Coriano, lupo ucciso e appeso alla pensilina del bus: trovati i colpevoli

Un 82enne e un 43enne sono accusati di maltrattamento, cattura, uccisione e furto aggravato, schiaccianti le prove a loro carico.

Lupo Coriano

Aggiornamento del 16 Maggio 2018

Ci sono voluti sei mesi ma alla fine i responsabili dell’uccisione del lupo che è stato poi appeso a testa in già a Croniano in provincia di Rimini sono stati scoperti. I due uomini, di 82 e 42 anni, lavoratori di un’azienda agricola, sono stati inchiodati dalle immagini di alcune telecamere a circuito chiuso della zona che hanno permesso di individuare l’autoveicolo sul quale erano a bordo i due uomini. Il mezzo è stato perquisito dai carabinieri Forestali di Rimini che hanno individuato tracce ematiche e peli il cui DNA corrisponde a quello dell’animale trovato ucciso barbaramente.

Grazie all‘autopsia è anche stato possibile chiarire in che modo il lupo è stato ucciso: prima è stato avvelenato e poi colpito con un bastone fino a spaccargli la scatola cranica. Si attende ora, dopo la denuncia, il rinvio a giudizio durante il quale le associazioni animaliste, come l’Enpa, hanno già detto si costituiranno parte civile. Il comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Rimini, Aldo Terzi ha spiegato: “Abbiamo dovuto aspettare un po’ di tempo prima di procedere perché volevamo avere prove schiaccianti e le abbiamo ottenute grazie alle sofisticate tecniche di comparazione del DNA”.

Ma non è tutto: come riporta Rimini Today, durante la perquisizione dell’azienda agricola i carabinieri hanno scoperto anche altri orrori: macellazione clandestina, detenzione di animali pericolosi, maltrattamento animale, reati per i quali è stato denunciato a piede libero il titolare dell’azienda, un altro uomo di 48 anni e lo stesso 82enne già protagonista dell’uccisione del lupo.

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Il sangue è colato fin sulle sedie di plastica arancioni della pensilina: il lupo grigio, un esemplare adulto, pare sia stato ucciso con dei colpi alla testa, forse con un badile o un forcone. Siamo a Coriano, in provincia di Rimini: è qui che è stata scattata l’immagine che mostra un nuovo caso di violenza ai danni dei lupi del nostro paese.

A scoprire il cadavere dell’animale, secondo alcune testimonianze, sarebbero stati dei ragazzi mentre andavano a scuola; sul posto sono interventi i Carabinieri di Coriano e la Forestale di Rimini che immediatamente hanno raggiunto la fermata del bus e, una volta liberato l’animale dal suo indegno palco di violenza, lo hanno inviato all’Istituto Zooprofilattico per accertarne le cause della morte. Se in un primo momento l’ipotesi è stata quella dei colpi di arma da fuoco, ora si ipotizza che le ferite erano state inflitte a furia di colpi, forse con un forcone appuntito, dopo che l’animale era stato bloccato da una trappola.

L’associazione Gaia Animali e Ambiente ha subito espresso il suo sdegno a proposito della vicenda e non solo con parole di circostanza, ponendo il punto su un fattore determinante: “Quanto accaduto è una barbarie ed è intollerabile – scrive il presidente della Onlus, Edgar MayerI colpevoli devono essere individuati. “Gente che si comporta così rappresenta il fallimento dell’educazione familiare, scolastica e di tutta la collettività umana”, continua Meyer. “In che contesto sono cresciuti? Dove vivono questi sub-umani? Bisogna ripartire da zero. Ecco, anche, il perché della denuncia. La società civile deve difendersi da individui così palesemente sottosviluppati”. 

Se è vero che il lupo è sotto attacco da tempo, da quando si è tornato a parlare dell’emergenza legata alla sua convivenza nei territori popolati anche dall’uomo, il bracconaggio continua e, non solo, viene esibito come in una sorta di macabro avvertimento alla società civile. Ma qual è il messaggio? Forse “Se lo Stato non interviene, noi uccideremo comunque questi animali?” o ancora peggio si tratta solo di mitomani che, per emulazione delle decine di casi raccontati, cerca solo la goliardata ai danni dei più deboli? Ma ha ragione da vendere Mayer, dobbiamo davvero difenderci da individui come questi, che dimostrano solamente quanto essere vigliacchi non abbia un limite certo, ma si possa sempre scavare più in basso.

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