Vegolosi

Inquinamento? La risposta nel terreno

La soluzione sta tutta sotto i nostri piedi. Si potrebbe riassume così il senso di Soil Solution”, il programma lanciato da CFS, Center for Food Safety, organizzazione non governativa americana che si occupa da anni del rapporto tra i sistemi agricoli industriali e i cambiamenti climatici. La “soluzione” ai problemi dell’inquinamento atmosferico, è il messaggio al centro della campagna, è racchiusa nel suolo e nella possibilità di ripristinare e incentivare il circolo virtuoso basato sul principio della fotosintesi clorofilliana.

Che cos’è la “soil solution”

“Sfruttando l’immenso potere della fotosintesi, possiamo trasformare il carbonio presente nell’atmosfera, che rappresenta un problema, in carbonio del terreno, una soluzione”, spiega il Center for Food Safety attraverso un video al quale ha prestato la voce Michael Pollan, giornalista, autore di alcune delle principali inchieste degli ultimi anni sul sistema alimentare mondiale come “Il dilemma dell’onnivoro” e “In difesa del cibo”.

La proposta lanciata dall’organizzazione americana parte da alcuni assunti scientifici semplici: i suoli danneggiati da fenomeni quali deforestazione ed erosione rilasciano in atmosfera maggiori quantità di anidride carbonica, con conseguenze molto serie sul clima legate proprio all’eccesso di carbonio, quali l’aumento del riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai e l’acidificazione dei mari. Al contrario, a causa soprattutto dall’agricoltura intensiva, i suoli sono diventati sempre più poveri di carbonio, con conseguenze negative sulla loro produttività e, di conseguenza, sulla qualità del nostro cibo. Ma la soluzione, per l’appunto, è tutta “sotto i nostri piedi”: l’eccesso di anidride carbonica nell’aria può essere limitato proprio attraverso la fotosintesi dal suo assorbimento da parte delle piante, che a loro volta possono così andare ad arricchire di carbonio il suolo, che ne ha bisogno.

“I suoli agricoli hanno perso ovunque dal 25 al 75 per cento delle loro riserve di carbonio, con effetti negativi sulla nostra capacità di coltivare gli alimenti. Quando torniamo a rifornire di carbonio il suolo, possiamo aumentare la resa e la qualità del cibo e contemporaneamente incrementare la sicurezza e la sovranità alimentare”, spiega il CFS. Non solo. I terreni ricchi di carbonio sono infatti come delle “spugne giganti”: al contrario di quelli che ne sono privi, hanno un grandissima capacità di assorbimento dell’acqua contrastando fenomeni come inondazioni e siccità. Rimboschimento, diversificazione della colture e compostaggio rappresentano le “best practise” generali sulle quali si basa dunque la “soil solution”.

L’impatto della “soil solution”

“Ovviamente dobbiamo ridurre le nostre emissioni di anidride carbonica, ma se anche riuscissimo magicamente a eliminarle domani, dovremmo comunque fare i conti con i pericolosi livelli di carbonio già presenti nell’atmosfera. Ma – sottolinea il Center for Food Safety – ripristinando il carbonio nel suolo su base globale, potremmo nel corso del tempo riportare le quantità di carbonio atmosferico presenti in atmosfera a livelli di sicurezza e riportare l’intero ciclo del carbonio in equilibrio”. Il CFS ha anche fatto delle stime: un incremento a livello globale della quantità di carbonio presente nel suolo dello 0,4 per cento corrisponderebbe a una compensazione del 75 per cento delle emissioni di gas serra.

Cosa fare

Come raggiungere però l’obiettivo? Il Center for Food Safety ha stilato un elenco di azioni che, al di là delle pratiche impiegate su larga scala da agricoltori e allevatori, chiunque può compiere senza grande sforzo:

“Rigenerare lo stato di salute dei nostri suoli è una della cose più importanti che possiamo fare nei confronti del problema dei cambiamenti climatici. Chiunque – ribadisce il CFS – può contribuire a questo sforzo globale ovunque viva”.

Silvia De Bernardin

 

Foto di apertura da www.soilsolution.org