Caccia: il DDL Malan “spara-tutto” passa in Senato, ma non è ancora finita
Dopo appelli, migliaia di firme raccolte e persino le parole del Papa in risposta ad una lettera della LIPU, nulla ha fermato il caterpillar della destra contro la fauna selvatica
Erano centinaia gli emendamenti presentati dalle opposizioni. Sono state migliaia le firme raccolte da tutte le associazioni animaliste e anti caccia in Italia. Erano centinaia le persone in piazza in questi giorni, persino martedì 24 giugno, mentre in Senato – ad una velocità sospetta – si stralciava e calpestava tutto, approvando il DDL Malan, quello che sta riformando le regole della caccia in Italia peggiorando le cose per gli animali e anche per i cittadini.
La novità principale della riforma è prima di tutto concettuale. Il testo ribalta l’impostazione precedente (che vedeva la tutela della fauna come priorità e la caccia come un’eccezione regolata): la caccia viene ridefinita formalmente come uno “strumento di gestione” utile alla conservazione della biodiversità e alla tutela degli ecosistemi. Di conseguenza, i cacciatori assumono il ruolo di “bioregolatori” del territorio. Ma non è finita, il DDL prevede anche:
- Ampliamento delle specie cacciabili: Viene ridotto il livello di protezione per alcuni animali storicamente tutelati in modo prioritario. Spariscono o si allentano i vincoli stringenti per specie come il lupo, lo stambecco e lo sciacallo dorato, aprendo di fatto la strada a futuri piani di abbattimento legale o contenimento.
- Estensione delle aree di caccia: Si allargano i confini territoriali in cui è permesso sparare. Viene inserito il demanio forestale (i boschi pubblici) tra le aree fruibili, e viene concessa maggiore autonomia alle Regioni per autorizzare la caccia nei valichi montani, zone solitamente interdette perché cruciali per le rotte migratorie degli uccelli.
- Uso di nuove tecnologie: Per la caccia di selezione e il controllo faunistico viene autorizzato l’impiego di strumenti tecnologici finora vietati, come i visori notturni (amplificatori di luce) e i silenziatori sulle armi.
- Calendari venatori più lunghi: Le Regioni ottengono margini più ampi per estendere le date della stagione di caccia, aprendo alla possibilità di sparare anche in periodi delicati per la fauna, come le fasi di migrazione e nidificazione.
- Meno limiti sui “richiami vivi”: Vengono allentate le restrizioni per la cattura e l’utilizzo dei piccoli uccelli selvatici tenuti in gabbia e usati come esche sonore per attirare le prede.
- Cancellazione del “veto etico” privato: Viene meno la possibilità per i proprietari di terreni o aziende faunistico-venatorie private di vietare l’accesso ai cacciatori all’interno dei propri confini per motivi etici o morali.
- Multe per chi protesta: Viene introdotta una sanzione amministrativa (fino a 900 euro) per chiunque ostacoli, disturbi o protesti attivamente sul campo contro le operazioni autorizzate di caccia o contenimento della fauna.
- Depotenziamento dell’ISPRA: Il ruolo consultivo e scientifico dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) perde centralità e potere vincolante nella stesura dei calendari venatori, lasciando più spazio alla discrezionalità delle Regioni e dei Ministeri.
Domenico Aiello, avvocato da anni impegnato sui temi della tutela degli animali e responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia, spiega che non è ancora detta l’ultima parola su questo scempio ai danni degli animali. “L’approvazione al Senato ha definito il testo – e durante questo processo tutti gli emendamenti delle opposizioni sono stati bocciati – questo testo sarà trasferito alla Camera dei Deputati dove la discussione ripartirà dalla Commissione Agricoltura o quella Ambiente o entrambe riunite. Si apre una sfida per la maggioranza: riuscire a far approvare il testo così come è e non è detto che sia facile dato che è tecnicamente contraddittorio, presenta varie violazioni costituzionali, è osteggiato dai cittadini e non piace nemmeno ad una parte dei cacciatori”.
Insomma c’è speranza che questo DDL non doventi realtà? “Basterà anche che una sola virgola venga cambiata nel testo per dover ripassare dal Senato con il rischio concreto di non arrivare all’approvazione entro la legislatura attuale la cui fine è prevista fra meno di un anno”. In più va ricordato che il passaggio alla Camera da maggiori strumenti alle opposizioni per intervenire, dilatando i tempi della discussione.
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