L’inferno dei polli: l’inchiesta di Report mostra cannibalismo e condizioni orrende per gli animali

Negli allevamenti, migliaia di animali vivono ogni ora della loro breve vita in condizioni di sofferenza e privazione, subendo anche violenze completamente gratuite.

L’ultima puntata del programma Report, andata in onda domenica 12 aprile 2026, ha scosso l’opinione pubblica mostrando immagini raccapriccianti provenienti da un allevamento di polli riproduttori situato in provincia di Verona. L’indagine, condotta dall’associazione Essere Animali grazie alle riprese di un ex dipendente tra dicembre 2025 e gennaio 2026, svela per la prima volta in Italia cosa accade nelle strutture che danno vita ai polli da carne destinati ai principali supermercati. Le immagini andate in onda sulla RAI sono le prime in Italia, le seconde in Europa, che mostrano dall’interno la gestione di una struttura intensiva di riproduttori di polli, quella fase del ciclo nella quale gli animali vengono fatti accoppiare per produrre quelle uova da cui nasceranno i polli destinati alla macellazione per il consumo umano.

La razza ibrida “Cobb”
Quelli che si vedono, ammassati a centinaia nei capannoni sono polli riproduttori selezionati della razza Cobb, un ibrido genetico di animali il cui petto cresce in modo enorme, al fine di abbassare i costi di produzione abbattendo il tempo di nascita-crescita-abbattimento. Negli anni Cinquanta  – ha spiegato il conduttore Sigfrido Ranucci durante la puntata – un pollo impiegava circa 16 settimane per raggiungere i 2,5 chili di peso (ossia quello per l’abbattimento) mentre oggi ci arriva in sole 6 settimane. “È come se un neonato di 6 mesi raggiungesse il peso di 300 chilogrammi” con tutte le conseguenze del caso sulla vita e la salute di questi animali. In Italia si allevano circa 500 milioni di polli l’anno, il 90% a crescita rapida per essere macellati in circa 40 giorni.

Una delle immagini dell’inchiesta condotta da Report grazie alle immagini di Essere Animali che ringraziamo per le foto

 

Violenza sistematica e sofferenza genetica
Le immagini mostrano un sistema basato sulla crudeltà e sullo sfruttamento estremo. Gli operatori sono stati ripresi mentre colpiscono gli animali con pale di plastica dura, li afferrano per le ali e li lanciano violentemente per diversi metri, rischiando di provocare fratture e gravi lesioni. Oltre alle violenze fisiche, l’inchiesta evidenzia il dramma delle razze a crescita rapida: questi animali sono geneticamente selezionati per aumentare di peso in tempi record, il che comporta gravi problemi di salute cronici.

Fame cronica, cannibalismo e tortura dell’acqua e sale
Uno degli aspetti più atroci emersi dall’indagine è il fenomeno del cannibalismo. Per evitare che i polli riproduttori diventino troppo pesanti e abbiano problemi di fertilità o salute cardiovascolare, vengono sottoposti a una severa restrizione alimentare, che può arrivare al 20-25% in meno rispetto al loro fabbisogno naturale. Questa fame cronica spinge gli animali a beccare i propri simili, arrivando a mangiarli vivi mentre sono ancora coscienti. A questo si aggiunge la presenza di carcasse in decomposizione abbandonate tra i polli vivi, con rischi sanitari e di biosicurezza elevatissimi. Nel servizio viene raccontata anche il sistema dell’acqua e sale. Quando nell’allevamento si riscontrano casi di cannibalismo, nell’acqua per le galline viene messa una ingente quantità di sale: non riuscendo a dissetarsi, le galline continuano a bere e si “distraggono” dal beccare le proprie compagne. 

La scarsa qualità della carne: il “White Striping”
Il maltrattamento animale ha ripercussioni dirette anche sul prodotto finale venduto ai consumatori. Un recente report di Essere Animali ha analizzato la carne di pollo nei supermercati, rilevando che i prodotti a marchio Coop presentano un’altissima incidenza di white striping. Si tratta di strisce bianche di grasso e tessuto cicatriziale che compaiono sui petti di pollo a causa della crescita troppo rapida. Questa patologia non solo è indice di una vita di sofferenze per l’animale, ma altera la qualità della carne, aumentando i grassi fino al 224% e riducendo le proteine.

Un appello per il cambiamento
Secondo Simone Montuschi, presidente di Essere Animali, è fondamentale che la Grande Distribuzione Organizzata italiana prenda le distanze da questo modello produttivo. L’associazione chiede che aziende come Coop adottino lo European Chicken Commitment (ECC), uno standard che prevede il passaggio a razze a crescita più lenta e condizioni di vita meno crudeli, come già fatto da diversi competitor europei in Francia, Germania e Norvegia.
Questa inchiesta ci ricorda ancora una volta che dietro i prezzi bassi della carne si nasconde un sistema di sofferenze indicibili che nessun essere senziente dovrebbe mai subire.
Cosa è possibile fare?
Le immagini sono terribili e, al di là della legalità dei trattamenti sugli animali, è chiaro che nessuno può tollerare che altri esseri viventi vengano trattati in questo modo. La prima cosa che si può fare concretamente è scegliere da subito di abbandonare il consumo di carne nella propria dieta quotidiana scegliendo le decine e decine di alternative vegetali ormai presenti sul mercato. Solo in questo modo sarà possibile davvero fermare questa continua violazione della dignità e del diritto alla vita di questi animali.
A questo link è possibile rivedere la puntata di Report

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