Vegolosi

I 10 “peccati originali” del bracconaggio secondo il WWF. Anche l’Italia ha le sue colpe

“Chi nel mondo uccide animali carismatici e alimenta i network criminali, chi in Italia spara ad animali protetti e distrugge gli ecosistemi, mette a rischio la sicurezza del nostro futuro e la nostra salute, offende il senso della vita, rendendo tutti infinitamente più poveri“. Sono almeno 7000 le specie minacciate dal bracconaggio e dal commercio illegale nel mondo.

Bracconaggio Connection

A rendere noto questo dato allarmante è l’ultimo report del WWF intitolato Bracconaggio Connection in cui viene fotografata la gravissima situazione della caccia delle specie a rischio estinzione e del commercio delle specie rare in Italia e nel mondo.

Azioni raccolte in una sola definizione, “crimini di Natura“: “Qualunque azione che mette a rischio il futuro della rete della vita sul pianeta, costituita da ecosistemi, specie, ricchezza genetica, habitat e processi ecologici, è un crimine di Natura. I crimini di natura sono un crimine contro il futuro dell’uomo di cui i nostri figli e nipoti ci chiederanno conto”.

I 10 “peccati originali” del bracconaggio

Si calcola che il commercio illegale di specie selvatiche produca un business che può arrivare a circa 23 miliardi di dollari l’anno. Dal 2014 al 2016 i crimini di natura hanno avuto una crescita del 26%: ma quali sono le cause di questo aumento vertiginoso? Il WWF ne ha individuate 10.

  1. La povertà e il bisogno di facili guadagni favoriscono l’assoldamento di molti civili da parte delle organizzazioni criminali: mercenari che vengono pagati pochi soldi per seguire e uccidere gli animali più richiesti sul mercato per via delle loro carni, avorio, pelli, ossa.
  2. Il bracconaggio si è trasformato negli anni in un vero e proprio business (il quarto più grande al mondo) che si avvale di reti criminali internazionali ben organizzate e spesso dedite in parallelo ad altri lucrativi business illegali (come il commercio di armi o droga).
  3. Pene deboli o quasi nulle per i bracconieri, anche se colti in flagrante.
  4. Neanche i parchi nazionali e le riserve si salvano dalle incursioni dei bracconieri. Mancano i soldi da investire nella tutela di queste specie e i ranger non bastano o non sono abbastanza preparati: nel 2015 gli esperti hanno calcolato che nel solo parco nazionale del Kruger (Sud Africa) siano entrati 7.500 bracconieri con un incremento del bracconaggio all’interno del parco del 43% rispetto all’anno precedente.
  5. La filiera del bracconaggio si serve soprattutto della corruzione che coinvolge funzionari pubblici e autisti. Senza la loro complicità sarebbe impossibile far viaggiare la merce illegale per interi continenti fino ai principali porti di imbarco. A partire dal 2016, grazie all’attivazione del WWF, 40
    compagnie di volo e di trasporto hanno firmato la Buckingham Palace Declaration proprio per contrastare il trasporto di wildlife.
  6. Il bracconaggio è indissolubilmente legato al commercio delle armi. Pelli, corni, zanne e altri “bottini” ottenuti con sempre nuove armi e tecnologie, serve parallelamente a finanziare azioni terroristiche e sanguinosissimi conflitti in territori già poveri e martoriati.
  7. Internet è il principale strumento di acquisto e vendita di fauna protetta (circa il 70% di tutta quella commercializzata).
  8. La popolazione umana sempre più in aumento porta a un conflitto inevitabile con le altre specie per l’accaparramento delle risorse naturali sempre meno disponibili; a questo si aggiunge il fatto che non esiste zona più remota del mondo in cui l’uomo non si sia insediato, andando a influire il più delle volte negativamente su quell’ecosistema.
  9. Il commercio criminale di wildlife rientra, secondo le analisi delle Nazioni Unite, nella cosiddetta “threat finance”, ovvero l’insieme di attività utilizzate da organizzazioni criminali per finanziare operazioni che mettono a rischio la sicurezza nazionale e la sicurezza finanziaria mondiale. In questa categoria rientrano, ad esempio, i trafficanti di organi e armi, i cybercriminali e i cartelli della droga.
  10. Non solo traffico illegale, esiste anche il “bracconaggio per ritorsione”: specie che “danno fastidio” perché predano gli animali da allevamento, distruggono i raccolti o ostacolano in qualche modo le attività umane, vengono uccise semplicemente “per vendetta”.

Uccelli e lupi: le vittime del bracconaggio in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il report individua 4 aree particolarmente calde:

  1. Le valli bresciane e bergamasche, dove le vittime principali sono i piccoli uccelli e i rapaci.
  2. Il Delta del Po, un inferno per uccelli acquatici e specie ittiche di acqua dolce.
  3. Il “triangolo della morte” rappresentato da Toscana, Marche e Romagna dove la convivenza con il lupo è molto difficile, come dimostra il caso di Coriano.
  4. I monti della Sicilia, una culla ma al tempo stesso una trappola per rapaci rarissimi come l’aquila di Bonelli, il falco lanario e il capovaccaio, i cui piccoli o le uova vengono rubati e rivenduti sul mercato nero (soprattutto arabo) per diverse migliaia di euro.

In queste aree l’impegno del WWF si rivolge non solo al rafforzamento degli interventi di controllo e sorveglianza sul territorio (munendo ad esempio le guardie volontarie di attrezzature sempre più all’altezza dell’evoluzione tecnologica dei bracconieri); ma soprattutto si impegna a svolgere un’attività di sensibilizzazione e di educazione della popolazione locale, consentendo a specie simbolo come orsi e lupi di convivere pacificamente con le attività umane.

Fonte: Bracconaggio Connection, WWF

“Una delle peggiori forme di crimini di natura, il bracconaggio, si è insinuato come un virus nel mondo, Italia compresa. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per offrire ai nostri ranger le dotazioni necessarie per fermare i bracconieri e smantellare le reti criminali che spesso abbinano al traffico illegale di specie animali anche altri gravi forme di delinquenza, dal terrorismo al riciclaggio. Nel nostro Paese il successo di progetti di conservazione made in Italy come quello che ha riportato, finalmente, la nidificazione del falco pescatore anche nell’Oasi WWF di Orbetello, rappresenta una grandissima iniezione di energia oltre che la migliore risposta ai bracconieri e a chi distrugge la natura: è, finalmente, la vittoria di chi ha dedicato la vita, con sacrifici e competenza, a proteggere un patrimonio, fragile, delicato ma bellissimo e che appartiene a tutti noi” ha affermato Donatella Bianchi, presidentessa di WWF Italia.