Vegolosi

Trasporto di animali vivi in Europa: molti paesi non rispettano la legge

Molti paesi europei violano le leggi comunitarie sul trasporto di animali vivi destinati alla macellazione: lo rivela un’indagine sotto copertura condotta dall’associazione australiana per i diritti degli animali Animals International; riporta la notizia, invece, il quotidiano britannico “The Guardian”. A testimonianza di questa affermazione ci sono decine di foto e video, che mostrano scene a dir poco agghiaccianti: bovini e pecore in partenza da diversi paesi europei e diretti in Turchia e in Medio Oriente vengono sistematicamente picchiati, colpiti con pungoli elettrici, trasportati in condizioni di estremo sovraffollamento e detenuti in spazi piccolissimi per giorni e giorni, in condizioni igieniche pessime. Tutto questo, naturalmente, viola le leggi europee per la tutela dei diritti degli animali da allevamento.

I paesi sotto accusa

Per otto mesi diversi attivisti per i diritti degli animali hanno agito sotto copertura seguendo carichi di bestiame provenienti da Francia, CroaziaRomania e Lituania e destinati a sei paesi del Medio Oriente dove questi animali terminano il proprio terribile viaggio verso la macellazione. Se le condizioni di trasporto sono risultate assolutamente aberranti, con animali ammassati l’uno sull’altro per giorni e giorni, privati di cibo e acqua e ricoperti delle proprie feci, di certo non da meno si sono dimostrate le tecniche di macellazione: animali mutilati e sgozzati brutalmente, lasciati morire per dissanguamento tra immani sofferenze, il più delle volte addirittura in mercati cittadini all’aperto. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: il giornale britannico riporta anche la notizia di un video girato in un porto della Croazia che mostra carichi di animali provenienti da almeno altri cinque paesi europei tra cui Germania, Ungheria, Polonia e Slovenia e diretti a Beirut, presi a calci e pugni e colpiti con pungoli elettrici nell’ano perché salissero velocemente sulle navi. Si parla anche di un uomo filmato mentre prende una pecora per le zampe e la lancia letteralmente sulla nave.

Cosa prevede la legislazione europea

Nell’agosto scorso abbiamo visto come una campagna internazionale chiedesse la modifica delle leggi che regolano il trasporto di animali vivi sul suolo europeo. Ogni anno sono almeno 37 milioni tra bovini, suini, pecore, capre ed equini gli animali vivi trasportati attraverso le frontiere all’interno dell’Unione Europea e verso Paesi terzi. Attualmente questa pratica è controllata a livello europeo dal regolamento 1/2005, che pur con le proprie falle e non occupandosi di uno degli aspetti di maggior sofferenza degli animali, ovvero la durata dei viaggi, prevede comunque regole rigide contro il maltrattamento. Il “The Guardian” si è rivolto allo studio legale italiano Conte & Giacomini, specializzato in diritti degli animali e diritto della navigazione e dei trasporti, sottoponendo il materiale raccolto. La risposta è stata chiara: “Riteniamo che i trasporti mostrati nel filmato violino tutti il Regolamento CE 1/2005. Inoltre si potrebbe anche affermare che, in base all’interpretazione di questo regolamento, le autorità competenti degli Stati membri di partenza non dovrebbero nemmeno autorizzare i trasporti quando non sono in grado di garantire che queste disposizioni vengano soddisfatte.” Bisogna inoltre sottolineare che la legislazione UE tutela il bestiame esportato solo fino a quando si trova sul suolo europeo, ma non si applica alle fasi finali della vita dell’animale, che il più delle volte avvengono in paesi fuori dalla Comunità.

Una pratica sempre più diffusa

Come riportato dal “The Guardian”, le esportazioni di bestiame dall’Europa verso il Medio Oriente (per lo più Libia, Libano e Giordania) sono cresciute rapidamente negli ultimi due anni, con esportazioni di bovini raddoppiate ed esportazioni di ovini aumentate di un quarto. Questo aumento ha coinciso con una sentenza della Corte europea di giustizia dell’aprile 2015, nella quale si stabilisce che il trasporto di animali vivi dal suolo europeo verso paesi terzi debba avvenire nel rispetto di intervalli di abbeveraggio e alimentazione regolari e che il trasportatore debba  prendere le misure necessarie per dimostrare di aver rispettato la legislazione europea in tutte tappe del viaggio. Tuttavia numerose associazioni per i diritti degli animali, tra le quali anche CIWF Italia, hanno più volte segnalato che l’applicazione di questa legge è scarsa in gran parte del continente. Dopo aver visionato i filmati, diversi deputati provenienti da Germania, Francia, Lituania e Finlandia si sono mobilitati per chiedere alla Commissione Europea di una più rigida applicazione delle leggi vigenti e l’estensione della normativa anche per gli animali allevati in paesi terzi e destinati al mercato europeo.

I governi di Irlanda, Francia, Germania, Romania, Ungheria, Lituania e Polonia non hanno risposto alle richieste di chiarimenti da parte del quotidiano britannico riguardo all’inchiesta. Il Ministero dell’Agricoltura sloveno ha dichiarato: “Nel caso in cui l’autorità slovena competente riceva informazioni su eventuali non conformità riguardo a questa pratica, istituiremo subito un’indagine sul problema e, sulla base dei risultati investigativi, metteremo in atto le misure previste per la prevenzione di eventuali successive non conformità.” Il Ministero dell’Agricoltura croato ha dichiarato di non vedere nulla di vero nelle accuse rivolte al paese, il quale metterebbe sempre in atto procedure in linea con la normativa UE al fine di garantire il benessere degli animali: “Sono sempre presenti autorità veterinarie competenti durante le fasi di trasporto, al fine di monitorare l’attività e intraprendere le necessarie misure correttive ove fosse riscontrate irregolarità.”

La situazione in Italia

Per quanto il nostro paese non rientri tra quelli sotto accusa per il trasporto di animali, certo è che la tutela dei diritti degli animali da allevamento appaia comunque carente anche da noi, specialmente negli allevamenti medi e grandi. Tempo fa ci siamo rivolti all’avvocato Alessandro Ricciuti, che da alcuni anni si è specializzato nella tutela legale degli animali, il quale ci ha spiegato che “gli standard di protezione attualmente previsti dalla legge non rispettano l’etologia degli animali ma spesso gli allevatori non adottano nemmeno i livelli minimi richiesti e la motivazione è certamente economica: gli allevamenti intensivi seguono delle logiche industriali e di produzione in serie che consente di abbattere i costi e di abbassare il valore di ogni singolo animale sul mercato.” Anche l’intervista a Claudio Pomo, responsabile delle campagne di comunicazioni dell’associazione Essere Animali, ha confermato tutto questo: “Da quando abbiamo iniziato questo lavoro di documentazione (le indagini sotto copertura, ndr) ci si sono spalancate le porte di un mondo terribile, peggiore di quanto potessimo immaginare. […] Gli attivisti si sono trovati di fronte ad animali privati di tutto, sofferenti, agonizzanti, in mezzo a un odore indescrivibile e rumori collegabili alla prigionia: sbarre, catene, gabbie. Il mondo degli allevamenti italiani in tutto questo non è diverso da quanto mostrato in documentari americani o europei”.

Crediti foto apertura: qn.quotidiano.net

In Europa 8 milioni di animali per l’allevamento: 24 parlamentari dicono “Basta”