La “foresta commestibile” arriva in Italia: ecco che cos’è e perché è meravigliosa

Sorgerà alle porte di Milano una food forest, nuova frontiera dei progetti di rigenerazione urbana, nata negli anni Ottanta dall’idea del vegano Robert Hart

Un orto che assomiglia a un bosco. E che del bosco imita l’ecosistema: ricco in biodiversità, in grado di produrre spontaneamente cibo senza intervento umano (o quasi), habitat naturale per specie animali selvatiche. Si chiama food forest ed è la nuova frontiera dei progetti di rigenerazione urbana che puntano a rinsaldare il rapporto tra uomo e natura all’interno delle grandi città. Già diffusa all’estero e frutto di qualche esperimento locale anche qui da noi, la “foresta commestibile” sta ora per crescere nel cuore di Milano, che ne ospiterà una con oltre 2000 piante che saranno messe a dimora nelle prossime settimane al Parco Nord.

Cittadini al lavoro nella Beacon Food Forest di Seattle

La “foresta commestibile”

La “foresta commestibile” o “orto-bosco”, come viene anche chiamata qui in Italia la food forest, è “una coltivazione multifunzionale in cui si possono trovare alberi da legno, piante da frutto, erbe medicinali e officinali, bacche, ortaggi e molto altro, in sinergia con le piante spontanee e gli animali che vivono quel particolare habitat”, spiegano i responsabili di Etifor-WOWnature, che si stanno occupando della realizzazione del progetto milanese. Tra alberi da frutto, piante perenni e arbusti di bacche commestibili, nella food forest si va così a creare un ecosistema nel quale la produzione del cibo avviene spontaneamente e in maniera sostenibile, con limitato impiego di energia e risorse naturali, oltre che di manutenzione umana. Oltre al cibo per l’uomo e gli animali che la abitano, la “foresta commestibile” offre piante officinali e legna da ardere e buona per le produzioni artigianali, ma soprattutto “permette di offrire al nostro pianeta una zona di biodiversità, creando un microclima particolare e producendo ossigeno, contrastando l’erosione e intrappolando sostanze organiche, ridonando spazio agli animali selvatici e domestici“. Il concetto alla base è, dunque, quello proprio della permacultura, ovvero quell’insieme di tecniche di agricoltura sostenibile che puntano a soddisfare i bisogni di produzione di cibo a scopo alimentare intaccando il meno possibile gli ecosistemi locali.

Il Parco Nord a Milano dove sorgerà la “foresta commestibile”

Cibo per la comunità

Il concetto delle food forest, tipiche dell’economia agricola di sussistenza nelle aree tropicali come il Kerala indiano, il Nepal e la Tanzania, fu importato in Occidente e adattato ai climi temperati già negli anni Ottanta dal britannico ( e vegano) Robert Hart, che ne sistematizzò, anche in chiave teorica, la struttura e il funzionamento e realizzò la prima in Inghilterra ispirandosi ai modelli asiatici. Nel tempo, gli “orti-bosco” si sono diffusi nel mondo come progetti di riqualificazione urbana, e non solamente con una valenza ambientale. La natura che riconquista i propri spazi diventa, infatti, con la “foresta commestibile”, una risorsa alimentare e sociale della quale tutti possono fruire liberamente, luogo di incontro e spazio educativo per la comunità intorno al cibo vegetale. E’ quello che succede, per esempio, alla Beacon Food Forest di Seattle, la più estesa degli Stati Uniti, che da una decina di anni ospita su una superficie di 2 ettari una grande varierà di alberi da frutto, ortaggi, cespugli e vitigni che contribuiscono al soddisfacimento dei bisogni alimentari dei cittadini, che lì si incontrano e partecipano alla sua manutenzione.

La food forest milanese

Negli ultimi anni, anche in Italia sono stati avviati diversi progetti simili, tra i quali la “Picasso Food Forest” di Parma, un grande “giardino-foresta” di oltre 5mila metri quadrati autofinanziato già dal 2012 da cittadini e attivisti del movimento “Fruttorti di Parma” con l’obiettivo di creare spazi pubblici “ricchi di biodiversità, che producano cibo sano e gratuito, luoghi in cui ci si scambia due chiacchiere, si imparano cose nuove e si condividono i frutti della terra“.

Esempio di biodiversità alla Picasso Food Forest di Parma

Con intento soprattuto didattico ed educativo nascerà a breve anche la nuova food forest di Milano. Il capoluogo lombardo conta già all’attivo un primo esperimento di “orto-foresta”, avviato quatto anni fa dall’associazione CasciNet che ha riqualificato, con i principi della permacultura, una vecchia discarica nella zona Est della città. Inizierà, invece, in ottobre la piantumazione delle oltre 2000 piante, tra alberi da frutto, arbusti e coltivazioni annuali di ortaggi, della più ampia food forest che si estenderà all’interno del Parco Nord, su una superficie di 10mila metri quadrati. Il progetto è nato in collaborazione con Etifor-WOWnature, spin-off dell’Università di Padova che si occupa di valorizzazione del patrimonio naturale, e con la catena di ristoranti That’s Vapore, che dalla scorsa estate sta devolvendo alla food forest il 50% degli incassi di ogni piatto vegetariano servito il sabato. Ma anche i cittadini possono partecipare: è attiva, infatti, una campagna di crowdfunding che permette di “adottare” una pianta e di partecipare poi alla sua piantumazione. Obiettivo dichiarato della nuova “foresta commestibile” che sorgerà alle porte di Milano: promuovere la biodiversità facendo cultura alimentare a partire dal cibo vegetale.

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