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Plastica: “Con il virus mille passi indietro sull’ambiente: sarà un disastro”

“Ci sono già miliardi di guanti in plastica sparsi nell’ambiente e la situazione non migliorerà”. Luca De Gaetano, molisano di origine e imprenditore, ha fondato nel luglio 2019 la onlus Plastic Free che, prima in Italia, si occupa di educazione e sensibilizzazione ambientale sul tema specifico della plastica.

Dove finiscono i guanti e le mascherine?

Sono loro ad aver lanciato qualche settimana fa l’allarme sulla dispersione nell’ambiente dei rifiuti “da pandemia” ossia guanti di plastica e mascherine abbandonati nei parcheggi e nelle strade limitrofe ai centri commerciali. “La prima segnalazione – spiega De Gaetano – arrivò da un centro commerciale abruzzese grazie ad un nostro associato. Quell’immagine è stata vista 4 milioni di volte sui social e da lì la nostra casella mail si è letteralmente riempita di foto da tutta Italia che mostravano situazioni simili”. Quella più significativa arrivò dalla provincia di Sondrio: una ragazza iscritta all’associazione ha mostrato le immagini di centinaia di guanti sparsi nei prati a molti metri di distanza da qualsiasi centro commerciale. “Ha iniziato a raccoglierli e ha riempito due sacchi da 100 litri di soli guanti in plastica, un disastro”.

Un collage ben triste di foto scattate in giro per l’Italie ed inviate all’associazione

Che fare?

Ma qual è la soluzione ad una situazione simile? “In realtà l’unica cosa che si può fare  al momento è sensibilizzare le persone al corretto smaltimento delle mascherine e dei guanti e provare ad incentivare l’uso della mascherine lavabili”. Sulle mascherine c’è una grande confusione fra decreti legge e disposizioni delle regioni e non esiste al momento una posizione ufficiale da parte dell’Istituto Superiore di Sanità sulla possibilità o meno di utilizzare quelle lavabili.
Plastic Free raccomanda in ogni caso di non gettare le mascherine e i guanti monouso a terra ma sempre e solo nei cestini della raccolta indifferenziata: un appello che sembra banale ma che, a quanto pare, non è lo è affatto. “Il vero dramma ambientale – continua De Gaetano – è la dispersione di questi materiali nell’ambiente come in generale lo è la dispersione di tutti i materiali di rifiuto fatti in plastica e il loro eccessivo utilizzo (come il caso degli imballaggi alimentari)”.

I guanti-busta gettati a terra davanti ad un supermercato a Pescara

L’associazione Plastic Free si è fatta latrice di due richieste ai centri commerciali:

  1. Istituire dei punti di raccolta per guanti e mascherine usati fuori dalle proprie strutture ossia cestini che abbiano anche coperchi che evitino, a causa del vento, l’accidentale dispersione dei rifiuti stessi.
  2. Garantire un presidio periodico con addetti delle pulizie nei piazzali e delle zone antistanti ai supermercati per raccogliere il materiale gettato dagli incivili.

“Questi guanti rischiano di rimanere nell’ambiente per 30 anni o di più e finire nei corsi d’acqua – conclude De Gaetano – non possiamo generare un’altra emergenza ambientale, dobbiamo stare attenti, il più possibile”.

Una questione mondiale

Nel frattempo arrivano anche dall’estero le denunce sull’inquinamento da pandemia. Qualche settimana fa Gary Strokes, co fondatore di Ocean Asia, associazione che si occupa di tutela dell’ambiente, ha mostrato il risultato della “raccolta” di mascherine e guanti in riva al mare sulle coste del Giappone e in particolare sulle isole di Soko al largo della costa sud dell’isola di Lantau, a Hong Kong.

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