L’Italia vieta la carne coltivata e i nomi come “bistecca” per i prodotti vegetali

La legge è stata approvata in via definitiva alla Camera ma, in ogni caso, non potrà impedire la libera circolazione delle merci sul territorio europeo

Con 159 voti favorevoli della maggioranza, 34 astenuti – tra questi i deputati del Partito Democratico – e 53 voti contrari, oggi pomeriggio la Camera ha approvato in via definitiva, dopo un iter accelerato e blindato, il DDL a firma del ministro Lollobrigida, presentato il 28 marzo e fortemente sostenuto da Coldiretti, che vieta di produrre, vendere, somministrare, distribuire o promuovere alimenti a base di colture cellulari, prevedendo sanzioni da 10 a 60 mila euro.

Che cosa cambierà nella sostanza?

Non cambierà nulla nell’effettivo se non che l’Italia diventa il primo paese a vietare la carne coltivata anche se non è mai entrata in commercio e, sul nostro territorio né in quello Europeo, sono state fatte richieste di produzione o commercializzazione. Per quanto riguarda invece la legge sul meat sounding per i nomi dei prodotti vegetali che imitano la carne e che sono già in vendita, si tratterà per le aziende di adeguare adeguarsi. Ma facciamo un esempio. Amadori, azienda italiana che produce carne, ha una linea vegetale non molto conosciuta che è fra le poche che utilizza nomi che richiamano la carne, per esempio “Cotoletta veggy” e “burger”. Ecco che l’azienda modenese, dovrà adeguare confezioni, nomi, marketing e spot inventando una nuova denominazione. Va anche specificato che, invece, aziende estere potranno tranquillamente commercializzare i loro prodotti in Italia anche se hanno nomi che richiamano la carne. “Questo provvedimento – spiega Essere Animali – danneggia ancora una volta le aziende italiane che producono cibi consumati regolarmente da un italiano su due. Secondo le ricerche di settore, l’Italia è il terzo mercato in Europa per quanto riguarda i prodotti a base vegetale, con un aumento delle vendite del 21% tra il 2020 e il 2022 e un giro d’affari che supera i 680 milioni di euro”.

Anche ALI – Animal Law Italia, Animal Equality, CiWF – Compassion in World Farming Italia, ENPA – Ente nazionale Protezione Animali, Humane Society International/Europe, LAV – Lega Anti Vivisezione, LEIDAA – Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, LNDC Animal Protection e OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali  hanno commentato la notizia: “Non possiamo non considerare questo provvedimento un miope regalo alla lobby zootecnica, peraltro ignorando i danni che ne deriveranno per lo sviluppo del Paese: allontanerà gli investimenti e spingerà i ricercatori italiani all’estero, dove altri Paesi stanno investendo su queste tecnologie”.

Anche WWF si è espressa sul tema: “Il Governo ha ritenuto di doversi adeguare alle richieste di Coldiretti – ormai il vero ministero dell’agricoltura italiano – e non seguire invece le indicazioni del mondo scientifico e degli organismi internazionali come l’OMS o la FAOsecondo i quali la ricerca sulla carne colturale è uno degli ambiti su cui necessario investire per avere, in futuro, proteine non ricavate da allevamenti intensivi”.

Per la carne coltivata questo divieto, come spiega anche l’associazione animalista Essere Animali, è “inutile tre volte“: primo perché impedirà la ricerca sul territorio italiano in questo settore portando i ricercatori all’estero, secondo perché la carne coltivata non è in commercio, terzo perché l’Italia non potrà comunque impedire che questi prodotti (quando arriveranno perché realizzati in paesi esteri o facenti parte della UE) possano essere commercializzati e acquistati. Infatti una delle problematiche tecniche di queste legge è che contrasta con la libera circolazione delle merci, principio fondamentale nell’Unione europea e motivo per il quale il Governo aveva già annullato la notifica TRIS su questa norma all’Unione Europea.

La carne coltivata parte da cellule prelevate da animali vivi senza che venga fatto loro alcun male e che possono essere replicate in liquidi di coltura che, con le nuove ricerche, potranno essere anche di origine completamente vegetale.

La carne coltivata è pericolosa?

Quella del governo Meloni è una campagna contro il nuovo e contro un prodotto che “potrebbe essere pericoloso”, cosa però che non è nemmeno stata verificata dato che il prodotto in sé non esiste e che non potrebbe essere commercializzata sul territorio se non prima degli ovvi controlli dell’EFSA e che, soprattutto, in qualche modo potrebbe mettere in difficoltà la lobby della carne, un settore che il governo ha sostenuto e coccolato da sempre. “Il dibattito sulla carne coltivata in Italia è stato alimentato da una campagna di disinformazione e da un attivo ostruzionismo – spiega Francesca Gallelli, consulente per gli affari pubblici del Good Food Institute Europe – in quanto le audizioni parlamentari hanno intenzionalmente escluso le aziende e i sostenitori della carne coltivata.

Non esiste una sola evidenza scientifica sulla pericolosità della carne coltivata per l’uomo ma quello che invece è già stato parzialmente indagato è che la sua produzione potrebbe impattare molto meno sull’ambiente rispetto alla carne “tradizionale”. “Studi peer-reviewed dimostrano – continua Gallelli -che la carne coltivata potrebbe ridurre le emissioni fino al 92% –, in confronto alla carne bovina convenzionale, ridurre l’inquinamento atmosferico associato alla produzione di carne fino al 94% e utilizzare fino al 90% in meno di terreni. Questo incentiverebbe pratiche agricole più sostenibili, contribuendo a soddisfare la crescente domanda di carne e a tutelare l’ambiente”.

Nomi prodotti vegetali legge

I prodotti vegetali che usano denominazioni che sfruttano “meat sounding” per i loro nomi sono davvero ormai una rarità

Una scelta miope e ignorante

“La scelta di vietare la carne coltivata è una presa di posizione contro tutti gli animali che soffrono negli allevamenti – spiega in un comunicato Essere Animali –  ma anche contro la collettività e l’ambiente. Si tratta inoltre di una legge negativa e pericolosa perché manda un pessimo segnale all’Unione Europea, dove si dibatterà a breve il futuro della carne coltivata”.

L’Italia poteva mostrare apertura, intelligenza, ma ha preferito primeggiare in fatto di oscurantismo. “La scelta avvallata da questa legge va contro corrente rispetto a quella di altri paesi europei. Nel 2022 i Paesi Bassi hanno annunciato 60 milioni di euro di finanziamenti pubblici per la ricerca e lo sviluppo della carne coltivata e della fermentazione di precisione. Nel Regno Unito, il governo ha stanziato 12 milioni di sterline per le proteine sostenibili, tra cui la carne coltivata, mentre il governo danese ha di recente presentato un piano nazionale per sostenere l’industria nazionale dei prodotti vegetali. Il governo spagnolo ha investito 5,2 milioni di euro in un progetto che studia il potenziale della carne coltivata nel prevenire le malattie legate all’alimentazione. In Catalogna, il governo federale ha recentemente investito 7 milioni di euro in un centro di ricerca che aiuterà le aziende a scalare la produzione di carne a base vegetale e ottenuta tramite fermentazione – che utilizza organismi come il lievito per produrre proteine animali e altri ingredienti per ottenere il sapore e la consistenza di carne, latticini e uova senza allevare animali”. Insomma, per ora, carne coltivata no… perché no.

Iscriviti alla newsletter e ricevi subito l'ebook gratis

Quattro ricette MAI pubblicate sul sito che potrai scaricare immediatamente. Puoi scegliere di ricevere una ricetta al giorno o una newsletter a settimana con il meglio di Vegolosi.it.  Iscriviti da qui.

Sai come si fa la salsa zola vegan? Iscriviti alla newsletter entro e non oltre l'11 maggio e ricevi subito la video ricetta

Print Friendly
0