Carne di delfino al ristorante in Italia

Carme di delfinoFiletto di delfino essiccato nel piatto: basta usare la parola d’ordine e in pochi minuti, sul tavolo di alcuni ristoranti laziali, arriva il “mosciame” di cetaceo. La notizia, portata alla ribalta da un servizio inchiesta del programma “Le iene” svela qualcosa di cui si parlava anche qualche anno fa (si trovano articoli datati 2005 sul Corriere della Sera): il commercio e la cucina a base di carne di delfino non sono finiti.

Nonostante un decreto legge (quello del 3 maggio 1989) che vieta espressamente di “pescare, detenere, trasportare o commerciare esemplari” di cetacei, tartarughe e storioni nel nostro paese se non per “motivate esigenze di conservazione faunistica o di ricerca scientifica”, in alcuni luoghi il filetto di delfino, definito “mosciame” (piatto che può essere realizzato anche con la carne di tonno), rimane una prelibatezza, ovviamente segreta. Il servizio mostra come, conoscendo le persone giuste e le parole d’ordine, esistono ristoranti in cui è possibile degustare la carne di questo cetaceo, oppure acquistarla per un prezzo che si aggira attorno ai 180 euro al chilo (più o meno come la bottarga). Spesso, come raccontano i protagonisti delle immagini dell’inchiesta, i delfini rimangono impigliati nelle reti e i pescatori, invece di segnalare la situazione alla Capitaneria di Porto, li trattano, sfilettandone la carne, per poi smerciarli in maniera clandestina. I delfini finiti nelle reti possono essere già morti, o vengono finiti una volta issati sui pescherecci. Ma non solo: succede anche che questi cetacei vengano cacciati apposta per questa finalità, dato che il mercato esiste ed è anche redditizio. Nella tradizione culinaria italiana i piatti a base di delfino non sono nuovi ed i territori in cui il mosciame rappresentava una prelibatezza locale erano soprattutto Liguria e Sardegna. A quanto pare anche il Lazio, ora, si aggiunge alla lista.

Questa pratica è illegale e spesso, per sfuggire ai controlli, i pescatori sfilettano il delfino facendo in modo che la carcassa assomigli a quella di un tonno o di un pescecane. La speranza è che questo servizio televisivo, possa fungere da deterrente per tutti coloro che ancora praticano questo tipo di commercio e mettere in guardia anche i consumatori. C’è inoltre da ricordare che i delfini, essendo al vertice della catena alimentare, hanno spesso carni cariche di elementi tossici come il mercurio, dannoso per la salute umana, per non parlare, a priori, della pratica decisamente avvilente di nutrisi di una specie minacciata non solo dalla pesca intensiva ma anche dall’inquinamento da plastica sempre più grave dei nostri mari (su questo argomento è illuminante il documentario di Candida Brady “Trashed” con Jeremy Irons). Infine, forse non è inutile ricordare che i cetacei, ed in particolare i delfini, sono animali con una spiccata e comprovata intelligenza che possono essere tranquillamente affiancati ai nostri più comuni animali domestici.

QUI IL VIDEO DEL SERVIZIO

Federica Giordani

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