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Argentina vieta l’allevamento di salmone: mossa storica, è la prima al mondo

La scelta è stata fatta: nell’unica zona in Argentina in cui sarebbe stato possibile creare un allevamento di salmoni, i legislatori della Terra del Fuoco hanno approvato mercoledì scorso, all’unanimità, il progetto di legge che lo vieta. Ecco in che modo lo stato sudamericano famoso anche per la grande biodiversità, ha deciso di proteggere il territorio e le acque del Beagle Channel.

“L’approvazione di questa legge – spiega Pablo Villegas del partito Movimiento Popular Fueguino – è una definizione istituzionale chiara e forte che sottolinea l’importanza per la nostra comunità della protezione e conservazione delle nostre risorse naturali, del patrimonio genetico dei nostri esseri viventi e del suo ambiente per uno sviluppo economico sostenibile”. Una decisione che viene definita storica anche da Greenpeace che tramite Estefanía González ha dichiarato: “L’Argentina sta facendo la storia. Una volta che queste industrie si installano è molto difficile combatterle, anche quando commettono illegalità e sono causa di disastri ambientali. Gli impatti che lasciano possono essere irreversibili. Agli occhi del mondo, questa nazione ha fatto un passo enorme per proteggere l’ecosistema e anche la sua cultura”.

Il Canale di Beagle nella Terra del Fuoco, unica area in cui avrebbe potuto installarsi l’attività di allevamento dei salmoni è quindi salva: qui si concentra il 50% delle foreste di macroalghe che esistono nel paese, uno dei grandi trasformatori del pianeta CO2.

Salmoni raccolti con le reti e caricati sulla barca di raccolto. Foto: Compassion in World Farming in relazione ad una recente investigazione nei mari scozzesi

All’altra parte del canale: il Cile

L’approvazione di questa legge è stata salutata con entusiasmo anche in Cile, le cui acque sono confinanti con quelle argentine. Qui l’industria del salmone e il suo impatto sono diventati una questione sempre più controversa. David Alday, della comunità indigena Yagan, ha descritto la scelta dei vicini come una “pietra miliare enorme”.  “Noi qui – continua Aday – non siamo riusciti ad impedire che gli allevamenti di salmone si installassero negli anni Settanta. Ma la decisione dei nostri vicini ha un grande impatto anche su di noi: è un segnale e un forte sostegno per la nostra comunità, per il territorio indigeno e per tutto l’arcipelago”.

Le acque del Cile soffrono molto a causa degli allevamenti di salmoni che hanno acquisito, negli anni, un grande peso economico nelle regioni meridionali di Araucania e Magallanes, e anche nella riserva naturale di Kawesqar e nel parco Alberto Agostini, aree dalle quali le comunità indigene hanno ripetutamente chiesto che fossero rimossi.

La zona del canale argentino interessata dal divieto e che confina con il Cile

Il Cile è diventato il secondo produttore mondiale di salmone con esportazioni per 4,4 miliardi di dollari l’anno scorso. Questo tuttavia ha dato il via al ripetersi di disastri ambientali nelle zone in cui il salmone viene ingabbiato e allevato. Gli allevamenti cileni, in più, sono obbligati a ricorrere a tonnellate di antibiotici per contenere i ripetuti attacchi di Anemia Infettiva del Salmone, ISA, e per combattere gli onnipresenti pidocchi. Una condizione riscontrata in molti allevamenti simili, anche in Europa. Una recente investigazione guidata da Essere Animali e CIWF, ha mostrato le condizioni disastrose dei salmoni nei mari della Scozia, dove l’allevamento intensivo è una realtà affermata.