Per nutrire un pesce d’allevamento servono 2 pesci selvatici

Dalla Grecia la nuova investigazione di Essere Animali che racconta, ancora una volta, come i pesci vivano negli allevamenti ittici in condizioni spaventose e che questo metodo uccide in ogni caso i nostri mari.

Pesci-grecia-allevamento

Se è vero che, secondo dati del 2016 della FAO, l’acquacoltura ha superato la pesca come principale fonte di approvvigionamento di risorse ittiche destinate al consumo umano diretto, rappresentando il 53% della produzione globale di pesce, è vero anche che questo non salverà affatto i nostri mari, né tantomeno i pesci.

L’associazione Essere Animali che da anni si occupa di inchieste e indagini sotto copertura sulle condizioni degli animali negli allevamenti (anche intensivi) in Italia e nel mondo, ha rilasciato una nuova inchiesta girata sulle coste della Grecia e che mostra le condizioni di allevamento di orate e branzini che finiscono sulle tavole italiane. Come spiega uno dei gestori degli allevamenti nei quali si sono infiltrati alcuni attivisti, quasi il 97% del pesce fatto nascere e crescere nelle vasche sovraffollate, viene esportato in Italia.

Orate e branzini, però, sono pesci carnivori e per nutrirli si usano mangimi (arricchiti con antibiotici) composti da altri pesci, ma di specie selvatica e quindi non allevato, ossia pescato dai mari. La proporzione è sconfortante: per allevare un branzino servono 2 pesci selvatici. Il capitolo antibiotici è quello che ormai siamo abituati a scoprire quando si parla di migliaia di animali costretti insieme in spazi angusti, come accade per polli e maiali: per evitare o sopprimere contagi e malattie endemiche fra gli animali, anche i soggetti sani vengono trattati con antibiotici a pioggia. “Le immagini delle riprese realizzate in diversi impianti- spiegano da Essere Animali – mostrano densità di allevamento molto elevate. Il sovraffollamento è fonte di stress cronico per i pesci e ha conseguenze nocive per la loro salute, peggiora la qualità dell’acqua e favorisce la trasmissione di malattie”.

L’uccisione degli animali che avviene anche dopo anni di presenza degli stessi in vasche di pochi metri quadrati, è come intuibile, estremamente crudele: gli animali vengono prelevati dalle vasche, gettati in acqua e ghiaccio e li muoiono dopo parecchi minuti di agonia, per soffocamento.

“Essere Animali continua il suo impegno concreto in difesa dei pesci in acquacoltura e rilancia la campagna #AncheiPesci, con la quale si rivolge alla grande distribuzione organizzata affinché i supermercati italiani adottino policy di allevamento più severe per tutelare questi animali all’interno delle loro filiere”. Molte informazioni sulla sensibilità di questi animali, così lontani dal nostro mondo “mammifero” ma così complessi e intelligenti, si trovano proprio sul sito della petizione.

 

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