Mark Twain: lo scrittore dei diritti civili tra antispecismo e lotta alla vivisezione

Forse non sono in molti a saperlo, ma lo scrittore americano fu anche un ardente sostenitore della causa animalista, nelle sue opere ma anche nella vita

Mark Twain animalista

Scrittore di successo, umorista e docente americano, Mark Twain (1835 – 1910) non fu solo un sostenitore dell’emancipazione femminile e dell’abolizione della schiavitù, ma anche un attivista per i diritti degli animali ante litteram. Una posizione sulla questione animale forse poco nota ai più, ma che ha attraversato la vita dello scrittore come un filo rosso fin dalla giovinezza, e che ha trovato spazio sia nella sua vita che nelle sue opere. Autore prolifico e brillante, è considerato una pietra miliare nella letteratura americana e tra i suoi scritti di maggior successo spicca sicuramente “Le avventure di Tom Sawyer“.

Mark Twain: la presa di coscienza nell’infanzia

“Tra tutti gli animali, l’uomo è il più crudele. È l’unico a infliggere dolore per il piacere di farlo”.

L’amore che Twain provava per gli animali risalirebbe già all’infanzia e sarebbe un’eredità ricevuta in dono dalla madre: nato e cresciuto in una casa piena di gatti, secondo i biografi assistette anche a scene in cui la donna difendeva animali maltrattati, come nel momento in cui rimproverò un uomo in carrozza per aver percosso troppo violentemente il suo cavallo. Si parla anche di un episodio in particolare che pare aver formato il pensiero dello scrittore sul rapporto uomo/animale, avvenuto nella primissima giovinezza: da bambino sparò a un uccello, arrivando a pentirsene profondamente subito dopo e per molti anni a venire.

Mark Twain aforisma animali

Una delle frasi più celebri sulla questione animale attribuite allo scrittore (Crediti foto: Aforismario.net)

Nella sua raccolta di racconti esilaranti a tema famigliare “Family Sketch and Other Private Writings“, Twain scrisse infatti: “Ho sparato a un uccello appollaiato su un albero alto, con la testa inclinata all’indietro, mentre cantava una canzone grata con cuore innocente. Scivolò dal suo trespolo e cadde ai miei piedi, la sua canzone si spense e la sua vita pacifica si estinse. Non avevo bisogno di quella creatura innocua, l’avevo distrutta senza motivo, e sentivo tutto ciò che un assassino prova: il dolore e il rimorso quando la sua azione torna a casa insieme a lui e vorrebbe solo poterla cancellare e avere di nuovo le mani e l’anima pulite dall’accusa di aver versato sangue”.

Non è un caso, probabilmente, che nel suo romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn” – sequel de “Le avventure di Tom Sawyer” – il protagonista, dopo aver sparato a un uccello, provi un rimorso immediato: si tratta di un chiaro riferimento autobiografico e, forse, di un invito alla riflessione per il lettore.

L’opposizione alla vivisezione

Negli anni che seguirono, è noto come lo scrittore abbia sfruttato la propria fama per lanciare messaggi importanti non solo rispetto all’abolizione della schiavitù e ai diritti delle donne, ma anche riguardo allo sfruttamento animale, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica perfino su temi come la vivisezione e l’impiego degli animali nello sport e nell’intrattenimento. In maniera del tutto anacronistica per il suo tempo, ne fece una questione morale, senza preoccuparsi di sostenere le proprie convinzioni con argomentazioni scientifiche. Nel 1899 scrisse anche una lettera indirizzata alla London Anti-Vivisection Society (un estratto qui sotto) nella quale è ben chiaro il suo pensiero:

Credo di non essere interessato a sapere se la vivisezione produca risultati redditizi per la razza umana oppure no. Saperlo non cancellerebbe la mia ostilità contro questa pratica. Le pene che infligge agli animali non consenzienti sono la base della mia opposizione nei suoi confronti, ed è per me una giustificazione sufficiente senza guardare oltre. È una questione così forte e così profondamente radicata nel mio essere e nella mia persona, che sono sicuro che non potrei nemmeno vedere un vivisettore sottoposto a vivisezione provando qualcosa di più di una sorta di soddisfazione.

Mark Twain: un antispecista ante litteram

Le idee dello scrittore furono influenzate anche dalle teorie evoluzionistiche di Darwin: in particolare, fu influenzato dall’idea che l’uomo e gli altri animali fossero più simili di quanto molti pensassero (o desiderassero) credere. Twain credeva, come indicano molti dei suoi scritti, che gli animali potessero pensare e comunicare nonostante la loro incapacità di parlare. In più, l’autore non pensava che l’uomo fosse il centro della creazione e che per molti versi gli esseri umani fossero inferiori agli altri animali: un concetto che non si distacca poi molto dall’antispecismo, movimento filosofico che mira ad attribuire lo stesso status morale a tutti gli individui, indipendentemente dalla specie di appartenenza. Un pensiero che Twain ha ripreso nella suo saggio filosofico “The Lowest Animal“, che ironizza sulla natura umana descrivendo una serie di esperimenti improbabili che l’autore avrebbe compiuto su alcuni animali per dimostrarne la maggiore civilizzazione rispetto agli uomini.

Insomma, gli scritti in cui Twain espresse la propria opinione a favore dei diritti degli animali sono tantissime ed esiste anche un’opera che li raccoglie tutti: si intitola “Mark Twain’s Book of Animals” e contiene sia racconti noti che inediti del primo e più importante americano della sua epoca ad occuparsi della questione animale.

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