Le proteine microbiche dimezzerebbero la deforestazione: lo studio su Nature

Basterebbe una piccola percentuale per cambiare lo scenario mondiale: la strada è sempre più chiara

Le proteine ottenute tramite la fermentazione batterica partendo da organismi come i funghi potrebbero essere una delle chiavi più importanti per ridurre in modo considerevole la deforestazione sul nostro pianeta. Uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Potsdam, in Germania, e pubblicato sulla rivista “Nature“, ha ipotizzato uno scenario da oggi al 2050.

I risultati della ricerca

Il team del professor Florian Humpenöder ha analizzato la differenza fra l’impatto ambientale delle proteine ottenute tramite la fermentazione microbica in ambienti controllati (come i bioreattori) di funghi e quelle della carne di animali ruminanti. Lo scenario immaginato dalla ricerca volge lo sguardo fino al 205o comprendendo anche i dati relativi all’incremento della popolazione e al relativo aumento della richiesta di proteine a fini alimentari. Lo studio ha valutato che se solo il 20% della carne bovina pro capite entro il 2050 venisse sostituita con proteine ottenute per fermentazione microbica,la deforestazione annuale e le emissioni di CO2 dovute al cambiamento dell’uso del suolo sarebbero dimezzate rispetto allo scenario attuale.

Cosa c’entra la deforestazione con la carne che consumiamo

La Fao ha stimato come l’espansione agricola determini in totale l’89,9% della deforestazione nel mondo, in misura di gran lunga maggiore a quanto ritenuto in passato. Tra la cause, il 52,3% è riconducibile alla necessità di avere a disposizione nuove terre da coltivare, al quale si aggiunge un ulteriore 37,5% collegato alla creazione di pascoli per l’allevamento di bestiame.

In sostanza, quindi, il sistema di produzione della carne è legato in due modi alla deforestazione:

  • da una parte si abbattono gli alberi della foresta originaria – soprattutto in Amazonia – per creare nuovi spazi per monoculture come quelle della soia, legume utilizzato, principalmente, per diventare parte dei mangimi degli animali d’allevamento (essendo molto ricco di proteine vegetali) e a basso costo.
  • dall’altra gli spazi liberati vengono utilizzati anche come nuove aree di pascolo per animali d’allevamento.

Lo scienziato Mark Kozubal posa insieme alle proteine derivate dai funghi individuate dalla startup Nature’s Fynd. Sono già in vendita negli USA

I microbi, le proteine, il futuro

L’obiettivo sul quale stanno puntando ricerche e investimenti è uno soltanto: trovare alternative su scala globale sostenibili alla carne che non scontentino chi non ha intenzione di smettere di mangiarla. Il panorama che abbiamo davanti al momento si divide in tre grandi strade:

  1. Le proteine vegetali come quelle della soia o dei piselli che vengono combinate e mescolate fra loro per ricreare prodotti che sembrano carne ma senza proteine animali. Questi prodotti sono già in vendita in tutto il mondo.
  2. La carne coltivata in vitro all’interno dei bioreattori. Partendo da cellule animali estratte con prelievi di sangue o dalle uova, si coltivano in medium (anche questi non amimali) dei tessuti muscolari veri e propri che potranno essere consumati come carne ma senza l’utilizzo diretto degli animali. Questi prodotti sono ancora una nicchia piccolissima ma si sta lavorando, con tempi più lunghi, ad un panorama di scalabilità economica.
  3. La coltivazione di proteine derivate da fermentazione batterica partendo dai funghi (dal micelio in particolare) che permettono di ottenere delle texture molto interessanti che possono essere lavorate al fine di diventare prodotti di consumo. Alcuni di questi prodotti sono già in vendita in moltissime parti del mondo.

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