Gli animali non sono cose: il viaggio dell’orrore delle mucche verso la Turchia

Macelli

Gli animali vengono considerati cose: non ci sono altre spiegazioni davanti alle ennesime immagini fornite da AWF | TSB Zürich e Eyes On Animals e diffuse dall’associazione Compassion in World Farming (CIWF). Il video racconta dei viaggi verso la Turchia e la Bulgaria di mucche destinate alla macellazione. Per chi da anni si occupa di cultura vegana, queste immagini non sono nuove, ma ogni volta queste cronache dall’inferno si arricchiscono di nuovi particolari e azioni umane sempre più lontane dall’immaginabile.

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In questi viaggi di export (che partono anche dal nostro paese) verso stati membri dell’Unione Europea, gli animali rimangono lunghi giorni in sosta alle frontiere senza acqua e cibo, spesso feriti o agonizzanti, costretti a abbeverarsi con le loro stesse deiezioni, feriti, spaventati; alcune mucche sono prossime al parto e i vitelli vengono fatti nascere sullo stesso camion e immediatamente allontanati dalla madre per essere messi direttamente nel camion davanti: quello dedicato ai cuccioli.
Le immagini mostrano anche una mucca a cui viene squarciato il ventre in una sorta di taglio cesareo improvvisato per permettere al vitello di venire al mondo, anche se già morto. La mucca, ovviamente perfettamente cosciente, viene caricata nuovamente sul camion, con le budella fuori dal corpo, per poi essere macellata, sempre da viva, direttamente in strada.

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La petizione lanciata da CIWF chiede all’Unione Europea di vietare le esportazioni verso la Turchia di animali vivi, ma la visione di queste inchieste dovrebbe aprire ben altre finestre di riflessione. Come è possibile che questo sia ancora tollerabile? Come è possibile che si possano davvero ancora considerare questi animali delle “cose” da “aprire”, buttare, distruggere, a cui non portare il minimo rispetto. Come, di nuovo, è possibile voler non sapere o, ancora peggio, fare finta di non sapere che cosa accade a questi animali che poi diventano cibo, un cibo di cui non c’è più alcun bisogno se mai ce n’è stato. Non è più tempo, non è più immaginabile: qualcuno ha chiamato la nostra era “Antropocene”, ossia quei millenni in cui l’uomo ha operato e sta operando sul mondo per modificarlo, adattandolo alle sue esigenze (spesso distruggendolo in modo irreversibile): che questa era sia, invece, l’era della presa di coscienza individuale e globale di questa inutile e barbarica mattanza che avviene nonostante tutto quello che si sa, o che si fa finta di non sapere.

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