Gambero fugge dalla zuppa amputandosi una chela: ma è davvero così?

Il gambero è diventato sui media improvvisamente “un eroe” degno di non finire in padella, eppure nessun animale vuole morire.

Più di un milione e mezzo di persone hanno visto il video pubblicato sulla piattaforma cinese Wibo e girato secondo alcuni da una cliente di un ristorante davanti al suo piatto di zuppa, mentre secondo altri da un ristoratore cinese che mostra un gambero rosso sul bordo di una pentola piena di zuppa di crostacei in ebollizione e che riesce ad allontanarsi a costo di perdere una chela che finisce nella pietanza.

Nessun gesto eroico: quella è la natura

I media raccontano che l’animale compie un gesto “eroico”, di auto mutilazione, deciso volontariamente, ma la verità è un po’ diversa. Quella che viene mostrata nel video si chiama amputazione riflessa o autotomia ed è un sistema che permette ad alcuni animali di liberarsi di parti del corpo non vitali per salvarsi la vita. Questo accade, per esempio, in alcuni tipi di insetti ma anche nelle lucertole, per le quali la perdita della coda significa, spesso, aver salva la vita quando vengono attaccate da un predatore. Spesso la parte che si stacca, ricresce in poco tempo. Questo non toglie nulla al significato del video ma lo rende solamente ancora più crudo e meno “fiabesco”. Gli animali si ribellano al dolore, questo è un dato di fatto e nessuna “favola” con protagonista un gambero eroe deve distogliere l’attenzione dall’unico vero fatto: si tratta di esseri senzienti che vogliono vivere e non soffrire.

Nel video appare chiaramente che il gambero ha una chela dentro la zuppa bollente: con molta probabilità il dolore o la percezione dell’immediato pericolo ha innescato nell’animale il fenomeno dell’autotomia permettendogli in ogni caso di aver salva la vita. A quanto riportano le cronache infatti, dopo essere stato pregato da moltissimi utenti, il ristoratore ha detto di aver salvato l’animale mettendolo in un acquario a casa sua. Niente da fare per tutti gli altri, un po’ meno eroici o semplicemente meno fortunati.

Dal “qualcosa” al “qualcuno”

Rimane il fatto che, come sottolinea anche il libro “Animali in rivolta” di Sarat Colling, quello che accade nel pubblico in questi casi mediatici con protagonisti animali “eroi” che sembrano voler dimostrare la loro propensione alla vita è un meccanismo psicologico per il quale: “l’opinione pubblica manifesta solidarietà nei confronti dei singoli fuggitivi ma ignora miliardi di animali uccisi ogni giorno”. Jenny Brown, fondatrice del Woodstock Farm Animal Sanctuary scrive: “Se qualcuno, magari un giornalista, ha dato anche un soprannome a quell’animale, agli occhi del pubblico esso diventa un individuo, non un dato statistico” ed ecco, quindi, che riemerge chiara e lampante l’empatia celata da meccanismi sociali e culturali.

Insomma quello che accade nella reazione del pubblico a questi video (recente quello di un altro gambero che si tiene in bilico con le chele sul bordo di una pentola, pur di non finire cucinato) è la reazione opposta alla strategia di distanziamento che, sempre secondo, Colling, permette di sfruttare gli animali facendoli diventare numeri, dati, senza nessun tipo di individualità.

Non esiste eroismo nel gambero, quindi, bensì volontà di vivere e volontà di libertà dal dolore, cosa che accomuna tutti gli esseri senzienti, anche quelli che non vengono ripresi mentre cercando di salvarsi la vita.

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