Vegolosi

Festival di Yulin: liberati circa 1000 cani destinati al macello. Le immagini

“Si sta consumando una guerra in Cina, contro i cani e io sono stanco di vedere tutto questo sangue e questa disperazione”. Queste sono le parole di Marc Ching, attivista di origini cinesi fondatore, nel 2011, di The Animal Hope and Wellness Foundation, associazione che si batte per la salvaguardia di tutti gli animali abusati. Marc per anni ha rischiato la sua stessa vita per cercare di porre fine al massacro del festival di Yulin, quello tristemente noto in tutto il mondo poiché dedicato al consumo carne di cane.

Questa volta The Animal Hope è riuscita ad intercettare alcuni camion che trasportavano gabbie in ferro, piccole e basse, pieni di cani destinati al macello: sono circa mille quelli trasportati nelle aree/giardino dell’associazione, ma purtroppo quasi 200 sono arrivati già morti a causa delle condizioni terribili in cui versavano. “Non ci sono divieti, leggi che impediscano tutto questo – spiega Marc in un messaggio accorato sulla pagina Facebook della sua associazione – singoli attivisti hanno fermato la condanna di questi cani sui camion, non una grande organizzazione internazionale, bisogna prendere consapevolezza e dire basta, fare qualcosa, supportate le associazioni”. I cani verranno ora visitati e curati dai veterinari locali, anche se molti di loro, spiega Marc, non sopravviveranno a lungo a causa delle malattie, delle ferite e delle condizioni in cui sono stati tenuti per ore e giorni.

La morale e il moralismo

Leonardo Caffo, filosofo che spesso tratta tematiche legate alla cultura specista e anti specista, ha fatto le sue considerazioni sul tema del festival di Yulin sulle pagine di Giornalettismo: “Se si difende una vita – spiega in un video – la si deve difendere indipendentemente dalla sua specie, ma la morale va al di là della cultura, non si può fare i moralisti con i cinesi e poi mangiare la porchetta, indigniamoci per tutto, altrimenti si è moralisti e non morali”. Non può che essere condivisa la visione del filosofo: i valori culturali sono quelli che ci permettono di vedere in un cane o in un gatto animali da compagnia e nei maiali, per esempio, solo animali “da reddito”. Nessuna differenza, quindi, quella fra la difesa di una mucca e un cane, in quanto soggetti di vita che devono diventare oggetto della nostra considerazione morale, al di là dei nostri abiti culturali e culinari.