Vegolosi

L’inferno dei trasporti di animali: il documentario che sta girando l’Europa

Una volta di più, immagini che non vorremmo vedere, men che meno alla soglia del 2018. Animali ammassati in condizioni terribili su camion, pronti per essere trasportati ai macelli; bovini presi a calci, pugni e bastonate perché eseguano gli ordini dei loro aguzzini; vitelli legati per una zampa e caricati sulle navi con una gru, mentre le sottili ossa si spezzano per l’incapacità di sostenerne il peso. Queste sono solo alcune delle immagini aberranti tratte dal documentario “Trasporto segreto di animali – Quando le leggi non proteggono” (qui in alto), diffuso dalla tv tedesca ZDF e che dimostra come le leggi vigenti in Europa sul trasporto di animali vivi – se applicate – non siano comunque abbastanza. Già all’inizio di quest’anno CIWF aveva già documentato questa situazione, scoprendo che molti paesi europei violano le leggi comunitarie sul trasporto di animali vivi destinati alla macellazione sul mercato estero.

Da gennaio ad agosto di quest’anno, spiega ora il documentario, sono stati trasportati 650 mila capi di bestiame dall’Europa a paesi terzi; parliamo di un numero più che raddoppiato rispetto al 2014. I paesi verso cui avviene l’esportazione sono per lo più quelli medio orientali e nord africani, dove le condizioni in cui vengono macellati gli animali – dopo ore e addirittura giorni di viaggio estenuante – sono a dir poco terribili. Per quanto gli attivisti intervistati dichiarino che i camion sui quali bovini e ovini vengono trasportati possiedano sistemi di ventilazione e abbeveraggio standard, gli animali giungono a destinazione già feriti, sofferenti e agonizzanti per via delle condizioni di viaggio a dir poco agghiaccianti. A questo va aggiunto che i tempi di attesa per poter varcare i confini dei paesi importatori sono spesso lunghissimi e durante i mesi estivi, in queste zone, è facile raggiungere i 40°C. Inutile dire che gli animali, già provati dal viaggio, muoiano spesso di stenti per le temperature elevate.

Questa situazione, bisogna sottolinearlo, è in atto da decenni: il documentario mostra infatti immagini del 1994 praticamente identiche a quelle sottratte nell’ultimo periodo, nonostante nel frattempo le leggi per il benessere degli animali trasportati in Europa siano cambiate e si siano inasprite. Il nocciolo vero della questione è che queste leggi, qualora vengano applicate sul territorio europeo, smettono completamente di esistere nei paesi al di fuori della Comunità: una volta esportati, infatti, gli animali sono in balia della più totale arbitrarietà, senza alcun tipo di tutela.

Quelli documentati nel filmato sono brevi attimi di tormenti quotidiani, messi in atto in paesi in cui è d’obbligo una macellazione di tipo halal: la morte dell’animale, cioè, deve sopraggiungere per dissanguamento, dopo che gli sia stata recisa la trachea con un coltello. Il tutto dovrebbe avvenire senza alcun tipo di sofferenza da parte dell’animale ma pare inutile dire che non è così. Questo tipo di macellazione fa parte di un rituale estremamente doloroso, dal momento che gli animali sono e restano coscienti fino al momento estremo della morte. A questo bisogna aggiungere che i momenti prima della macellazione sono un insieme di percosse continue, strattoni, pugnalate e quanto di più aberrante si possa immaginare.

Sebbene la Commissione Europea abbia parlato di questi episodi di violenza come dei “casi isolati”, dal documentario invece emerge chiaramente come si tratti di una normalità fatta di abusi e sofferenza, portata avanti praticamente da sempre. “Sono immagini che fanno male al cuore” dichiarano gli allevatori europei che hanno venduto i propri capi di bestiame da destinare a questi paesi, certi di aver allevato i propri animali nella maniera più “umana” possibile. Queste immagini, però, non hanno davvero nulla di umano: rendersi conto di questo potrebbe essere già un primo passo per mettere fine, finalmente, a queste terribili atrocità.

Trasporto di animali vivi: perché la legge va cambiata