Le vittime “pianificate” dell’uragano Florence: morti milioni di animali

Sono oggetti che verranno semplicemente rimborsati, alcuno galleggiano già morti da giorni, altri stanno cercando di salvarsi sui tetti dei capannoni o nei porticati delle case ormai evacuate.

Quello che sta accadendo nel Nord della Carolina era previsto dagli allevatori e anche dalle assicurazioni. I piani di evacuazione statali in caso di grandi calamità come quella dell’uragano Florence, prevedono il salvataggio delle persone e degli animali di affezione (cani e gatti in particolare), ma mucche, galline e maiali sono “res“, cose, beni di proprietà e la loro morte varrà semplicemente rimborsata dai piani assicurativi.

Secondo le stime più recenti, anche se si tratta di calcoli per difetto e che non saranno mai del tutto precisi, al momento si calcola che siano già morti annegati

  • 3, 4 milioni di polli e galline
  • 5, 5 milioni di maiali (sui 9 milioni presenti in Carolina)

I volontari che cercano il miracolo

Gli animali sono stati abbandonati al loro destino, affogati in milioni di litri d’acqua riversati dall’uragano sulle terre agricole degli Stati Uniti. Sono molti i volontari che stanno girando con le imbarcazioni alla ricerca di qualche animale ancora intrappolato. Molti sono cani e gatti; i video della Peta, raccontano del lavoro difficile, delle speranze date da leggeri miagolii fra le macerie, ma salvare un maiale o una mucca non è di certo facile, basti pensare a che cosa significa in termini “logistici” trasportare un corpo che può pesare decine e decine di chili. Secondo i dati riportati dal “The Guardian“, uno dei pochi quotidiani internazionali che si è occupato con un servizio fotografico e documentaristico (ad opera dell’attivista e fotografa Joahn Mcarthur) della situazione, gli animali morti durante questo disastro ambientale sarebbero il doppio di quelli registrati nel 2016 con l’uragano Matthew.

Non solo annegati, il dramma non finisce

Quello che si teme maggiormente sono le morti collaterali di altri milioni di animali rimasti isolati ma all’asciutto, in zone del paese i cui collegamenti sono completamente interrotti. Non potendo portare mangime ed acqua, questi polli, tacchini, maiali e mucche, con grande probabilità moriranno di stenti. Anche l’aspetto ambientale è a rischio: tutti i liquami degli allevamenti, decine di tonnellate di feci animali, si sono riversate in acqua e vagano attraverso terreni e campi portando con sé conseguenze che hanno nomi pericolosi come Salmonella ed Escherichia Coli.

L’ecatombe dipende da noi

Il vero problema, chiaramente, non è l’uragano, né un possibile terremoto, bensì il fatto che milioni di animali siano stipati in gabbie e capannoni per garantire la sopravvivenza di un sistema di produzione che va contro ogni logica morale. Questi animali non dovrebbero essere lì, e lo sono solamente perché considerati oggetti sacrificabili; si tratta di macchine metaboliche che ingeriscono cibo per produrre (in modo totalmente inefficiente) altro cibo. La soluzione non è immediata bensì politica e sociale: l’alimentazione a base vegetale è la risposta, il cambiamento dei nostri stili alimentari è l’unica vera risposta a questa ennesima ecatombe, solo più evidente di quella che si verifica in ogni caso ogni giorno nei mattatoi.

Foto di apertura Jo-Anne McArthur for the Guardian

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