The Vegetarian, dalla Corea un libro-capolavoro

Ha appena vinto il Man Booker International Prize, il più importante premio letterario inglese per la narrativa tradotta: è un’opera controversa, cruda e intrisa di horror tipicamente orientale.

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The Vegetarian: A Novel(in ital. La Vegetariana) dell’autrice della Corea del Sud Han Kang ha appena vinto il Man Booker International Prize, il più importante premio letterario inglese per la narrativa tradotta.

Il libro 

Han Kang, che si è avvalsa della traduzione di Deborah Smith, ha sbaragliato una folta concorrenza di altri 154 candidati, tra cui anche il Nobel Orhan Pamuk. Cosa racconta il libro? Racconta la storia di una donna, Yeong-hye, che decide di diventare vegetariana dopo alcuni incubi ricorrenti per condurre una vita più simile a quella di un albero. La controversa decisione provocherà reazioni spropositate nel padre e nel marito, con una forma di sadismo sessuale fino a quel momento mai manifestata: le crudeltà subite la indurranno anche a tentare il suicidio. Le recensioni la descrivono come un’opera cupa, violenta ed eccentrica.

Essere vegetariani in Corea del Sud 

C’è chi dice che andare in Corea da vegetariani è come andare a Nashville se si odia la musica country. Cosa vuol dire? Che la grande maggioranza dei ristoranti in Corea non prevede specialità vegetariane e che la carne e il pesce sono presenti (anche in piccole quantità) in quasi tutti i piatti: ad esempio nel Kimchi, cavolo fermentato che contiene gamberetti, o nelle zuppe. Se consideriamo che in Corea, poi, non esiste un termine preciso per indicare i vegetariani e che per cultura non si chiede al ristorante “Mi può fare senza questo? Può mettere questo invece di questo?”, ben si capisce come, ad eccezione di Seoul, la situazione non sia delle più rosee. Forse però è servito ad ispirare l’autrice Han Kang per questa deliziosa novella dark.

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