Vegolosi

Perché (alcuni) cinesi mangiano carne di cane, spiegato da un attivista

Il Festival di Yulin si terrà anche quest’anno a partire dal 21 di giugno prossimo. Si tratta di una manifestazione non ufficiale durante la quale migliaia di cani e gatti vengono catturati, uccisi e poi macellati, per diventare cibo. Un avvenimento che indigna l’Occidente (e non solo), tanto che sono tantissimi gli attivisti che ogni anno si mobilitano per salvare quanti più cani possibile dal macello. Non mancano sul web attacchi generalizzati nei confronti della popolazione cinese, accusata di vivere nella barbarie e all’ombra di tradizioni culinarie anacronistiche e senza senso.

Jidong Wu, giornalista e attivista trentenne che vive a  Shenzen, città sub-provinciale della Repubblica Popolare Cinese, ha cercato di spiegare il fenomeno “Yulin” ridimensionandolo e ha fondato lo store PetPetBuy.com, dove vende gadget per animali con l’intento di ricavare denaro da devolvere per aiutare i cani in difficoltà.

Tutti i cinesi mangiano i cani?

Partiamo col dire che mangiare carne è una tradizione secolare in Cina e quasi nessun cinese trova in questa pratica qualcosa da biasimare o censurare; è una pratica legale, così come lo è in Occidente consumare la carne di maiale, di pollo o di vitello. Detto questo, non tutta la popolazione cinese mangia carne di cane:a farlo sono rimasti ormai in pochi, per lo più tra la popolazione anziana e di mezza età; i giovani, invece, sembrano aver abbandonato da tempo questa usanza. Secondo i dati riportati da Wu, tratti da una ricerca compiuta da Horizon e commissionata da China Animal Welfare Association,

Il 70% dei cinesi non ha mai mangiato carne di cane. A mio parere, l’altro 30% che ha mangiato il cane ha più di 40 anni.

Un’attivista cinese piange davanti ai cani destinati al macello

Spostando il focus sulla sola città di Yulin, invece, si scopre che la maggior parte dei residenti della cittadina, precisamente il 72%, non mangia regolarmente carne di cane ma la consuma sporadicamente a casa o al ristorante; ciò sta a indicare che consumare carne di cane, anche nella città in cui ha luogo il tanto disprezzato festival, non è la norma.

Secondo il giornalista, siamo di fronte a un fenomeno ingigantito da internet: “Ci sono tantissime persone in Cina, oltre 1,5 miliardi di individui. Quando alcuni stranieri scoprono che 10.000 persone mangiano carne di cane, pubblicano la scoperta su tutti i social media, la trasmettono in TV, la diffondono sui loro blog, aumentano la consapevolezza, ne parlano a chiunque e a chiunque. È una cosa giusta, ma presto la maggior parte delle persone che vivono al di fuori della Cina inizierà a credere che tutti i cinesi maltrattino e mangino i cani. Alcuni individui in Cina lo fanno davvero, ma si tratta di un numero molto esiguo su 1,5 miliardi di abitanti”.

Una tradizione “necessaria”

Il giornalista sposta poi l’attenzione su un altro aspetto importante: anche se le condizioni di vita della popolazione cinese sono migliorate complessivamente negli ultimi 20-30 anni, è anche vero che la maggior parte degli abitanti di questo paese vastissimo vivono ancora in una situazione di estrema povertà che comporta spesso la mancanza di cibo

“Non c’è da stupirsi che i cinesi mangino i cani, perché mangiano tutto quello che la natura gli offre – spiega – Non solo le “normali” carne di manzo o maiale o il pesce, ma anche cani, gatti, serpenti, cavalli, asini, rane, topi, volpi e persino insetti come le locuste”.

Insomma, quelle che a noi sembrano tradizioni disgustose e anacronistiche, forse non sono altro che il frutto di un bisogno primario da soddisfare, anche a scapito di quelli che in Occidente consideriamo solo come animali “da compagnia”.

È possibile fare facilmente un parallelo con alcune tradizioni e ricette tipiche anche nel nostro paese: in molte regioni d’Italia si consuma abitualmente (e illegalmente) il ghiro sotto forma di spezzatini o arrosti, ma anche carne di orso (aveva fatto scalpore il banchetto organizzato in Trentino qualche anno fa), scoiattoli, pettirossi, istrici o marmotte nonostante il divieto assoluto di cacciare questi animali per mangiarli. La differenza sta che il consumo di questi animali nel nostro paese non ha nulla a che vedere con la necessità di sfamarsi.

“I cani? I miei migliori amici, quindi non li mangio”

Qual è, invece, la posizione di Wu rispetto all’indignazione che il Festival di Yulin genera in Occidente? “Penso che la reazione sia molto naturale – spiega – molti di loro hanno cani in famiglia. Secondo loro, i cani sono carini e sono gli amici più fedeli. Come possiamo pensare che qualcuno possa far bollire e poi mangiare il nostro migliore amico?”.

Diversa è invece l’idea riguardo al consumo di carne di altri animali, che secondo Wu è strettamente legato al concetto di prossimità: “Gli occidentali non vivono quasi mai insieme a mucche, maiali, galline: non possono vederli tutti i giorni; inoltre i maiali e le mucche a mio avviso non possono renderci felici come i cani”. Insomma, secondo il giornalista è la vicinanza a determinati animali a renderli ai nostri occhi più o meno adatti a diventare un ingrediente dei nostri piatti: chiusi negli allevamenti intensivi, lontani dalla città, bovini, maiali o polli non ci sono abbastanza “famigliari” per suscitare in noi lo stesso senso di compassione e vicinanza dei cani, che spesso condividono con noi la casa e la vita.

Inoltre secondo il giornalista ci basterebbe pensare che molte persone in Cina sono cresciute mangiando carne di cane per indignarci un po’ meno per il suo consumo, esattamente come in Occidente è considerato “normale” consumare carne di maiale o di mucca perché fa parte delle abitudini della stragrande maggioranza delle persone.

In ogni caso, secondo Wu, il Festival di Yulin è una tradizione destinata a scomparire nel prossimo futuro: “Al giorno d’oggi le persone del mondo si influenzano a vicenda, e sempre più persone combattono contro questo Festival. Se avete tempo e voglia di visitare la Cina, in ogni caso, sono sicuro che scoprirete che anche noi cinesi amiamo i cani”.