Vegolosi

Acqua del rubinetto, la beve sempre quasi la metà degli italiani

Sempre più italiani scelgono l’acqua del rubinetto. Complici anche i cambiamenti di abitudini e consumi indotti dalla pandemia aumenta ancora la quota di cittadini che dichiara di bere “l’acqua del sindaco” al posto di quella in bottiglia. È quanto emerge dall’ultima rilevazione effettuata da Aqua Italia con Open Mind Research, che ha evidenziato come nel 2020 l’82,7% degli intervistati abbia preferito l’acqua del rubinetto (trattata e non), il 5% in più rispetto all’anno precedente, quando il dato era del 77,6%. Quasi la metà del campione, il 47,3%, ha dichiarato di berla sempre o quasi sempre in casa e fuori. Nel 2020 sono aumentati in modo significativo (+6,5%) anche i consumatori occasionali di acqua del rubinetto, pari al 35,4% degli intervistati.

I risultati dell’indagine

Dopo l’ultima ricerca, effettuata nel febbraio dello scorso anno, l’Associazione Costruttori Trattamento Acque Primarie (Aqua Italia) ha commissionato qualche mese fa una nuova edizione dello studio, che normalmente viene svolto ogni due anni, proprio per capire se e come il Covid-19 avesse influito sulle modalità di consumo dell’acqua da parte degli italiani. La ricerca ha coinvolto 2000 cittadini maggiorenni e ha verificato il numero di persone che negli ultimi 12 mesi ha consumato acqua del rubinetto, trattata o meno, a casa o fuori, quanto spesso e per quali motivi. Si è, inoltre, indagata la conoscenza di chioschi dell’acqua sul proprio territorio e la relazione tra consumo di acqua di rubinetto e pandemia.

Dalla ricerca è emerso come i consumatori regolari di acqua del rubinetto costituiscono la maggioranza nel Nord Est (57,1%) e la quasi maggioranza nel Nord Ovest (49,4%), mentre al Sud e in Sicilia è l’incidenza di chi beve acqua di rubinetto raramente o mai a essere più alta (40,9%).

Perché si beve l’acqua del rubinetto?

Tra le ragioni principali che spingono gli italiani a consumare sempre più acqua di rubinetto ci sono:

Covid-19 e modalità di consumo

Tra i dati più interessanti quello relativo al 13,5% degli intervistati che ha dichiarato di aver cominciato a bere acqua del rubinetto più spesso durante il periodo di pandemia.

In generale, se si è fuori casa, il modo preferito di procurarsi l’acqua è ancora acquistarla in bottiglia (62,6% in totale, tra bar/negozi e distributori automatici), ma è buona la fetta degli intervistati che se la porta da casa (48,9%).

Circa un terzo del campione, precisamente il 32,6%, ha dichiarato di possedere a casa un sistema di affinaggio dell’acqua, in primis caraffe filtranti (13,3%): questo vale soprattutto nelle famiglie più numerose, ad esempio quelle con 5 membri e oltre (46,6%), e quelle con il capofamiglia con età fino a 34 anni (51,3%).

In locali come alberghi, bar e ristoranti, le percentuali sono leggermente diverse: il 22% degli intervistati beve acqua di rubinetto già regolarmente, e il 60,6% la berrebbe se venisse loro offerta.

Alcuni Comuni italiani hanno installato sul loro territorio chioschi o casette di acqua potabile, spesso refrigerata o addizionata di anidride carbonica per renderla frizzante: il 76,1% è al corrente di questa possibilità e il 23,5% ne fa uso, con un aumento rispetto all’anno scorso (22,8%).

Per quanto riguarda la preoccupazione degli italiani nei confronti di potenziali contaminanti dell’acqua, come sostanze non ancora normate dalla legge italiana, il 24,7% del campione si dichiara estremamente preoccupato, mentre il 65,4% si dice abbastanza preoccupato.

Insomma, il periodo di Coronavirus ci ha portato necessariamente a passare più tempo a casa, e al tempo stesso deve aver acuito la nostra sensibilità ambientale. Ma non è ancora sufficiente: gli scettici a riguardo sono ancora tanti, il che ci rende ancora tra i primi Paesi al mondo per il consumo di acqua in bottiglia. Ma la scienza e la legge sembrano essere dalla nostra parte, e possiamo auspicare che il trend positivo delle indagini confermi, anche negli anni a venire, una preferenza dell’acqua del rubinetto.