La “carne” vegetale che sa di carne non è per i vegani

Il pubblico già vegetariano e vegano si è spaccato in due: c’è chi ama la carne “fake” e ne è sostenitore accanito e chi dice che, invece non la mangerà mai. Il problema è che in entrambi i casi, non avrà nessuna importanza.

Perdono grasso nella padella, sembrano sanguinare (eppure è solo succo di barbabietola), il loro sapore è davvero molto simile a quello di alcune tipologie di carne grazie a spezie e aromi, la loro consistenza ricorda quella della carne macinata: sono i prodotti completamente vegetali ma che simulano la carne vera.

Beyond Meat, Impossible Foods, Quorn, Nestlè, Lidl, sono solo alcune delle grandi marche e aziende che hanno deciso di mettere sul piatto (nel vero senso della parola) una vera invenzione culinaria: qualcosa che prima non esisteva e adesso c’è. Quando questi prodotti hanno iniziato il loro percorso, il mondo di chi ha già scelto di mangiare vegetale (sia vegani che vegetariani) si è spaccato in due fazioni nettamente contrapposte. Da una parte chi non vedeva l’ora si assaggiare questi nuovi prodotti, salutando con un tifo indiavolato l’arrivo dei burger vegetali che “sanguinano” anche nella grande distribuzione o nei ristoranti italiani. Dall’altra, una vastissima parte di pubblico e consumatori veg che si è posta sempre la stessa domanda, anche se in varie forme: “Perché dovrei mangiare una cosa che mi ricorda la carne?”. Il problema è che non saremo noi a mangiarla.

Una amara verità

Su Vegolosi.it abbiamo parlato spesso di questi prodotti, ne abbiamo seguito le novità, li abbiamo assaggiati, recensiti e questo perché si tratta di notizie nel vero senso della parola, nonché un sintomo di un tentativo molto ampio di cercare una soluzione ad un problema enorme che, se non ci si pone un po’ al di sopra delle parti, è impossibile vedere.

Quello di cercare di creare un prodotto che simuli in tutto e per tutto il gusto, la resa e la sensazione fisica della carne ma che non presupponga nessuna delle attività industriali che stanno dietro alla sua produzione, è la strada, anzi, una delle strade, che alcuni imprenditori hanno messo in campo. Quali sono le premesse dalle quali sono partiti? Facile: la maggior parte dei consumatori che si nutrono di carne e derivati, non hanno nessuna intenzione di rinunciare a quei prodotti. Non è cattiveria, è un dato di fatto. Le motivazioni sono diverse: alcuni non rinunceranno perché quel gusto gli piace, gli ricorda le grigliate con la famiglia o lo spezzatino della nonna, altri non lo faranno perché sono assolutamente certi che quella fonte proteica sia insostituibile (anche se, ormai è chiaro, non è così).

Burger King Impossibile burger vegetale

Beyond burger, Impossible Wopper, Ultimate Burger puntano a loro. Vogliono fornire un’alternativa reale, semplice e in tutto e per tutto simile alla carne ma che non determini la morte degli animali e l’impatto ambientale devastante che la produzione di carne ha sul pianeta. E’ una soluzione furba, un cercare di aggirare un problema che c’è, o meglio una volontà ferrea da parte dei consumatori che non vogliono o non riescono a fare una riflessione di consapevolezza sul cibo che acquistano. Si tratta della soluzione con la “s” maiuscola? Non è detto, ma è certamente un bel passo: forse non ora mentre scriviamo, ma qualora questi prodotti iniziassero davvero a rappresentare una reale alternativa grazie ad una sempre più massiccia presenza nei negozi, nei ristoranti e con un prezzo competitivo, che cosa dovrebbe impedire a chi ama il gusto del burger di comprarne un altro che costa uguale ma certamente è meno “dannoso”? Che cosa dovrebbe impedire a queste aziende, lentamente di sviluppare altri prodotti che, ancora più lentamente, vadano a sostituire del tutto la produzione di carne che è fra i fattori maggiormente determinanti fra quelli che stanno causando e hanno già causato la crisi climatica?

Supreme burger quorn

Il burger Quorn, cucinato e aperto

No, queste aziende non hanno mai pensato ai vegani e ai vegetariani come ad un loro target, non gli interessano minimamente, se non altro per una semplice questione economica e di scala: sono (siamo) davvero ancora una netta minoranza. Molte persone, non possiamo né vogliamo dubitarne, inizieranno a mangiare vegetariano e vegano dopo aver preso consapevolezza di che cosa significhi davvero mangiare carne e derivati (a livello etico, soprattutto), ma questo è un piano difficile, strettamente personale, sul quale si può arrivare davvero con troppa lentezza e, invece, una soluzione globale serve subito, anzi, subito è anche troppo tardi.

 

Alla soluzione, del resto, si può arrivare da strade diverse, questa ricorda una superstrada americana, di quelle a 10 corsie, ma non significa certo che andrà ad interferire con le altre vie che raccontano e spiegano la consapevolezza alimentare con altri strumenti (compresa la nostra con questo magazine online e i nostro libri).

Molti vegetariani e vegani dovranno capire che l’idea di un mondo 100% vegetale (e che abbia poi dei fondamenti etici) è utopistico e basta uscire per strada e ascoltare un telegiornale per capirlo. Ma un mondo che con lentezza, ma in modo fermo, proponga alternative valide, e una sempre più “cool” consapevolezza alimentare non è poi, forse, così lontano.

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