Pizza, l’orso polare triste è libero ma non per molto

Seppure per poco Pizza, orso polare detenuto in un centro commerciale cinese, raggiungerà i genitori e respirerà un po’ di libertà

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Pizza, l’orso polare più triste del mondo, torna a casa, dai genitori: questa è la decisione – seppure temporanea e riluttante – presa dai proprietari del “The Grandview Mall”, centro commerciale cinese dove era imprigionato, costretto a vivere in una piccola gabbia di vetro, a favore di selfie per i clienti. La giornata tipo di Pizza? Apertura dell’acquario alle 10 e, ogni giorno, centinaia di migliaia di foto da parte dei visitatori, fino alle 20; poi la cena, e in gabbia fino al giorno dopo. Il tutto in una gabbia di pochi metri quadrati, senza ghiaccio o neve, e con solo una presa d’aria che colleghi l’orso con il mondo esterno. A seguito delle numerose proteste da parte degli animalisti di tutto il mondo e di una petizione che ha raccolto più di un milione di firme in poco tempo, il centro commerciale ha annunciato tramite il social network Weibo: “A causa della necessità di potenziamento delle sale espositive, a seguito dell’armoniosa collaborazione tra il commercio e il turismo, e a testimonianza della compassione della città, dovremo dire addio per un breve periodo di tempo a Pizza, il giovane orso polare amato da milioni di turisti”.

La campagna di liberazione di Pizza, un esemplare femmina che ha trascorso gran parte dei suoi tre anni tra le mura dell’acquario del centro commerciale, è iniziata in realtà già la scorsa estate, grazie anche all’attività di Animals Asia, associazione locale che si occupa della difesa dei diritti animale, in collaborazione con Humane Society International (HSI), che difende gli animali e i loro diritti a livello globale. La decisione di liberare Pizza è scaturita a seguito dei comportamenti “anomali” che l’animale stava tenendo negli ultimi tempi: “atteggiamenti stereotipati preoccupanti, quali lo scuotere la testa e l’andare avanti e indietro in modo ripetitivo” sono ciò che ha destato più preoccupazione tra gli animalisti, che temevano che l’animale avrebbe potuto riportare danni permanenti se fosse rimasto in cattività.

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Ma il destino, con Pizza, è stato benevolo (almeno per ora): a breve raggiungerà il parco marino dove è nata e dove si trovano ancora i suoi genitori. Peter Li, portavoce di HSI, si dice ottimista sapendo che Pizza potrà “finalmente sentire il sole sulla sua pelliccia, fiutare l’aria fresca e vedere il cielo sopra di sé“. Da quello che si può capire dalle fonti, però, si tratta di una decisione soltanto temporanea: è molto probabile che l’adeguamento della struttura messo in atto dal centro commerciale significhi il ritorno di Pizza all’interno della struttura, che detiene tra l’altro anche altri animali come foche, delfini e balene beluga al solo scopo di attirare visitatori e, quindi, clienti.

Notizie migliori, invece, arrivano dall’Italia questa settimana: grazie a LAV sappiamo che dopo una protesta durata molti anni è avvenuta finalmente la liberazione dei 16 macachi detenuti nell’Università di Modena a scopo di ricerca scientifica, che sono stati portati nel Centro di Recupero di Semproniano (Grosseto), dove vivranno in strutture adeguate alle loro necessità e saranno assistiti da personale specializzato. Un lieto fine, quindi, che non fa perdere le speranze per Pizza.

 

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