Zone rosse e arancioni? “Per i cacciatori non valgono: è un sistema truffa”. La denuncia delle associazioni

Il sistema continua a funzionare e, puntualmente, viene smontato dai ricorsi al TAR delle associazioni per la difesa dell’ambiente.

“È necessario chiamare le cose con il loro nome: le deroghe per permettere ai cacciatori di muoversi nonostante i decreti per il contenimento del Coronavirus sono dei sistemi truffa”. Non usa mezze parole l’avvocato del WWF Domenico Aiello che racconta la situazione italiana dopo la denuncia corale insieme a Lipu, Enpa, Lav e Legambiente.

Cosa è successo

Lo scorso 14 gennaio la Corte Costituzionale ha disposto la sospensione dell’efficacia della legge della Regione Valle d’Aosta che prevedeva una deroga relativa alle attività di caccia alle normative contro il diffondersi del Coronavirus: i cacciatori potevano spostarsi senza limitazioni a differenza del resto della cittadinanza, poiché la caccia rientrava nelle “condizioni di necessità”. “La Corte Costituzionale – spiega a Vegolosi.it Aiello – ha messo in evidenza come queste deroghe mettessero in atto un “concreto e attuale rischio che il contagio possa accelerare di intensità, per il fatto di consentire misure che possono caratterizzarsi per minor rigore; il che prescinde dal contenuto delle ordinanze in concreto adottate”.

I cacciatori svolgerebbero, secondo le deroghe apportate da molte regioni (fra le quali Valle D’Aosta, Puglia, Calabria, Abruzzo, Toscana, Campania, Lombardia, Molise, Umbria, Sardegna e Veneto) un’attività necessaria per il contenimento delle specie soggette alla caccia. “Peccato – spiega Aiello – che la legge che regola queste attività, la 157 del 1992, preveda che siano le forze pubbliche a dover intervenire in queste attività di eventuale contenimento e non singoli cittadini. Inoltre – continua – la caccia per necessità va a colpire anche specie che non rientrano affatto nell’elenco delle specie da contenere”.
Eppure tutti i ricorsi che, puntualmente, le associazioni come WWF presentano al TAR contro queste deroghe, vengono vinte praticamente sempre: “Questo significa che si tratta di una violazione chiara e in più – spiega sempre l’ufficio legale WWF – di uno sperpero di denaro pubblico enorme”.

Si continua a cacciare in deroga

In questo momento, quindi, si caccia nonostante zone rosse o arancioni e il pericolo non è solo ipotetico. “In Calabria di recente – dice Aiello – un gruppo di cacciatori appena tornato da una battuta di caccia al cinghiale, si è poi riunita per una bella mangiata: è stato individuato un focolaio”. Insomma, sembrano esistere due pesi e due misure per categorie diverse di attività e cittadini. “Questo accade da sempre: i cacciatori nella realtà sono una minoranza – continua l’avvocato del WWF – ma il loro peso politico è sempre stato forte perché spostano pacchetti di voti e perché molti politici sono essi stessi cacciatori o hanno collegamenti con l’industria delle armi o con quella dell’abbigliamento sportivo”.

Nel comunicato le Associazioni di protezione ambientale spiegano di aver “già da tempo denunciato al Governo e alle stesse regioni, questa pericolosa deriva che sacrifica, in maniera ingiustificabile, la tutela della salute sull’altare degli interessi elettorali producendo diseguaglianze e disparità di trattamento tra i cittadini e continueranno a denunciare, tanto in sede istituzionale, quanto in sede giudiziaria, ogni futuro simile tentativo.”

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