Il sogno di Ilaria: intervista a Luigi Civita

Il sogno di Ilaria: intervista a Luigi Civita

Ci sono una bambina, un gatto, un uovo e… una storia che racconta del rispetto per il diverso, l’amore per gli animali, la realtà dura degli allevamenti intensivi delle galline. Niente tinte fosche, niente proclami politici, solo una storia, una bella storia. Abbiamo incontrato l’autore de Il sogno di Ilaria, Luigi Civita.

Qual è il sogno di Ilaria?
Il sogno di Ilaria è un sogno di libertà. E’ il sogno di tutti coloro che vorrebbero un mondo diverso dove non ci sono prigionieri innocenti, a qualunque specie si appartenga, dove le galline possono razzolare libere e senza paura, dove il lupi possono ululare alla luna senza pericoli, dove tutti gli animali non umani non sono più vittime dell’Uomo.

Forse qualcuno potrebbe dire che parlare ai bambini di allevamenti intensivi di galline non sia giusto, che sia “presto”. Secondo te quando può nascere la consapevolezza?
Il libro affronta il difficile tema degli allevamenti intensivi di galline in maniera delicata, senza traumi. Non a caso la copertina è stata realizzata a tinte pastello, perché sono quelle le tonalità che predominano in tutta la storia. Il testo si presta però a diverse chiavi di lettura, a seconda dell’età. I più piccoli troveranno una storia delicata, a tratti anche divertente, che si conclude con un messaggio di speranza. Quelli più grandicelli capiranno che si parla anche di diversità: un pulcino e un gatto imparano a interagire scontrandosi con i loro rispettivi ruoli naturali, quelli di preda e di predatore. E si parla di comunicazione: la bambina che conosce il linguaggio degli animali, a differenza degli altri umani attori della vicenda. Secondo me la consapevolezza si costruisce giorno dopo giorno, crescendo. Non deve essere una doccia gelata. I bambini devono imparare fin da piccoli i concetti di diversità, di similitudine, di alterità, ma prima di tutto di empatia. E lo si fa con una corretta educazione, tappa dopo tappa e senza forzature.

Il sogno di Ilaria - di Luigi Civita

Le scuole che ruolo hanno in questo percorso riguardo la cultura alimentare?
Le scuole avrebbero senz’altro un ruolo fondamentale, ma purtroppo al momento credo che ci sia ancora poca conoscenza e, in alcuni casi, ignoranza. Per esperienza personale, posso dire che il più delle volte mi viene chiesto di non affrontare in maniera diretta il tema dell’alimentazione. Per poter parlare liberamente di scelta vegetariana o vegana a scuola dovremo lavorare ancora molto. D’altra parte, è un argomento che incuriosisce i ragazzini più sensibili, più informati, più attenti a quel che accade intorno a loro. In ogni caso, Il sogno di Ilaria non parla di scelte vegane, ma si concentra sul discorso degli allevamenti intensivi. Getta un seme, ma sarà poi compito dei genitori o degli insegnanti approfondire l’argomento.

E i genitori?
Spesso genitori e insegnanti non sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, causando confusione nelle menti giovani. Spesso quel che viene raccontato a scuola è poi vanificato dall’esperienza familiare. Certo, una corretta educazione alimentare in casa è senz’altro il primo passo per una crescita equilibrata del bambino; e lo aiuta ad essere più completo.

Tu sei vegano. Ci racconti il tuo percorso.
Sono vegetariano da oltre venti anni, ma vegano da molto meno. La consapevolezza della sofferenza animale è dentro di me praticamente da sempre; avrei fatto la scelta vegetariana molto prima, forse ai tempi delle scuole medie, ma allora non c’era informazione in merito, e i miei genitori non avrebbero mai accettato. Poi, conquistata una maggiore autonomia, ai tempi dell’università, per me fu naturale smettere di mangiare la carne e i suoi derivati. Il sogno di Ilaria, poi, ha rappresentato un altro momento importante. Ero già a conoscenza da anni delle criticità legate agli allevamenti, ma non mi sentivo pronto ad affrontare di nuovo il mondo, a fare un nuovo “coming out”. Ma il libro nasce dal mio profondo, è di fatto una drammatizzazione letteraria dei sentimenti che nutrivano la mia anima, e allora è stato di nuovo tutto naturale. Graduale e naturale.

Perché ti sei rivolto ai bambini?
Da anni svolgo a titolo di volontariato attività educativa con i bambini e con i ragazzi, nelle scuole di ogni ordine e grado. E nel corso dei miei progetti mi sono scontrato con la carenza, se non l’assenza, in letteratura per l’infanzia, di materiale che affrontasse in maniera diretta tematiche specifiche come appunto gli allevamenti.  E allora ho iniziato a scrivere da me quello di cui avevo bisogno. Il sogno di Ilaria è nato in viaggio. Cullato dall’ondeggiare del treno, mi svegliai improvvisamente con un’immagine nella mente: un uovo che rotolava lungo la collina. Un’immagine tenera, dolce, che non volevo perdere. Così, accesi il mio netbook e iniziai a descrivere la scena. Piano piano la storia prese forma e, nei giorni successivi, ogni sera, mi ritrovai davanti al computer perché ero curioso di sapere cosa sarebbe accaduto. La storia non era nella mia mente, ma fluiva spontanea, naturale, senza nessun intervento cosciente. E così ho conosciuto Piopio, Tritolo, Marzia e tutti gli altri attori. Con un finale che non conoscevo.

Infine: il tuo piatto preferito e quello che consiglieresti alle mamme per i loro bambini?
La pasta con le fave: ne mangerei a tonnellate. Ma anche le orecchiette con i broccoli. Per non parlare dei legumi, in tutte le salse. E potrei mai fare a meno dei cibi speziati, tipici della cucina indiana? E dei dolci? Eh, sì, un vegano mica rinuncia ai dolci. Ho anche vinto un contest di pasticceria vegan con i miei Boungy, la versione di Gino dei Bounty…! Alle mamme consiglierei di far provare ai loro bambini di tutto, ma senza forzature; di variare continuamente, di uscire dai soliti binari e cercare soluzioni alternative. Il mondo dei vegetali è vario, non esistono solo quelli che solitamente abbiamo nel frigorifero. Un bambino abituato a mangiare di tutto avrà un ampio bagaglio di emozioni gustative. Io l’ho costruito da adulto, perché da piccolo ero piuttosto schizzinoso. E ricordiamo che a tavola si deve stare per piacere e non per dovere.

Il sogno di Ilaria
Luigi Civita con Silvana Verduci
La Quercia Editore
euro 10,00

Intervista di Federica Giordani

Illustrazione di Silvana Verduci

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