Vegolosi

Corte Europea: “Latte di soia non si può dire” (ma ragù vegano sì)

“I prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come «latte», «crema di latte o panna», «burro», «formaggio» e «yogurt», che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale”. Così la Corte Europea si è espressa in questi giorni riguardo a un tema molto sentito, ovvero quello della denominazione dei prodotti vegani con termini che richiamano i più tradizionali alimenti di derivazione animale.

La sentenza, che mette fine a un lungo dibattito, arriva qualche mese dopo un altro pronunciamento sulla questione. All’epoca si discuteva sul cosiddetto “meat sounding”, ovvero la possibilità di denominare “affettato vegetale”, “ragù vegano” o “burger di soia” prodotti alternativi alla carne. In quel caso la Corte si è espressa favorevolmente, affermando che il “meat sounding” non costituisce un problema e che non risulta ingannevole per i consumatori. Questa volta, invece, la questione pare differente.

Che cosa è successo

La controversia vede coinvolta l’azienda tedesca TofuTown, che produce e distribuisce alimenti vegetariani e vegani. Essa, in particolare, tratta alimenti i cui nomi richiamano quelli lattiero-caseari, pur essendo 100% vegetali. Il Verband Sozialer Wettbewerb, associazione tedesca che si occupa di contrastare la concorrenza sleale, ritiene però che questi prodotti violino la normativa dell’Unione Europea sulle denominazioni per il latte e i prodotti lattiero-caseari. L’azienda si difende, specificando di non aver mai utilizzato diciture come “burro” o “formaggio” in modo isolato, ma sempre associate a termini che rimandino all’origine vegetale dei prodotti in questione, come ad esempio “burro di Tofu”. Per la Corte, però, tutto questo non basta: “L’aggiunta di indicazioni descrittive o esplicative non può escludere con certezza qualsiasi rischio di confusione nella mente del consumatore” si legge sulla sentenza.

Che cosa cambierà?

Il pronunciamento della Corte Europea è chiaro: salvo rare eccezioni regolamentate da una norma comunitaria – tra le quali il latte di mandorla, di cocco e il burro di cacao, perché considerate “denominazioni tradizionali” – d’ora in avanti tutti i prodotti alternativi a quelli lattiero-caseari dovranno avere etichette diverse sulle confezioni che evitino denominazioni come “latte”, “formaggio” o “burro”. Inoltre anche le pubblicità dei prodotti vegetali non potranno più fare riferimento ai termini indicati nella sentenza. Il pronunciamento non è retroattivo quindi non si applica ai prodotti già in commercio: riguarderà solo le nuove produzioni. I prodotti vegetali sostitutivi del latte vaccino dovranno quindi riportare sulla confezione la dicitura “bevanda vegetale di…”. Ma siamo sicuri che questo non avvenga già? Facendo una piccola ricerca, ci si rende conto che quasi tutte le bevande vegetali in commercio riportano già questa dicitura “anti-confusione”. Inoltre bisogna ricordare che il più delle volte i prodotti vegani sono collocati lontano da quelli “tradizionali”,spesso anche segnalati tramite cartelli appositi. Se consideriamo, infine, la notevole differenza di prezzo – dovuta a un’IVA del 22% imposta sulle bevande vegetali – sembra davvero molto difficile che il consumatore possa essere tratto in inganno.

Non sono tardate le reazioni: la prima quella di Paola Segurini responsabile LAV Area Scelta Vegan: “L’avanzata dei prodotti 100% vegetali è inarrestabile e ha caratteristiche concrete: non la fermeranno un nome o un’etichetta o una sentenza. La gente ormai è sensibilizzata e cosciente: conosce vantaggi etici, salutari e di gusto dei cibi vegan e sa leggere benissimo, anche tra le righe!”.

Nomi degli alimenti vegani, una questione aperta

La questione dei nomi dei prodotti vegani è aperta da tempo. Tutto è iniziato sul web, quando una ragazza si è opposta alla denominazione “formaggio vegano”, proponendo di chiamare Gary gli alimenti vegetali che lo ricordano. I produttori di carne europei, poi, si sono rivolti alla Commissione Europea per richiedere l’abolizione di prodotti a base vegetale considerati “sostitutivi” di carne e insaccati. Allo stesso modo, in Germania, il Ministro dell’Agricoltura tedesco si è scagliato contro wurstel e affettati vegani. Anche Slow Food ha parlato di “inganno ai consumatori“: un trucco di marketing, secondo l’associazione, che indurrebbe consumatori ignari ad acquistare un prodotto vegano celato sotto “mentite spoglie”.

“Formaggio vegano” si può dire e comunque non è questo il punto