Scimmiette clonate, Grazioli: “Questa scienza non ha portato risultati”

Il dottor Oscar Grazioli, medico veterinario e fondatore dell’associazione “Oltre la Sperimentazione Animale”, ci spiega che cosa significa la clonazione delle due scimmiette nei laboratori cinesi.

Scimmie-clone

L’immagine delle due scimmie clonate ha fatto il giro del mondo in poche ore. Abbiamo raggiunto il dottor Oscar Grazioli, medico veterinario e socio fondatore e consigliere di  O.S.A. (Oltre la Sperimentazione Animale) associazione ONLUS di laureati in discipline scientifiche ed in campo biomedico che “hanno a cuore la salute delle persone e la Ricerca Scientifica, quindi sono convinti che il progresso scientifico debba compiersi mediante tecniche avanzate, trasparenza e onestà, nel rispetto di ambiente ed animali”. A lui abbiamo chiesto una riflessione sulla clonazione dei due macachi.

Qual è l’obiettivo della clonazione delle scimmie?

A detta di chi l’ha effettuata, ovvero i ricercatori cinesi, si potrebbe teoricamente avere un numero quasi infinito di cavie a basso costo per la sperimentazione su malattie “simili” a quelle umane. Inoltre l’omogeneità del patrimonio genetico porterebbe a risultati più veritieri. In realtà i costi sono astronomici, si tratta di organismi dalla salute già minata in partenza (vedi la pecora Dolly). Inoltre abbiamo già milioni di ratti inbred (riprodotti in stretta consanguineità) con patrimonio genetico uniforme e questo non ha portato alcun vantaggio alla ricerca di farmaci risolutivi sulle devastanti malattie croniche umane. In altri termini, ho la netta sensazione che i cinesi abbiano solo gonfiato i muscoli.

La clonazione è il risultato di un iter”indolore” per gli animali? 

Per niente, anzi è una sorta di calvario. Per ottenere le due scimmiette clonate ci sono voluti un numero imprecisato di tentativi. Sempre a detta dei ricercatori cinesi, ben 79 embrioni sono stati impiantati in 21 madri surrogate: Zhong Zhong e Hua Hua sono le uniche scimmiette nate vive su 6 gravidanze. Del resto, la pecora Dolly era stata l’unica nata con successo su 277 embrioni impiantati. “Abbiamo provato diversi metodi – ha affermato Qiang Sun, direttore del Nonhuman Primate Research Facility dell’Accademia cinese delle scienze – solo uno ha funzionato. Ci sono stati tanti fallimenti prima di trovare la strada per clonare con successo una scimmia”. Non mi pare proprio che sia un iter indolore.

La pecora Dolly insieme al Professor Sir Ian Wilmut, a capo del gruppo di ricerca che ha lavorato alla clonazione dell’animale nel 1996. L’animale ora è esposto, imbalsamato, presso il National Museum of Scotland

La sperimentazione sulle scimmie è più funzionale al risultato rispetto a quella, per esempio, sui ratti?

Apparentemente potrebbe sembrare di sì, vista la vicinanza fiologenetica dei primati non umani con l’uomo. In realtà, anche se condividiamo gran parte del patrimonio genetico di uno scimpanzé, siamo profondamente dissimili a causa della diversità della “costruzione” aminoacidica e soprattutto perché non dobbiamo dimenticare che non esiste solo il DNA, ma anche l’ambiente con cui esso deve confrontarsi. D’altronde dove ci hanno portato decenni di studi sulle scimmie, per trovare rimedi ad Alzheimer, Parkinson, SLA, Sclerosi a placche? Solo fallimenti, così come come tali sono stati tutti i vaccini anti AIDS, per ultimo quello della nostra Ensoli che funzionava perfettamente nelle scimmie ed è stato un disastro nell’uomo con tanto di scimmie sacrificate inutilmente e un sacco di soldi pubblici gettati al vento.

Che cosa significa a livello generale, come messaggio alla comunità scientifica, la notizia della clonazione?

Certi “scienziati” sono sempre elettrizzati, quando esce una qualunque novità, specie se poi è così eclatante come la clonazione di animali. Non si pensi, però, che tutti i ricercatori facciano il loro lavoro come opera di beneficenza nei confronti della salute umana. Il business di Big Pharma è sempre ben presente. La Senatrice Cattaneo, nota fans della sperimentazione sugli animali ha scritto su Repubblica che (cito a braccio) la scienza deve andare avanti nonostante tutto. Personalmente credo che debbano esistere dei limiti etici imposti alla ricerca scientifica, altrimenti si dovrebbe giustificare l’operato dello “scienziato” americano che si ostina, da decenni, a trapiantare teste di scimmia e magari anche quello del Dr. Mengele (criminale di guerra tedesco noto per i suoi esperimenti su cavie umane) che forse pensava di fare dell’ottima ricerca scientifica “nonostante tutto”, ma è quel “nonostante tutto” che, almeno per quanto riguarda Mengele, credo non sia proprio giustificabile. O no?

Quali sono i motivi per cui, secondo il movimento contrario alla sperimentazione animale, quest’ultima non serve a nulla?

Esiste un problema etico che O.S.A. lascia portare avanti alle associazioni animaliste. Noi ci occupiamo del lato scientifico. Il discorso sarebbe lunghissimo, ma basti pensare ai risultati ottenuti nel campo delle malattie croniche neurodgenerative che affliggono l’umanità, per comprendere che studiarle su modelli artificiali imposti a ratti e topi non ci ha portato da nessuna parte e mai ci condurrà agli obiettivi che la scienza , quella vera, deve proporsi di raggiungere con sistemi validati e non campati per aria.

Quale potrebbe essere la fine delle due scimmiette cinesi?

Sicuramente finiranno come la pecora Dolly, soppressa a 6 anni dopo varie malattie ultima delle quali un raro cancro al polmone. Solo che i ricercatori cinesi negheranno tutto.

La clonazione delle scimmie è l’anticamera della clonazione umana?

Personalmente sono convinto che in qualche laboratorio tenuto assolutamente segreto, l’uomo sia già stato clonato. Del resto la tecnica è la stessa della pecora Dolly e delle scimmiette. Quindi, perché no? Pensate che certi paesi si pongano molti scrupoli etici sul calvario e il dolore delle madri surrogate? Uno scenario da Blade Runner. No, peggio, Blade Runner ormai è datato.

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