Il miele è vegano?

Dietro la produzione di miele industriale c’è spesso l’allevamento intensivo delle api che, al pari di tutti gli altri animali, vengono condannate a sofferenza e morte

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Il miele è vegano? Generalmente no, il miele non è un prodotto vegano. Le api non producono il miele per noi umani, proprio come le mucche non fanno il latte e le galline non fanno le uova affinché noi le possiamo mangiare. Esiste una diatriba circa il modo in cui le api, soprattutto a livello artigianale, vengono allevate e nutrite e, soprattutto su internet, le informazioni che si trovano a riguardo sono molteplici e discordanti.

Partiamo da un presupposto certo: le api ricoprono un ruolo chiave nel mantenimento dell’equilibrio del pianeta e la sopravvivenza di tutte le creature, compreso l’essere umano. Sono inoltre insetti con un sistema nervoso molto sviluppato e dunque provano dolore al pari degli altri animali (come dimostrato da molti studi). Per questo molti vegani rinunciano a consumare il miele e tutti gli altri prodotti dell’apicoltura (come propoli, cera, pappa reale) nel momento in cui scoprono che anche dietro l’allevamento di api, come per tutti gli allevamenti intensivi e industriali, c’è sofferenza e morte.

Infatti, sebbene spesso sembri una forma di allevamento molto più compatibile con lo stato naturale degli animali, anche il più attento degli apicoltori non potrà fare a meno di calpestare e uccidere un buon numero di api nel processo di verifica delle condizioni dell’alveare e di estrazione del miele.

Non è peraltro un’estrazione che riguarda solo il miele in eccesso: spesso viene “rubato” tutto quello immagazzinato nel periodo estivo e in sostituzione si nutrono le colonie con sciroppo di zucchero per tutto l’inverno. Non trattandosi però di un alimento adeguato ed equivalente alla dieta naturale, espone le api a diverse malattie e quindi abbassa la loro durata di vita. Per questo motivo, allo zucchero vengono spesso aggiunti diversi antibiotici (tetraciclina, terramicina) che espongono le colonie selvatiche ad un maggior rischio di epidemie.

Per evitare poi che la colonia consumi il miele immagazzinato prima dell’inverno, che può superare i 25 chilogrammi, gli apicoltori distruggono gli alveari con metodi crudeli (scuotimento, getti d’aria, infumicazione, surriscaldamento) e acquistano una nuova colonia a fine inverno mentre le regine (spesso inseminate artificialmente, con conseguente morte del maschio) vengono soppresse ogni due anni (in natura vivono fino a cinque), quando la loro capacità di deporre uova declina, rendendone il mantenimento economicamente svantaggioso.

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Oltre alla motivazione etica che sta dietro la rinuncia al miele, anche la motivazione salutistica ha il suo peso in questa scelta: il miele non è affatto un alimento indispensabile nella dieta, anzi. Il suo uso infatti, come afferma Marina Berati (della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana – SSNV) viene sconsigliato a chi soffre di asma o allergie e ai bambini al di sotto dei 12 mesi dal momento che il loro sistema digestivo non è compatibile con le spore batteriche potenzialmente presenti nel miele e in alcuni casi può causare il botulismo infantile. Il miele è piuttosto facilmente sostituibile dal malto che ha la stessa esatta consistenza ed è altrettanto dolce e più sano.

Non bisogna dimenticare infine che da alcuni anni si ipotizza che questi preziosi insetti siano in pericolo per via dell’uso smodato di alcuni pesticidi e del cambiamento climatico (oltre che del loro sfruttamento in qualità di insetti impollinatori): vale la pena sterminarle per un alimento il cui consumo non è affatto necessario?

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Di diverso avviso Francesca Gobbo, giornalista e apicoltrice biologica intervistata proprio in merito al legame miele-veganismo dal Corriere della Sera e titolare dell’azienda “Miele Dal Cont” in provincia di Udine, che produce miele dagli anni ’70.

«Come tutti gli animali anche le api possono ammalarsi, ma questo non significa che vengano tenute in cattive condizioni dagli apicoltori. Le patologie più comuni sono le virosi, paragonabili alle nostre influenze, e gli attacchi dell’acaro Varroa Destructor, che fa nascere api deformi. In questi casi l’apicoltura tradizionale usa dei farmaci, come gli acaricidi nebulizzati, che però si depositano nella cera dell’alveare rischiando che dei residui contaminino il miele, mentre quella biologica sceglie dei trattamenti “meccanici”: si eliminano le uova e le larve malate, in alcuni casi siamo costretti a sacrificare l’intera famiglia».

Mentre riguardo l’uccisione dell’ape regina precisa che: «Si tratta di una pratica poco comune anche a livello industriale, legata alla selezione genetica della razza. Ma gli apicoltori artigianali, che in Italia sono la maggioranza, lasciano che la fecondazione avvenga in modo naturale e che l’ape regina venga naturalmente sostituita, alla morte, da un’altra di quelle allevate dall’alveare all’interno delle celle reali».

Il suo consiglio per l’acquisto di un miele etico è rivolgersi direttamente all’apicoltore per porgli tutte le domande del caso ed essere sicuri di come le api vengono trattate. Certamente da evitare il miele acquistato al supermercato, «dove spesso si trovano mieli non italiani (o in cui il miele italiano è miscelato con quello proveniente da altri Paesi) e termotrattati per restare sempre liquidi, con la conseguente distruzione di enzimi che li rende praticamente degli sciroppi di zucchero».

Serena Porchera

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