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Carne coltivata: il Governo ha davvero cambiato idea?

Lo scorso luglio l’attuale governo Meloni ha promosso un disegno di legge – già approvato dal Senato – che vieterebbe la produzione e il commercio della carne coltivata in laboratorio nel nostro paese. In un tweet del 17 ottobre scorso la trasmissione Report sostiene che il Ministro si preparerebbe a “ritirare il ddl” sulla carne coltivata ma le cose non stanno esattamente così.

Quello che il Governo ha momentaneamente ritirato, infatti, è la notifica TRIS all’Unione Europea sul tema. Che cosa significa, e cos’è questa notifica?
In vista della garanzia della libera circolazione delle merci sul territorio dell’Unione Europea, tutti gli stati membri sono tenuti a presentare delle notifiche circa le leggi che impedirebbero la vendita o la produzione di prodotti, proprio come accadrebbe con il ddl sulla carne coltivata. Ecco perché la notifica 2023/0469/IT è stata presentata – obbligatoriamente – dall’Italia in merito al ddl che, lo ricordiamo, non è ancora legge poiché manca il passaggio alle Camere. ù

La notifica TRIS permette al Parlamento europeo di discutere la legge e valutare se è applicabile all’interno dell’Unione. Va ricordato che in questo ddl non solo si prevede un “no” secco alla carne coltivata ma anche alla possibilità di utilizzare nomi come burger, cotolette etc. per i prodotti vegetali.

Secondo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: “Si tratta solo di una questione formale. È stata ritirata la notifica all’UE, per rispetto nei confronti del lavoro del nostro Parlamento. Una procedura attivata in altre occasioni, non solo dall’Italia. Non solo non ritiro il DDL, ma sono più convinto che mai di dover dar corso alle indicazioni dei Comuni, delle Regioni (tutte) e dei milioni di cittadini Italiani che ci hanno chiesto esplicitamente di proteggere la nostra salute e la nostra economia.”

Ma del il Governo porterà avanti, come sembra voler fare, il disegno di legge, potrà davvero essere attuato? Non senza una nuova notifica TRIS e non senza l’approvazione del Parlamento Europeo proprio perché si tratterebbe di una legge che impedirebbe la libera circolazione delle merci. Va ricordato anche che il principio di precauzione per la salute pubblica sul quale si basa l’idea del ddl abbracciato dal ministro Lollobrigida non ha alcun senso, al momento. Infatti questi prodotti non esistono sul territorio europeo e prima di essere commercializzati – come avviene per tutti i nuovi prodotti – dovranno essere valutati dall’EFSA ossia l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Se la legge contro la carne coltivata dovesse essere promulgata senza notifica TRIS non avrebbe valore davanti alla Corte di Giustizia Europea e ne verrebbe di fatti resa impossibile l’applicazione.

Quindi no, il ddl non è stato ritirato ma, per il momento, la notifica TRIS sì e quindi l’iter rimane bloccato. Questo non significa, però, che al momento ci siano aperture da parte dell’Unione. Per esempio, la Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, lo scorso 21 settembre 2023 ha respinto in Commissione il testo dell’emendamento che avrebbe aperto le porte alla carne realizzata in provetta nell’Ue. Il riferimento è al paragrafo 19 della ‘Risoluzione su una strategia europea per promuovere le colture proteiche’ (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2018-0121_IT.html ) nel quale si puntava a una maggiore produzione di colture di proteine in Europa.