McDonald’s, film e crisi annunciati: storia di un impero

McDonald’s tra film e una crisi annunciata da anni che stenta a decollare: e quando le esigenze salutiste sembrano prendere il sopravvento, il cinema arriva al ‘momento giusto’.

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Un film sulle origini di McDonald’s e sul suo fondatore, Ray Kroc. Uscirà il 5 agosto negli Stati Uniti The Founder, film di John Lee Hancock con il candidato all’Oscar Michael Keaton.

Il film

Definito una via di mezzo tra The Social Network e Il Petroliere e basato su una sceneggiatura di Robert Siegel, la pellicola racconta la storia di Ray Kroc, un venditore di frullatori che sostanzialmente rubò l’idea McDonald’s dai reali fondatori, i fratelli Richard e Maurice, per poi trasformarlo in un impero miliardario, che ancora oggi conta 68 milioni di clienti al giorno. Insomma, il film sembra la classica storia del self-made man, l’uomo che si è fatto da solo con determinazione e coraggio. Il sogno americano viene scandito nel trailer da un perentorio “I wanna take the future, i wanna win” (“Voglio prendermi il futuro, voglio vincere”).

Fast Food Nation
Non è la prima volta che il colosso McDonald’s viene raccontato in un film: nel 2006, sulla scia del libro-inchiesta Fast Food Nation di Eric Schlosser, uscì l’omonimo film di Richard Linklater, duro attacco contro le catene di fast food. Il regista segue nel film un doppio binario: da una parte segue il percorso della carne animale mostrando l’immacolata asetticità degli spazi in cui viene macellata e la scelta degli scarti per la produzione degli hamburger, dall’altra denuncia le condizioni di lavoro a cui sono costretti i dipendenti tra umiliazioni, rischi fisici e vessazioni di ogni sorta.

McDonald’s: crisi o no?

Dopo decenni di crescita, negli ultimi anni i risultati operativi hanno riscontrato segno meno. Da una cifra d’affari di 28,11 miliardi di dollari del 2013 a 27,44 del 2014, anche i dati del 2015 hanno rilevato ulteriori contrazioni del 2,3%, preoccupando non poco il quartier generale della multinazionale, sito in Illinois. Perché le cose sembrano non funzionare più come prima? Perché McDonald’s deve fare i conti con la crescente vena salutista a cui Usa ed Europa danno sempre più credito e, da questo punto di vista, la concorrenza punta sulla qualità. Il fast casual food, ossia il cibo tanto veloce quanto più sano, ha goduto di un’impennata del 550% dalla fine del secolo scorso. La battaglia commerciale si è quindi spostata negli ultimi anni sull’asse junk food (cibo spazzatura) vs. fast casual food.

E in Italia?

Molta eco sui media ha avuto la storia del McDonald’s di Altamura (Bari), dove una sede ha chiuso dopo appena quattro anni a causa della concorrenza di un vicino panificio che a suon di focacce tradizionali ha attirato in massa i cittadini. Anche a Milano, però, hanno chiuso negli ultimi due anni due punti storici: quello in Galleria e quello di San Babila. Anche Roma non fa eccezione, con la chiusura dei ritrovi di piazza della Rotonda e di piazza della Repubblica. Ad onor del vero, però, crescono in generale i punti vendita McDonald’s nel Belpaese: +8%.

McDonald’s sta a guardare?

In effetti non si può pensare che un colosso di tale portata stia con le mani in mano mentre gli altri recuperano terreno: simili giganti raramente implodono fino a scomparire. Tra le tante iniziative, sta avendo successo quella della colazione a tutte le ore: il mercato statunitense (che vale addirittura 1/3 del totale) è infatti cresciuto del 5,4%, con un netto di 1,1 miliardi di dollari (+ 35,4%) nel primo trimestre 2016. Sempre per restare in tema cinema, nel meraviglioso Un Giorno di Ordinaria Follia (1993), Michael Douglas entra in un fast food alle 11.32 per chiedere una colazione che gli viene negata: dalle 11.30 si serve solo il pranzo. McDonald’s ha scelto quindi di venire incontro ai suoi clienti, magari anche per evitare situazioni spiacevoli come quella del film, dove il ‘buon Michael’ convince gli addetti impugnando una mitraglietta. Insomma, la risposta è no: McDonald’s non sta a guardare. E non è così sbagliato credere che anche il film in uscita arrivi al momento giusto, nell’ottica di un piano di rilancio di un’azienda che non accetta rese: “I wanna take the future, i wanna win!”.

Yuri Benaglio 

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