Dalle norme plastic free alla tutela animale: il “Green New Deal” del Conte-bis alla prova dei fatti

Tra i primi provvedimenti al vaglio del nuovo Governo Pd-M5S c’è il decreto clima, che dovrebbe contenere anche sconti per l’acquisto dei prodotti sfusi. Oltre alle misure plastic-free sono molte le questioni ambientali e animaliste sul tavolo del Conte-bis, che hanno però già subito una prima battuta di arresto

Aggiornamento 20/09

Neanche il tempo di annunciarlo che già il “decreto clima” del nuovo Governo Pd-M5S è stato bloccato. Non più tardi di ieri mattina vi davamo conto delle misure che l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte si apprestava a discutere in Consiglio dei Ministri in tema di politiche ambientali e in serata è arrivato lo stop. Il motivo sarebbe la mancanza di coperture finanziare alle misure messe sul tavolo dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. I colleghi di Governo di Costa avrebbero espresso la necessità di avere maggiori informazioni su i fondi necessari a sostenere le misure. Quello che si presentava come un decreto legge potrebbe quindi trasformarsi ora in un disegno di legge, con tempi di approvazione decisamente più lunghi. Tutto questo mentre il mondo si prepara al Summit dell’Onu sul cambiamento climatico in programma la prossima settimana a New York.

Cosa prevede il “decreto clima”

Tra le misure inserite nel “decreto clima” c’è anche un maxi-sconto su saponi e alimentari venduti sfusi. La misura prevede, dal 2020 al 2022, il riconoscimento di un contributo pari al 20% del costo di acquisto di prodotti sfusi e di imballaggi. Si tratterebbe di un vero e proprio sconto riconosciuto ai consumatori e rimborsato poi come credito di imposta per i venditori, nel limite di 10 milioni di euro all’anno. Tra i provvedimenti inseriti nel decreto ci sono anche incentivi per la rottamazione delle auto fino alle euro 4, finanziamenti per gli scuola bus green e l’istituzione di una “piattaforma per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria” sotto la guida del Presidente del Consiglio.

Il Green New Deal del Conte-bis

E’ da qui, dunque, che dovrebbe prendere avvio quello che nel programma di governo giallo-rosso è stato definito nelle scorse settimane il piano per un Green New Deal. Tra gli obiettivi dichiarati, l’adozione di misure che comportino “un radicale cambio di paradigma culturale” attraverso piani di investimenti pubblici che “dovranno avere al centro la protezione dell’ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”. “E’ necessario – hanno messo nero su bianco Pd e M5S –  promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la ‘transizione ecologica’ e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto”. In quest’ottica rientra anche l’impegno indicato nel programma di “inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale”.

Le cose da fare

Questo almeno nelle intenzioni delle due forze politiche, che più volte, nelle scorse settimane, hanno dichiarato di voler mettere al centro dell’alleanza di Governo proprio le politiche ambientali. Di capitoli aperti, in realtà, ce ne sono già diversi, a partire proprio dal tema “plastica” sul quale si è dimostrato nei mesi scorsi particolarmente sensibile proprio il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, riconfermato al suo posto nel nuovo esecutivo. A breve l’Italia dovrà, infatti, recepire la direttiva europea che ha messo al bando, a partire dal 2021, la plastica monouso (stoviglie, principalmente, ma anche cannucce e recipienti per bevande e cibi) regolamentando in chiave nazionale l’applicazione del divieto europeo e sanando quello che si profila all’orizzonte già come uno scontro con le aziende produttrici del settore. Da affrontare, a proposito di economia circolare, c’è anche il tema del cosiddetto “end of waste”. A proposito delle procedure che permettono di trasformare un rifiuto in una materia prima seconda da rimettere nei cicli produttivi, le aziende del mondo del riciclo chiedono, infatti, con insistenza una revisione delle norme approvate la scorsa primavera che, per un pasticcio burocratico, rischiano di bloccare l’intero sistema dell’economia circolare italiana.

A difesa degli animali

Molto meno dettagliato è l’impegno di Pd e M5S sul fronte della difesa animale inserito nel programma di governo, all’interno del quale si parla genericamente della necessità “di rafforzare la normativa per tutela gli animali contrastando ogni forma di violenza e di maltrattamento nei loro confronti”. Numerose sono, però, le questioni anche in questo caso già aperte sul tavolo del nuovo Governo, a partire proprio dal rafforzamento della legge sul maltrattamento animale. Lo stesso ministro Costa nei mesi scorsi si era detto favorevole alla revisione della legge 189 del 2004 “sia dal punto di vista penale, aumentando le pene per consentire di fare indagini più approfondite, sia di procedura penale, perché l’animale non può, ad esempio, essere affidato nuovamente a chi lo ha maltrattato”. Sospesa è anche la trasformazione in realtà dello stop all’uso degli animali nei circhi con la legge-delega attualmente all’esame del Senato. Fa capo al ministero della Salute, invece, il gruppo di lavoro istituito nei mesi scorsi dall’allora ministro Grillo per fare il punto sui metodi alternativi alla sperimentazione animale, che dovrebbe proporre un piano di azioni efficaci di sostegno a tali metodi.

 

 

 

 

 

 

 

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