Addio a “bacon vegano” e “costine vegetali”: l’Unione Europea vota in modo definitivo

Una sorta di compromesso garantirà alcune denominazioni – come “burger veg” – eliminandone altre come “filetto” o “bistecca”.

Il lungo braccio di ferro europeo sulle etichette dei prodotti a base vegetale è giunto a un punto di svolta definitivo. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato a larghissima maggioranza (560 voti favorevoli, 75 contrari e 25 astensioni) la tanto discussa riforma del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli (Ocm).

Il voto conferma l’accordo politico raggiunto a marzo e, prima dell’effettiva entrata in vigore, attende soltanto il via libera formale da parte degli Stati membri. La novità principale risiede in una vera e propria stretta terminologica sul cosiddetto meat sounding, ovvero l’utilizzo di nomi associati alla carne per commercializzare prodotti di origine vegetale o coltivati in laboratorio.

Cosa scompare dagli scaffali (e cosa resta)

Il cuore della riforma risiede nella nuova definizione legale di “carne”, intesa tassativamente come le “parti commestibili degli animali”. Questa formale blindatura taglia fuori i sostituti vegetali e la carne coltivata da ben 31 denominazioni storiche legati alla zootecnia.

In base alle nuove regole, formule commerciali ormai diffusissime come “bacon vegano”, “costine vegetali” o “filetto di soia” diventeranno illegali. Tra i termini protetti e vietati per le alternative veg figurano:

  • Le specie animali specifiche (manzo, vitello, maiale, pollo, tacchino, agnello).

  • I tagli e le preparazioni tradizionali (filetto, controfiletto, lombata, bistecca, costine, spalla, stinco, braciola, petto, fegato, ribeye, T-bone, scamone, pancetta).

Il compromesso salvavita per le aziende: La linea oltranzista che avrebbe voluto vietare termini d’uso comune come “burger” o “salsiccia” è stata respinta. Prodotti come “veggie burger”, “cotoletta vegana” o “salsiccia vegetale” resteranno regolari e visibili sui banchi dei supermercati, a patto che non facciano alcun riferimento a uno specifico taglio o a una specie animale. Le aziende avranno ora un periodo transitorio di tre anni per esaurire le scorte di packaging esistenti e adeguarsi alle nuove norme di etichettatura.

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