Vegolosi

Olio di palma, foto-simbolo del premier indonesiano

Una foto per testimoniare una realtà ancora troppo taciuta: Joko Widodo, presidente dell’Indonesia, si è fatto immortalare tra i resti di quel che fu una foresta, rasa al suolo per le piantagioni di olio di palma.

L’olio di palma

L’olio di palma si trova in circa il 50% di ciò che consumiamo, dagli snack al bar al cibo per gli animali passando per smacchiatori e cosmetici: pochi però sanno quanto dannosa sia l’industria per Indonesia e Malesia, che assieme producono il 90% dell’olio di palma mondiale. Per la produzione si disboscano infatti enormi aree di foreste pluviali, l’equivalente di circa 300 campi da calcio ogni ora: tra il 1990 e il 2005 si calcola che più di 28 milioni di ettari di foreste pluviali siano andate perdute. Solo sull’isola di Sumatra, che assieme al Borneo è una delle zone più colpite, circa 10,8 milioni di ettari sono stati convertiti in piantagioni di olio di palma, con conseguenze devastanti per l’ecosistema naturale di uno dei paradisi più preziosi della Terra, dove risiedono specie animali uniche: oranghi, elefanti, tigri di Sumatra e rinoceronti, spesso uccisi a vista perché non interferiscano con il disboscamento e con la produzione.

Non solo animali 

Le esalazioni dovute alle foreste in fiamme hanno effetti devastanti anche sulla salute delle comunità locali e sui bambini: verso la fine del 2015 Zamzami Arlinus, che si occupa di campagne media per Greenpeace, ha visitato la piccola cittadina di Pontianak – dove la visibilità non supera i 50 metri di distanza – e ha verificato che più di 12 studenti tra i 15 e i 17 anni di età faticavano a respirare. L’Air Pollution Index (API) testimonia che Pontianak è la cittadina più inquinata di tutta l’Indonesia, mentre il World Resources Institute la segnala tra le dieci nazioni al mondo più colpite dal carbonio (e la deforestazione incide per il 97%…).

Yuri Benaglio