La “plastica” che non inquina? Si ricava dal metano, a impatto zero

La startup Mango Materials ha creato un’alternativa alla plastica ricavata dagli scarti di biogas: biodegradabile, versatile e a impatto zero sull’ambiente.

Un’alternativa alla plastica che deriva dal metano a impatto zero

Due ingegnere, Allison Pieja e Molly Morse insieme alla microbiologa ambientale Anne Schauer-Gimenez, fondatrici della startup Mango Materials, hanno creato un’alternativa alla plastica usando il metano ricavato dagli scarti dei biogas, ossia una miscela di vari tipi di gas composti principalmente da metano: biodegradabile e a impatto zero sull’ambiente.

Di cosa si tratta?

In seguito a un processo di fermentazione del gas, il metano viene trasformato in un biopolimero, detto poliidrossialcanoato (PHA), il quale è interamente biodegradabile. Come specificato sul sito della compagnia, i metanotrofi (detti anche metanofili) utilizzati da Mango Materials sono procarioti (organismi senza nucleo cellulare) che immagazzinano il carbonio all’interno delle proprie pareti cellulari sotto forma di P3HB (una tipologia di PHA) e non sono geneticamente modificati: tutto il processo di produzione è naturale.

Un’alternativa alla plastica che deriva dal metano a impatto zero

PHA al microscopio – fonte: Mango Materials

Un materiale estremamente versatile

Uno dei prodotti della startup tecnologica sono i pellet in PHA, detti YOPP e YOPP+, che sono una vera e propria alternativa ecologica ai pellet di materie plastiche comunemente usati per la produzione della maggior parte dei prodotti in plastica, perché sono completamente compostabili e biodegradabili. In un’intervista rilasciata al giornale Livekindly, l’ingegnera Morse dichiara come l’azienda si sia concentrata sull’uso di questo materiale nella produzione di fibre destinate all’abbigliamento e calzature, ma anche nelle applicazioni di stampaggio a iniezione, un processo in cui la plastica viene fusa e iniettata ad alta pressione all’interno di uno stampo chiuso. Tra i prodotti realizzati ci sono barattoli, bottiglie, borse e fili adatti alla realizzazione di abbigliamento e calzature.

Un’alternativa alla plastica che deriva dal metano a impatto zero

Stampante in 3D – fonte: Mango Materials

PHA biodegradabile e a impatto zero

Morse ha spiegato che la startup tecnologica utilizza già questo materiale alternativo alla plastica nella propria filiera e che non ha alcun impatto sull’ambiente: “Se YOPP/YOPP+ venisse accidentalmente disperso nell’ambiente, infatti, si biodegraderebbe naturalmente grazie all’azione di tanti microorganismi. Non vogliamo che i nostri materiali finiscano nell’ambiente, ma se dovesse accadere non contribuirebbero al persistente inquinamento causato dalla plastica.”

Un’alternativa alla plastica che deriva dal metano a impatto zero

Pellet in PHA – fonte: Mango Materials

Troppo metano nell’atmosfera

Nel decennio 2008-2017 l’ammontare di emissioni di metano nell’atmosfera è stato di 576 milioni di tonnellate, secondo il nuovo studio del Global Carbon Project, con un incremento del 9% rispetto ai dati registrati nei decenni precedenti.
Lo scienziato e coordinatore delle emissioni di metano delle zone umide della NASA, Benjamin Poulter, ha affermato che “l’incremento è dato principalmente dalle attività umane” aggiungendo che “le attività specifiche collegate all’aumento delle emissioni di metano sono l’allevamento di bestiame, l’estrazione di carbone, lo smaltimento di rifiuti nelle discariche e la produzione di gas e petrolio.” Nel 2019 il metano ha raggiunto le 1875 parti per miliardo, ossia un valore 2 volte e mezzo più alto rispetto al 1850. Nello specifico, le emissioni globali di metano sono causate da:

  • Zone umide, del 30%,
  • Agricoltura (compresa fermentazione enterica e gestione del letame negli allevamenti animali), del 24%,
  • Attività petrolifere, gas e di estrazione del carbone, del 20%,
  • Discariche, dell’11%.

Un ecosistema sempre più fragile

Non va dimenticato inoltre che più la temperatura media terrestre aumenta, maggiore sarà l’emissione di metano nell’atmosfera anche nelle regioni artiche, in cui uno studio di Science Advance ha evidenziato la presenza di bolle di metano sotto il permafrost: in sostanza, più i ghiacciai continuano a sciogliersi per effetto del surriscaldamento globale, più aumenta il rischio che queste bolle di metano esplodano, venendo rilasciate nell’atmosfera. Sebbene non sia stato ancora valutato quanto questo influisca sulle emissioni globali di metano, si tratta di un ecosistema reso sempre più fragile e non va sottovalutato.

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