Vegolosi

Mangiare carne è causa di estinzione di molte specie: lo studio lo conferma

Il consumo di carne è direttamente collegato all’estinzione di alcune specie animali. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Science of the Total Environment” e condotto da alcuni ricercatori della Florida International University di Miami, aggiunge un altro problema sul piatto della bilancia, già pesantemente inclinata, dei pro e i contro del mangiare carne nella nostra epoca.

Come si è arrivati a questa conclusione?

“Il consumo di prodotti alimentari di origine animale da parte dell’uomo è una delle più potenti forze negative che colpiscono la conservazione degli ecosistemi terrestri e della diversità biologica.” Così esordiscono gli studiosi autori della ricerca, condotta “mappando” aree – note come “punti caldi di biodiversità” – che possiedono eccezionalmente elevate concentrazioni di piante autoctone e specie animali. I ricercatori hanno poi preso in considerazione i luoghi dove si prevede che l’attività zootecnica aumenterà in futuro e stimato quindi quanto terreno verrà impiegato dagli allevamenti per la produzione di carne, utilizzando i dati forniti dalla FAO e altri studi. I risultati sono allarmanti: gli studiosi, infatti, hanno scoperto che di tutte le aree in cui dovrebbe avvenire la conversione di utilizzo del suolo – da foresta a terreno dedicato all’allevamento – 15 si trovano in paesi che possiedono la più grande diversità di specie al mondo, detti “megadiversi”.

Lo studio conclude che in questi paesi l’impiego di terreni utilizzati per l’allevamento di bestiame aumenterà dal 30 al 50%, stimato in circa 3 mila chilometri quadrati di terreno (741 milioni di acri). “Questi cambiamenti impatteranno negativamente sulla biodiversità,” ha dichiarato Brian Machovina, autore principale dello studio – “e molte, moltissime specie scompariranno.”

Previsioni allarmanti

Stando a queste previsioni e a ciò che gli studiosi sostengono, il futuro di tantissime specie animali è dunque in pericolo e la causa, come al solito, è attribuibile all’uomo, anche se in questa ricerca a essere “sotto accusa” non sono solo gli allevamenti ma anche “il consumo di carne di animali selvatici in Africa e in Asia sud-orientale così come l’elevato tasso di crescita del consumo pro capite di carne in Cina.” Anche Gidon Eshel, geofisico che non è stato coinvolto nello studio, ha supportato questa analisi: “Possiamo dire che quando mangiamo una bistecca uccidiamo un lemure in Madagascar. Se mangiamo un pollo, uccidiamo un pappagallo dell’Amazzonia”. Se pensiamo che secondo quanto riportato dalla FAO, il consumo di carne aumenterà del 73% entro il 2050 le previsioni diventano ancora più allarmanti. “La superficie di terreno che si stima sarà richiesta entro il 2050 per sostenere l’allevamento di bestiame nei paesi “megadiversi” – affermano gli studiosi – supera del 30/50% le loro aree agricole attuali. Ma l’allevamento è anche una delle principali cause dei cambiamenti climatici, della perdita di suolo, dell’inquinamento di acqua e nutrienti, e della diminuzioni di predatori ed erbivori selvatici, che aggrava le pressioni sugli ecosistemi e sulla biodiversità.”

Cosa possiamo fare?

Se da un lato ci sono paesi come l’Italia in cui il consumo di carne è diminuito, questa benefica tendenza è bilanciata dal boom dei consumi in oriente. Mentre alcuni governi, come quello Olandese, si stanno attivando perché la popolazione mangi meno carne, anche ognuno di noi, singolarmente, può fare qualcosa per invertire la rotta. Gli esperti dichiarano che “gli impatti sugli ecosistemi e la biodiversità possono essere ridotti con diverse soluzioni tra cui la riduzione della domanda di prodotti alimentari di origine animale e l’aumento delle proporzioni di alimenti di origine vegetale nella dieta, che dovrebbero rappresentare il 90% del cibo consumato.”

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