Anonymous for the Voiceless: “Gli “onnivori” non sono nemici, bensì alleati”

Intervista a tre attivisti del gruppo nato in Australia nel 2016 e che con un metodo “passivo” mostrano, a chi è aperto all’ascolto, il vero volto della produzione di carne, latte e uova

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Lo chiamano “cubo della verità“: ci sono una ventina o più attivisti, si posizionano dal nulla al centro di una piazza, alcuni con le maschere di Guy Fawkes a coprire il volto e, formando un quadrato, mostrano attraverso gli schermi di computer immagini tratte dalle investigazioni nei macelli, negli allevamenti intensivi. Alessio, Alberto e Melissa, tutti ragazzi sotto i trent’anni, hanno deciso che questa è la migliore forma di attivismo: “E’ aperta, inclusiva e profondamente efficace, più di tutte le altre alle quali abbiano partecipato”.

Si tratta di un metodo passivo – spiega Alberto – le persone si avvicinano, guardano e così si minimizzano i rischi di comunicazione, non c’è mai un approccio aggressivo: chi è pronto, aperto all’argomento si ferma, parla con noi, si confronta”.

La piazza non è uno spazio facile, in nessun caso, a maggior ragione se l’argomento sono le violenze atroci commesse ai danni degli animali che fanno parte del sistema di produzione alimentare moderno, eppure Alessio spiega: “La nostra è una comunicazione furba, passatemi il termine: nessuno si sente preso con le spalle al muro, anzi, dialoghiamo insieme a chi si avvicina e cerchiamo di usare le parole giuste”.

Insomma un aspetto chiaro dell’attivismo di Anonymous for the Voiceless (gruppo presente in 42 città solo in Italia e poco meno di mille nel mondo) è chiaro: “La violenza, l’aggressività, non servono a nulla. Chi non la pensa come noi non è un nemico, non lo stiamo combattendo, bensì stiamo cercando di farcelo alleato”. Melissa spiega: “Io non parto mai dal presupposto che le persone siano cattive o che mangino carne per quello, bensì che non conoscano la situazione e siano solo profondamente prevenute verso chi è vegano, ci vedono un po’ come alieni anche a causa di un’immagine pubblica spesso molto distorta dai media”.

“Bisogna avere un approccio intelligente – continua Melissa – evitare a tutti i costi la creazione di un muro “Noi/voi”; il gruppo cerca di usare un linguaggio appropriato e dal timbro socratico: ti pongo domande, cerco di capire il tuo punto di vista e ti racconto quale è stata la mia esperienza ossia che anche io non avevo capito, che ho mangiato carne, che ero esattamente così come è ora la persona con la quale sto dialogando; mettersi sullo stesso piano è la cosa migliore.”

Ma quali sono le reazioni del pubblico? “Le più svariate – spiega Alberto – c’è chi se ne va e abbassa gli occhi, c’è chi si ferma ma non parla con noi, c’è chi dialoga molto e a volte ci si trova perfettamente su terreni comuni, ci sono anche molto scambi divertenti”. Il terreno più semplice è quello dei giovani: loro sono vere “spugne”, spiegano gli attivisti, “sono decisamente meno condizionati dalla società, c’è stato meno tempo affinché ciò accadesse e fra di loro certamente le donne sono quelle più sensibili all’argomento”.

Quello di “Anonymous for the Voiceless” è un movimento giovane, ma cosa ne pensa degli altri gruppi animalisti ? “La frammentarietà c’è – conferma Alessio – ma credo sia del tutto umana, ognuno ha approcci diversi, è vero, ma tendiamo tutti allo stesso obiettivo, ossia cercare di eliminare la sofferenza per gli animali”. E sull’aggressività di molti “colleghi”? “Purtroppo è facile sentirsi molto arrabbiati quando scopri di aver vissuto per molto tempo con tante menzogne sul cibo e gli animali, l’aggressività, a volte è, solo una reazione di pancia che si ha nei confronti del dolore inflitto agli animali”.

Potete seguire il gruppo sulla pagina Facebook dedicata: accetta sempre volontari purché siano già vegani o vegetariani.
Inoltre, cosa molto importante, è possibile sostenere economicamente le attività di Anonymous for the Voiceless attraverso delle donazioni che serviranno ad acquistare i materiali necessari per le performance pubbliche.

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