Vegolosi

Storia dei diritti animali: da Pitagora a oggi

Il tema del rispetto per gli animali e dei loro diritti affonda le sue radici in tempi remoti, di cui – brevemente – cerchiamo di ricostruire le tappe principali.

I primi filosofi: Pitagora e Plutarco

Fra i più antichi sostenitori di quelli che noi oggi chiamiamo diritti animali ci furono Pitagora e Plutarco: il primo considerava imprescindibile il rispetto per gli animali e l’adozione di una dieta vegetariana, il secondo scriveva nei Moralia: “Che l’uomo non sia carnivoro di natura è provato, in primo luogo dalla sua struttura fisica. Il corpo umano non ha nessuna affinità con alcuna creatura formata per mangiar carne. […] Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a mangiare carne, prova ad uccidere tu stesso un animale che vuoi mangiare…”.

Montaigne e il rinascimento

In pieno Cinquecento, il grande filosofo, scrittore e politico francese scrive nell’Apologia di Raymond Sebond che non abbiamo ragione di sentirci superiori agli animali, ribaltando la tradizionale concezione antropocentrica che pone l’uomo ai vertici della natura e – ispirandosi alle critiche del sopracitato Plutarco sulla crudeltà nei confronti degli animali – nega che l’uomo abbia il diritto di opprimerli, in quanto esseri senzienti e capaci di soffrire e provare sentimenti. In un piccolo saggio, Della Crudeltà, deplora inoltre l’attività della caccia

Il Seicento: la prima testimonianza di diritto

Massachusetts, 1641. E’ una data storica: viene emanata la prima norma (parziale) per la protezione degli animali da parte della Corte Generale del Massachusetts. Il testo di legge recita: “Nessun uomo può esercitare alcuna tirannia o crudeltà verso gli animali tenuti dall’uomo per il proprio utilizzo”.

Il Settecento: la svolta

Nel XVIII secolo, nell’ambito della filosofia etica, si comincia a parlare di veri e propri diritti degli animali. I maggiori pensatori e intellettuali dell’epoca, tra cui Rousseau, Tyron, Hume, Condillac, Bonnet e Voltaire, danno vita ad un dibattito serrato, schierandosi apertamente in loro favore, finalmente considerati alla stregua degli esseri umani e promuovendo – molti di loro – il vegetarianismo. Il filosofo inglese Jeremy Bentham, nel 1789 (anno della Rivoluzione Francese), scrive nella sua Introduction to the Principles of Morals and Legislation.

“Verrà il giorno in cui gli animali del creato acquisiranno quei diritti che non avrebbero potuto essere loro sottratti se non dalla mano della tirannia. Perché dovrebbe la legge negare la sua protezione a un qualsiasi essere sensibile?”

L’Ottocento

Emergono posizioni anche in contrasto, come quella della scuola neokantiana, secondo cui solo un essere morale (cioè l’uomo) può avere diritti. Contro questa concezione si scaglia senza mezzi termini il filosofo Schopenhauer, fiero sostenitore della parità tra umani e animali e della lotta contro la vivisezione (“Sia dannata ogni morale che non vede l’essenziale legame tra tutti gli occhi che vedono il sole”). Nel 1871 Garibaldi promuove la prima società in Italia per la protezione degli animali, vent’anni dopo il riformatore inglese Salt fonda la Humanitarian League, tra i cui obiettivi ci fu l’abolizione della caccia; Salt pubblica “Diritti animali considerati in relazione al progresso sociale”, in cui sostiene il vegetarianismo e lo sconcerto per le condizioni patite dagli animali negli allevamenti: l’opera, perno della cultura occidentale moderna, viene applaudita anche da Gandhi

Il Novecento: ci siamo!

Riassumere in poche righe il Novecento è difficile, ma ci si può provare. Nel 1928 un’opera poco fortunata del filosofo italiano Cesare Goretti definisce gli animali “soggetti di diritto con coscienza” e nel 1965 il Sunday Times pubblica un articolo che ha fatto storia, “The rights of Animals”: mai era stato dedicato, infatti, tanto spazio su un giornale a questo tema. Fioccano quindi libri, associazioni, azioni, anche poco diplomatiche, concezioni poi divenute celebri come quelle di Gary Lawrence Francione, attivista e filosofo americano, che scrive:

“Una società che considera cani e gatti come membri della famiglia e contemporaneamente uccide mucche, galline e maiali per nutrirsene è moralmente schizofrenica”

Lo psicologo inglese Richard Hood Jack Dudley Ryder, invece, paragona la nostra visione antropocentrica al razzismo. Impossibile non citare anche Peter Singer e Tom Regan, filosofi rispettivamente australiano e statunitense, vegani e contrari a ogni forma di sperimentazione su animali. Si arriva così alla storica data del 15 ottobre 1978 quando, a Parigi, viene proclamata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, redatta assieme da scienziati, giuristi e associazioni. La Dichiarazione, pur priva di valore sul piano giuridico-legislativo, ha ancora oggi un grande valore simbolico e ha dato un grosso input per le legislazioni nazionali.

E oggi?

Si registrano progressi – seppur lenti – ogni giorno. L’informazione c’è, le ricerche non mancano, sta probabilmente ad ognuno di noi fare il possibile per salvaguardare il benessere degli animali. Possiamo utilizzare l’arma del boicottaggio, adottare alimentazioni vegetariane e vegane, supportare le associazioni e schierarci contro la caccia, l’allevamento intensivo e la pellicceria. Soprattutto, però, siamo in attesa di legislazioni sempre più attente e controlli più efficaci.