Vegolosi

Neil Young, contro Monsanto per la Terra

Il rock che incontra l’esigenza di un mondo migliore e più sostenibile: potrebbe essere questa la definizione indicata per Neil Young, sbarcato a Milano qualche giorno fa in occasione del tour italiano.

Uno show ambientalista

Persone in tuta bianca arrivano sul palco a spruzzare ‘glifosato’: si apre così lo show della leggenda canadese al Market Sound di Milano. C’è la musica, prima di tutto: una prima parte soft al piano e alla chitarra acustica, una seconda più country con band (i bravissimi Promise of The Real), una chiusura elettrica con il botto. Tante vesti, tante sfaccettature, un fil rouge: l’ambiente. In fondo, rispetto al palco, è stato allestito una sorta di villaggio dedicato all’agricoltura sostenibile e la maglietta nera che indossa, Earth (dedicata all’ultimo album live pubblicato), non mente.

La copertina dell’album “Monsanto Years”

L’ultimo album live: Earth

Il titolo dell’album prende il nome dalla canzone di apertura: Mother Earth. Questi alcuni versi: “Oh, Madre Terra, con le tue distese di verde ancora una volta sacrificate dalla mano affamata, per quanto tempo ancora potrai dare senza ricevere? Rispetta la Madre Terra o finirai col regalare al business anche il futuro dei nostri figli…“.
E’ uscito a giugno e la sua particolarità è che ai suoni live del gruppo sono stati sovra-incisi alcuni overdub che riecheggiano i suoni della Terra: dagli animali (cavalli, balene, galline, orsi…) ai rumori di una città metropolitana. E, come tiene a sottolineare il buon Neil, “nessuno degli elementi naturali è in conflitto con la musica”.

La disputa con Donald Trump

Rockin’ in the Free World, inno del 1989, è una feroce critica all’amministrazione Bush e ai problemi sociali dell’America: ebbene, Donald Trump l’ha utilizzata senza permessi accordati durante la sua campagna elettorale. Quando la questione è emersa, Young, interpellato, ha dichiarato:

“La musica è un linguaggio universale. Sono felice quando tante persone, con convinzioni diverse, traggono piacere dalla mia musica, anche se non condividono le mie opinioni. Se però mi avessero chiesto di poter utilizzare una delle mie canzoni per una campagna elettorale, io avrei risposto di no. Sono canadese, e non voto negli Stati Uniti, ma, cosa ancora più importante, non mi piacciono l’attuale sistema politico degli Stati Uniti e di altri Stati. La democrazia è stata dirottata verso gli interessi delle multinazionali. I soldi necessari a una candidatura, quelli da investire nell’attività di lobbying, le crescenti disparità economiche e delle decisioni legislative ben sovvenzionate sono tutte cose a favore delle grandi aziende a discapito delle persone. Io non credo nei politici che accettano milioni da queste multinazionali. Io credo nelle persone. E la mia musica la faccio per la gente”.

Contro le multinazionali 

In America, dopo anni di stallo, la questione ecologica è tornata alla ribalta, inserita a pieno titolo nella contesa politica. Eppure Neil Young ne parla da sempre: al centro del suo pensiero ci sono gli agricoltori, “oggi privati, in nome della retorica della scelta, proprio della possibilità di scegliere i loro semi, invasi dagli Ogm e dal monopolio delle multinazionali anche sui semi naturali”. E’ recente anche la sua campagna a favore del cotone biologico, che ridurrebbe il problema del forte impatto dei pesticidi necessari per la coltivazione del cotone tradizionale: ma chi ci perderebbe? Neil Young, a più riprese e senza remore, si è scagliato contro la Monsanto (la stessa che detiene il monopolio sui semi), principale produttore mondiale di Ogm e una delle aziende più controverse della storia mondiale. E non a caso l’ultimo album di inediti, uscito nel 2015, si chiama The Monsanto Years. Monsanto, di tutta risposta, ha diffuso comunicati stampa in cui si propone come leader di un’agricoltura sostenibile. Lo stesso hanno fatto i responsabili di Starbucks, altro colosso criticato da Young proprio in virtù dell’accordo stipulato con Monsanto e dell’iniziativa legale intrapresa contro lo Stato del Vermont, reo di aver approvato una legge che prevedeva etichette dei prodotti contenenti Ogm. Il rocker, un tempo grande fan della catena di caffetteria americana, non ha davvero peli sulla lingua, come il vero rock insegna: “Ho semplicemente detto quello che tutti sanno e che tutti tacciono, in faccia e a muso duro. Loro fanno disinformazione e predicano la libertà di scelta. Noi facciamo informazione e la scelta la pratichiamo, senza predicarla”.

Tratto dalla sua autobiografia uscita nel 2012, Il sogno di un hippie: “Per me la luna significa tanto, come la foresta. In natura ogni cosa mi parla con un ritmo che sento: non esiste il male nella foresta o nella luna”.

Yuri Benaglio