto partendo da cellule umane e non animali. La decisione di avviare una ricerca “nuova” nasce dal fatto che gli studi di tossicità portati avanti finora sugli animali non hanno dato risultati, ma anche allo scopo di dare inizio a un progetto che sia utile al tempo stesso per uomo, animali e ambiente.

Nello specifico, i dati della letteratura scientifica recente suggeriscono che i disturbi neurali ai quali il glaucoma può associarsi (come Parkinson, Alzheimer e SLA) possono avvenire in età precoce e che l’esposizione all’inquinamento atmosferico, a farmaci e xenobiotici sembrano avere un ruolo cruciale in questo processo. Per questo motivo, in campo tossicologico non si dovrebbe prescindere dal valutare il potenziale neurotossico dei composti chimici e delle loro miscele, ai quali l’uomo e l’ecosistema sono esposti continuamente. Dal momento che i test di tossicità generale ed in particolare quelli di neurotossicità condotti in vivo sui roditori sono molto costosi e complessi e si stanno rivelando inadatti – essendo il sistema nervoso umano diverso da quello dei roditori – si rende necessario sviluppare dei modelli alternativi in vitro, basati sull’utilizzo di cellule umane per poter rilevare il potenziale tossico di composti chimici e delle loro miscele, con un alto valore predittivo sull’uomo.

Un progetto importante per la salute umana, quindi, che ha però anche dei risvolti etici notevoli: non più cavie in laboratorio, ma test condotti – simulando la condizione in vivo – direttamente su cellule umane e, per questo, certamente più funzionali ed efficaci per noi. Per chi lo desiderasse, è possibile documentarsi e inviare il proprio contributo alla ricerca cliccando su questo link, ma anche seguire il progetto attraverso la pagina Facebook dedicata.

 

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