Vegolosi

Nestlé ammette: molti prodotti non sono sani, e non lo saranno mai

Non sono salutari, e non lo saranno mai. Parliamo della maggioranza dei prodotti alimentari a marchio Nestlé. Secondo un documento interno, che sarebbe stato visionato dal Financial Times, la stessa multinazionale svizzera avrebbe ammesso, all’inizio dell’anno, che moltissimi dei propri più noti prodotti non possono essere inseriti in una “definizione condivisa di salute” e che, nonostante gli sforzi messi in campo negli ultimi anni per innalzare la qualità di cibi e bevande, alcuni “non saranno mai salutari”.

Un punteggio troppo basso

Secondo le indiscrezioni riportate dal giornale inglese, che avrebbe visionato il rapporto interno, la qualità peggiore riconosciuta dalla stessa Nestlé sarebbe quella dei prodotti di pasticceria e dei gelati. Il parametro è una scala di valutazione su 5 punti usata come riferimento da molte istituzioni internazionali, e anche dalla Nestlé, che individua in un punteggio di 3,5 lo score minimo per poter definire un prodotto “sano”. La multinazionale avrebbe accertato come solamente il 37% circa dei propri prodotti in termini di fatturato raggiunga questo punteggio. La restante quota starebbe al di sotto: lo sarebbero il 99% dei prodotti di pasticceria e i gelati e il 96% delle bevande (ad esclusione del caffè). Più alta la valutazione dei prodotti lattiero-caseari e delle acque con, rispettivamente, il 60% e l’82% delle referenze sopra il punteggio minimo. La valutazione interesserebbe la metà dei prodotti Nestlé sulla base del fatturato non essendo considerati i prodotti per bambini, il cibo per animali, il caffè e gli alimenti per persone con particolari condizioni di salute.

Si può fare di più

Nel documento aziendale, Nestlé ammetterebbe come le azioni messe in campo negli ultimi anni per innalzare la qualità dei propri prodotti sarebbe ancora insufficienti. In modo particolare, la multinazionale ricorda come stia aggiornando i propri standard nutrizionali interni, con particolare riferimento alla riduzione di zucchero e sodio, calati in media del 14% negli ultimi 7 anni, sia per ottemperare alle normative vigenti sia per rispondere alle pressioni esercitate dai consumatori, sempre più attenti alla qualità di ciò che acquistano. Nonostante i “miglioramenti significativi”, tuttavia, riporta il documento, il “nostro portafoglio è ancora sottoperformante rispetto alle definizioni esterne di salute in un panorama in cui la pressione normativa e le richieste dei consumatori sono alle stelle”.

I prodotti 100% vegetali

In più di un’occasione, anche recentemente, i vertici della Nestlé avevano difeso i prodotti industriali sottolineando come, a fare la differenza, sia la qualità legata agli standard di produzione e alla capacità, appunto, di ottenere e immettere sul mercato prodotti sempre più sani. Non a caso, da un paio di anni la multinazionale ha introdotto su moltissime referenze il sistema alla francese Nutri-Score, che permette al consumatore di valutare, al momento dell’acquisto, le caratteristiche nutrizionali dei prodotti in etichetta (lo ha fatto in diversi Paesi europei, ma non in Italia dove il Nutri-Score non è ancora ammesso).

In questa direzione vanno gli investimenti fatti da Nestlé anche nel campo degli alimenti 100% vegetali, dal Nesquik da bere a base di latte di avena al lancio del burger di finta carne Sensetional (che ha dovuto cambiato nome dopo la diatriba legale persa con la Impossible Foods americana), già presente da tempo, anche in Italia, sui banchi della grande distribuzione con la linea Garden Gourmet e da fine maggio anche nei punti di ristoro di Autogrill. Prossimo step annunciato entro la fine del 2021 dalla multinazionale svizzera è l’arrivo del Kit Kat vegano.